Perché la Super Intelligenza di Trump ha fatto scattare la corsa ai domini web sloveni
Il rebranding dell’“AI” con la nuova abbreviazione “SI” ha innescato un boom di richieste di registrazioni da tutto il mondo: +2100% in pochi giorni. Così una sigla digitale può diventare risorsa globale

Roma, 2 ottobre 2026 – Il primo effetto della “Super Intelligence” lanciata da Trump è stato del tutto inaspettato e ha colpito la Slovenia, dove da giorni si è innescata una corsa digitale alla registrazione di domini web. Una frenesia per accaparrarsi indirizzi internet con il suffisso sloveno “.si” senza precedenti, che ha fatto registrare un incremento del +2100% negli ultimi giorni. È un fenomeno che è partito dopo che Donald Trump ha deciso di rilanciare il nome dell’intelligenza artificiale per chiamarlo “Super Intelligence”, imponendo, in pratica, un rebranding dell’“AI” con la nuova abbreviazione “SI”. E la coincidenza vuole che nella registrazione dei domini, i nomi degli indirizzi web, il suffisso internet nazionale che termina con “.si” sia quello della Slovenia.
Il passaggio da “artificial intelligence” a “super intelligence” è stato annunciato da Trump il 22 settembre, durante il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, quando il presidente statunitense ha sostenuto che la parola “artificiale” faccia sembrare l’intelligenza “finta” e ha quindi proposto di sostituirla con il nome che, secondo lui, è più appropriato di “super intelligence”. Il 29 settembre è arrivato anche l’ordine esecutivo della Casa Bianca, e tutte le agenzie federali statunitensi sono state invitate, nei documenti e nelle loro comunicazioni, a usare la terminologia di “Super Intelligence” e della sua abbreviazioni “SI”, al posto di “Artificial Intelligence” e “AI”. E già dal giorno dopo l’effetto di questo cambiamento ha colpito la Slovenia, dove i domini nazionali sono stati presi di mira da richieste di registrazioni da tutto il mondo. Secondo il registro ufficiale sloveno “Register.si”, a settembre sono state effettuate circa 44.000 nuove registrazioni di indirizzi “.si”, contro meno di 2.000 avvenute nel mese di agosto, e solo nella giornata del 30 settembre, il giorno dopo l’ordine presidenziale Usa, ne sono state registrate circa 11.000. Ma già nei giorni immediatamente successivi al discorso all’Onu di Trump del 22 settembre, le richieste di domini sloveni avevano avuto un’impennata anomala, tanto che le nuove registrazioni di indirizzi .si è aumentata del 2.100% da agosto a settembre.
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In Slovenia però cercano di ridimensionare il fenomeno e in un’intervista pubblicata dalla Bbc, Klara Herman, portavoce di Register.si, ha sottolineato che una tendenza alla crescita dei domini .si era già presente prima dell’attenzione internazionale innescata da Trump sulla sigla SI, anche se viene ammesso che dopo l’annuncio all’Onu c’è stata un’accelerazione senza precedenti rispetto al passato.
Dietro la corsa ad accaparrarsi indirizzi internet che finiscono con .si c’è una logica economica che si è già vista molte altre volte, e ha caratterizzato soprattutto i primi anni di internet, quando World Wide Web è diventato uno strumento globale indispensabile. Molti domini, spesso con termini semplici e accattivanti, facili da ricordare o con nomi di brand famosi, vengono acquistati non per creare subito un sito, ma per anticipare una possibile crescita del valore della sigla “SI” e quindi rivendere quell’indirizzo a un prezzo maggiore. La Slovenia non è però la prima “piccola” nazione a trasformare una sigla digitale in una risorsa globale.
Il precedente più noto è quello che riguarda l’isola Anguilla, territorio britannico dei Caraibi con circa 15mila abitanti, a cui è stato attribuito nel 1995 come dominio nazionale il suffisso “.ai”. Con la diffusione dell’intelligenza artificiale, soprattutto dopo l’esplosione dell’interesse per ChatGPT, quella sigla geografica è diventata una delle più riconoscibili nel settore tecnologico e, nel 2023, secondo dati citati dal Fondo monetario internazionale, Anguilla avrebbe incassato circa 32 milioni di dollari solo dalle registrazioni di indirizzi internet .ai, tanto che entro la fine del 2026 le entrate derivanti dagli indirizzi internet rappresenteranno quasi il 40% degli introiti non fiscali del governo. Un altro caso di qualche anno fa ha riguardato il piccolo Stato insulare del Pacifico Tuvalu che ha come dominio nazionale il suffisso “.tv” che nel tempo è diventato un indirizzo internazionale particolarmente adatto a televisioni, piattaforme video e servizi di streaming.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 ottobre 2026, 16:33









