Flor de Amigas, il metodo classico da musica classica di tenuta Mara
In provincia di Rimini, uno spumante extra brut da uve Sangiovese in purezza, coltivavate in una vigna cullata da onte armoniose, secondo i dettami della scuola enologica francese

La famiglia Emendatori ha un merito a prescindere: avere avvolto la propria vigna di musica classica, circondandola di quella pace e di quella quiete che l’aiutano a vivere armoniosamente, secondo i dettami della più moderna (e antica) scuola enologica francese.
Sì, perché anche le piante respirano il ritmo del quotidiano e la musica giusta è buona compagna, odiano le auto (che giustamente vengono lasciate fuori dalla tenuta) e in questo modo abbelliscono il paesaggio, oltre a darci vini di verticalità vertiginosa quanto a pulizia ed eleganza.
Agricoltura biodinamica e ritmi ancestrali
Stiamo parlando della tenuta Mara, qualcosa di più di una cantina, a San Clemente, in provincia di Rimini. Un luogo dove si pratica l’agricoltura biodinamica, dove il cielo comanda al pari della terra e l’uomo sta in mezzo non a governare i flussi con la chimica, ma a migliorare il suono della natura, ovvio, con l’aiuto della musica che entra perfino in cantina sotto forma di Gregoriano per alimentare di effluvi mistici il mosto. Non c’è nulla di poetico in tutto questo, semmai di ancestrale. Qui si torna alla terra e se ne mastica a volontà, nel senso nobile, nel calice.
Il metodo classico extra brut Flor de Amigas
L’ultima creatura, più che creazione, di Mariamia è il metodo classico extra brut Flor de Amigas, che altro non è che l’acronimo della terza generazione di questa straordinaria avventura: le iniziali dei nipoti Andrea, Mariana, Indira, Giordano, Achille, Santiago. E’ un calice che esce dalla consuetudine e si inerpica per sentieri alti. La vigna sta sul dosso di San Clemente. Alla vista è ramato tenue, con bollicine finissime. All’olfatto è selvatico e ammicca a rosellina di fosso rugginoso, acerola, rooibos (un richiamo alle foglie essiccate del te rosso africano) quindi estratto di fecce finissime di Sangiovese, vitigno da cui deriva, che lascia impronte tanniche primordiali già al naso. Al sorso si apprezza l’assenza di zuccheri residui (Pas dosè) che ci consentono, come detto, di masticare la terra, perché è di quella che la vigna si nutre: un estratto secco di terroir con tracce di calcare e argilla che elevano il calice verso punte di freschezza estrema, con lapilli di mineralità pura. Viene poi il seme del papavero a dare speziatura germinale, mentre le note fruttate zampillano lievi tra ricordi di melagrana e nuance vegetali di geranio. Un vino poco ruffiano, autentico, tagliente e vero, che è solamente all’inizio di un percorso e potrà regalarci negli anni bollicine del pensiero.
Ultimo aggiornamento: Sabato 10 ottobre 2026, 13:20


