Torre Zambra, eccellenza d’Abruzzo dal Montepulciano alla carne
Sulla collina di Villamagna, un resort con cantina punto di riferimento per la produzione vinicola e anche per una gastronomia d’eccellenza

Torre Zambra svetta dalla collina di Villamagna. Non è più il luogo di avvistamento delle orde di saraceni e pirati balcanici che infestavano a ondate la costa abruzzese. Ora è diventata un resort con cantina, una sorta di faro merlato attorno a cui ruota un paesaggio non pittoresco ma pittorico, come diceva Soldati, ossia vero, segnato da vigneti di Trebbiano, Montepulciano, Sangiovese, Pecorino, Passerina.
La conversione della torre a luogo di cultura enogastronomica è avvenuta quando Vincenzo De Cerchio, nel 1910, acquistò la tenuta dai baroni Zambra. Oggi Federico De Cerchio, 39 anni, pronipote di Vincenzo, porta avanti la tradizione di famiglia a cui ha dato dal 2018 la svolta, facendo di questa realtà una delle cantine più importanti e apprezzate dell’Abruzzo nel mondo.

Qualche esempio. Il Poggio Salaria è un Pecorino in purezza che riposa due mesi in acciaio su fecce fini. Ha colore giallo smeraldo e profumi di mineralità bianca gessosa, con note di cedro e zenzero, ei grande freschezza.
Il Cerasuolo d’Abruzzo da uve Montepulciano affina due mesi in acciaio e due in bottiglia, con macerazione sulle bucce nel mosto per dodici ore. Ha colore ambrato vergine e un profilo fruttato di ribes, acerola, lampone di rovo, mineralità ferrosa di rooibos e freschezza vegetale che richiama l’edera. Il cerasuolo è forse la nuova frontiera dell’altro Montepulciano, quello cioè concepito per un pubblico giovane, che ama bere un vino fresco da abbinare a un buon piatto di amatriciana o al brodetto, e che definire rosato è forse riduttivo, segnato com’è da un tannino setoso e iodato di arenaria e da sentori di grani di papavero.
C’è poi il Trebbiano d’Abruzzo ‘Piana Marina’, giallo con riflessi materici e profumi di fiore di prugnolo selvatico e di pero, quindi erisimo e note agrumate di scorza di limone verde. Ma il cuore dell’azienda resta il Montepulciano, dal ‘Valle Maris’ 2024, con le sue note di piccoli frutti di bosco imberbi, freschissimi, mora di rovo, ciliegia maggiolina, lampone, corbezzolo schiacciato su un prato muschiato, al ‘Colle Maggio’ (mora squamosa sotto spirito con la sua polpa svelata, ciliegia grossa spiritata ed ebbra, gelso nero maturo che gronda la sua lacrima al sole). Il cru della casa è il ‘Villamagna’ DocRiserva, che cambia a seconda delle annate: gelso nero, ribes nigrum con il suo frutto distillato e rosmarino prostrato, di pungenza balsamica floreale (2021), bacca di cipresso balsamico, pungente, leggermente resinoso, speziatura profonda , canfora di balsamicità alpina (2019), o infine pino mugo, cardamomo e ambra d’Egitto floreale e tagliente altissima (2016).

E’ possibile degustare queste ed altre etichette direttamente a Torre Zambra: nel wine bar per aperitivi, dove troverete anche un’etichetta con richiami angelici nella grafica, ‘Le Idi di Marzo’, a cui verrà intitolata la nuova cantina in costruzione. Oppure a bordo piscina, o ancora nel ristorante del resort, specializzato nella frollatura delle carni che potrete assaggiare sotto forma di carpaccio di manzetta (frollatura di 40 giorni), Sashimi di Wagyu abruzzese, o ai carboni ardenti. Per la carn e c’è un’attenzione maniacale alla frollatura che significa tenerezza, e alla parte grassa, che vuol dire sapidità e succulenza.
Piatti eccellenti al pari della crocchetta di maialino nero d’Abruzzo, o della pasta fatta in casa alla Villamagnese, lavorata a mano e condita con ceci, vongole e mazzancolle dell’Adriatico, guanciale di maialino nero abruzzese e peperone rosso. In sala un maitre di gran classe come Romano vi servirà vini e perfino il porta sughero, singolare oggetto in ceramica locale per il appoggiare il tappo del vino.

Attorno una regione da scoprire come l’Abruzzo. Torre Zambra è un po’ al centro. Svetta nella valle profonda dove i venti marini del vicino mare Adriatico risalgono incontrando quelli freddi della vicina Maiella, che garantiscono una escursione termica gradevole non solo per i vigneti, che qui sono coltivati a tendone per proteggerli dal sole o a cordone speronato, ma anche per chi vuole camminare per sentieri di campagna o affacciarsi alla strepitosa terrazza di Villamagna che domina la vallata da Chieti a Pescara: un paesaggio agricolo immacolato, dove non esistono agricoltura intensiva da cereali o, peggio, specchi, ma solo insistono in una armonia rinascimentale vigneti (da cui si intuisce anche la diversa natura minerale dei terreni, tra arenaria e calcare), uliveti, boschi. Campagne popolate e lavorate dall’uomo, una sorta di giardino naturale immacolato, di cui il sindaco di Villamagna potrebbe a ragione chiedere la tutela Unesco come patrimonio dell’umanità.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 8 ottobre 2026, 17:25


