I vini biologici Doc Amalberga di Ostuni conquistano gli Usa: dalle cantine all’enoturismo, 3 anni da record
La pietra di un antico trullo, la riscoperta dei vigneti autoctoni e il profumo dei piatti tipici della Città Bianca sono un connubio vincente che è piaciuto a un selettivo importatore americano. Così per la prima volta il Doc Ostuni vola Oltreoceano

C’è un angolo di Puglia dove la calce abbagliante della ‘Città bianca’ di Ostuni incontra il verde argenteo degli ulivi, il profilo di un trullo e i profumi della cucina di nonna Melina. È da qui, nel cuore della Valle d'Itria — tra le mete più amate del turismo mondiale —, che muove i passi, sbarcando per la prima volta negli Stati Uniti, l'anima vinicola, biologica e autentica del vino Doc Ostuni.
È la storia di Amalberga, realtà recente, nata dal desiderio dell'imprenditore Dario de Pascale e di sua moglie, l’enologa Gloria Battista, di recuperare gli antichi vigneti di famiglia, riscoprendo le uve storiche e affiancando l'accoglienza di casa con una grande giardino, una cantina ipogea, e la possibilità di gustare, o di imparare a cucinare, piatti tipici pugliesi. Il progetto si fonda sulla coltivazione biologica e su una cantina eco-sostenibile, capace di raccogliere le acque e di averne tanto in abbondanza, in un terra del sud sempre sotto i raggi del sole, da averne anche per irrigare l'orto di famiglia. L'apertura all'enoturismo nel 2025 ha fatto il resto, innescando i primi sguardi con distributori americanì poi consolidati a Vinitaly: un successo veloce che porta oggi per la prima volta oltreoceano il vino di Ostuni a denominazione di origine.
Il recupero di antichi vitigni
La nascita di Amalberga è frutto dell’idea e dell’impegno di Dario de Pascale, affiancato da Roberto Fracassetti, Roberto Candia e da un team profondamente legato al territorio di Ostuni. Il motore del progetto è stato il desiderio di recuperare i vigneti di famiglia e rilanciare la produzione enologica della zone grazie all’aiuto di Gloria Battista, che insieme al collega Valentino Ciarla cura la direzione tecnica e la ricerca enologica dell'azienda.
La scelta di vita e di lavoro si intreccia anche con la tradizione della ristorazione familiare: Dario e sua madre Carmela Carlucci, conosciuta come nonna Melina hanno voluto portare in campagna l'autenticità dei sapori locali per contrastare la perdita di identità gastronomica legata al recente boom turistico. “Io e mia madre siamo coppia fissa dal punto di vista della ristorazione – racconta con un sorriso de Pascale -. All’inizio non si fidava, voleva essere certa che fossero piatti della tradizione, ma quando poi ha deciso di venire a lavorare con me, non ci siamo più separati”.
Che vino produce Amalberga

L'anima produttiva si concentra sulla valorizzazione di varietà autoctone storiche della Valle d'Itria come Impigno, Francavidda, Ottavianello, Susumaniello e Negramaro. Tra le etichette spiccano Stùne Bianco (Ostuni Bianco Doc) e Stùne Ottavianello (Ostuni Rosso Doc), colonne portanti della denominazione. A queste si affiancano il Diffondo Rosato Spumante, un metodo classico ottenuto da uve Negramaro con permanenza dei lieviti sul fondo, e Cio Ciò, un vino nato dall'unione di uve miste bianche e rosse che rievoca un'antica e genuina tradizione contadina del territorio.
Tra i vini anche il Minutolo e il Susumaniello, entrambi Valle d’Itria Igp, e Negroamaro rosato, Salento Igp.
La cantina e la sostenibilità
I 10 ettari aziendali sono condotti rigorosamente secondo i principi dell'agricoltura biologica. Il centro nevralgico della produzione è la cantina ipogea, strutturata con due piani interrati dedicati interamente alla vinificazione e all'affinamento. Questa struttura sotterranea assicura un isolamento termico naturale che consente di mantenere costanti e fresche le temperature e si integra con un sistema idrico circolare, dove l’acqua non solo è sufficiente per le viti ma viene impiegata anche per irrigare l'orto dell'azienda.
Perché il nome Amalberga e cosa significa
Prendere il toponimo di un’intera contrada di Ostuni non era possibile. Così sono stati ‘studiati’ circa 200 nomi e ha vinto Amalberga, nome di una santa fiamminga protettrice di agricoltori e marinai, ritenuta una figura di felice auspicio per affidare la protezione di questo progetto agricolo.
L'incontro con gli americani e la vendita in Usa

Nel giugno 2025 due rappresentanti di un selettivo importatore californiano hanno visitato in incognito la cantina per una degustazione, attratte dalle recensioni online. L'intesa si è poi formalizzata durante lo scorso Vinitaly con la firma del contratto di distribuzione. L'accordo prevede l'invio di 5.000 bottiglie destinate per il 70 per cento in California e per il 30 per cento a New York. Prima della spedizione il team di Amalberga ha tenuto sessioni di formazione per i sales manager americani sui vitigni autoctoni pugliesi, con l'obiettivo futuro di ampliare la gamma esportata anche con Susumaniello e Francavidda.
“Vedere le nostre bottiglie attraversare l'oceano è motivo di orgoglio enorme per una cantina artigianale come la nostra – sottolineano De Pascale e Battista –. Che un importatore tanto selettivo abbia scelto Amalberga per raccontare una nuova visione del territorio pugliese è per noi la conferma più bella del lavoro fatto prima di tutto in vigna e poi in cantina in questi anni”.
Le tappe anno per anno
Nel 2023 è stata effettuata la prima vendemmia e vinificazione all'interno della cantina di Amalberga, rendendo operativi due piani interrati sotterranei dopo gli anni iniziali in cui ci si appoggiava a strutture terze in affitto. Nel 2024 sono stati ultimati i lavori del piano terra dedicati all'accoglienza, con la realizzazione del giardino di 1.200 metri quadrati con querce secolari, il restauro del trullo tradizionale e l'allestimento dell'orto stagionale. Nel 2025 ad Amalberga è decollata l'attività enoturistica vera e propria con l'introduzione di 7 diversi percorsi di degustazione: in uno di questi i primi incontri con gli operatori statunitensi che hanno portato alla svolta internazionale. Cantina Amalberga si trova sulla strada provinciale 17 che collega Ostuni a Cisternino, nella zona delle Città Bianche della Puglia di cui fanno parte, oltre a Ostuni e Cisternino, anche Locorotondo, Martina Franca e Polignano a Mare. Anche se il titolo principale spetta ad Ostuni: la città più antica, dislocata su tre colli, in un saliscendi di vicoli e scalinate, è abbagliante per il bianco degli edifici in netto contrasto col blu di cielo e mare.
L'enoturismo e la voce della cantina
L'accoglienza ad Amalberga è stata strutturata come una vera e propria cucina di campagna aperta tutto l'anno, sia a pranzo che a cena, in grado di accogliere i tanti turisti di passaggio. Oltre alle degustazioni, gli ospiti possono partecipare a corsi di cucina e workshop di pasta fatta a mano con nonna Melina (Carmela Carlucci, mamma di Dario de Pascale), imparando a preparare orecchiette, bombette, cupeta e polpette di pane. "Con mia suocera proponiamo il pasta making e la cooking class: si impara a fare la pasta fatta a mano, le bombette e le polpette di pane, facendo entrare le persone direttamente nella nostra cucina per preparare e poi cucinare insieme”, spiega Gloria Battista.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 1 ottobre 2026, 19:03


