Cuba affronta la sua ora più buia. “La crisi è drammatica, ma il futuro si costruisce oggi”
Trasporti paralizzati, cumuli di spazzatura per le strade e carenza di beni primari. Fabio Laurenzi (COSPE) fa luce sull'emergenza umanitaria ed energetica nell'isola. "La cooperazione non si ferma e continua a lavorare a fianco delle fasce più vulnerabili senza perdere la bussola dei diritti"

L’Avana è al buio. Da settimane, Cuba sta affrontando una delle crisi più profonde della sua storia recente, schiacciata tra un sistema elettrico quasi al collasso, una drammatica carenza di carburante e una situazione economica sempre più fragile. Le immagini che arrivano dall'isola raccontano di strade sommerse dai rifiuti, trasporti paralizzati e blackout che superano le 40 ore consecutive. Ma dietro la narrazione dell'emergenza, c'è chi continua a lavorare ogni giorno per costruire reti di sviluppo e resilienza.

Ne abbiamo parlato con Fabio Laurenzi, ex presidente della storica ONG italiana COSPE: “Frequento Cuba per ragioni di lavoro con COSPE da tantissimi anni – ci racconta – La mia prima volta è stata nel 1995, in pieno "periodo speciale". L’ho seguita per molto tempo dall'Italia come responsabile per l'America Latina, ma è da gennaio 2021 che mi trovo stabilmente qui come rappresentante residente”. Con lui abbiamo cercato di capire come si sopravvive, e soprattutto come si continua a progettare il futuro, in un Paese che fatica ad arrivare a fine giornata.

Le immagini che arrivano in Italia mostrano una situazione abbastanza drammatica. Intanto le chiedo: come sta?
“In realtà noi stiamo bene, anche se so di andare un po' contro la narrativa dominante, seppur con le difficoltà ed i disagi di tante persone. La crisi c'è ed è molto grave, aggravata dalla recente deliberata politica di strangolamento energetico che colpisce un sistema già fragile e in difficoltà nell'assicurare i livelli minimi di trasporti, salute, educazione e alimentazione. Oggi Cuba presenta forti diseguaglianze interne: gli effetti della crisi dipendono dalla regione del paese dove vivi, dalla tua fonte di reddito e dal tuo livello di formazione. Gli impatti si distribuiscono in maniera estremamente disomogenea, ma la situazione di fondo resta molto critica”.
Come sta reagendo la popolazione cubana a questa nuova crisi?
“È una questione delicata e non dobbiamo fare un'epopea della resilienza cubana. Parliamo di un popolo storicamente capace di trovare soluzioni alle necessità quotidiane per riuscire a mantenere un progetto di vita qui. Dietro a questa inventiva e dignità, però, c'è tantissima fatica. Bisogna trattare l'argomento con senso di realtà e di rispetto: se, da una parte, la capacità di risposta c’è, dall’altra tutti, a livello internazionale e domestico, dovrebbero rispettarla e interpretarla come una clamorosa e forte richiesta sia di rimozione di ogni embargo e blocco esterno che di implementazione delle riforme e delle trasformazioni interne su cui il Paese sta dibattendo da tempo”.

È materialmente possibile portare avanti i vostri progetti e spostarvi per l'isola con i continui blackout e la paralisi dei trasporti?
“Andiamo avanti cambiando il modo di lavorare, aggiornando la programmazione e trovando modalità alternative. Ci riusciamo perché i progetti si basano sulla volontà e sulle capacità delle persone e delle organizzazioni e istituzioni locali. Noi lavoriamo con categorie svantaggiate, come le donne, i giovani e la comunità LGBTQ+, che affrontano difficoltà crescenti ma possiedono spesso una capacità organizzativa e di risoluzione dei problemi superiore alla media. Insieme a loro, cerchiamo di rispondere ai bisogni di chi ha meno mezzi”.

COSPE è una ONG che storicamente si occupa di sviluppo a lungo termine: oggi riuscite ancora a mantenere questa visione o siete stati costretti a trasformare i vostri interventi in puro "pronto soccorso" umanitario?
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“La nostra visione resta a lungo termine. Nelle crisi umanitarie è fondamentale non perdere la bussola dei diritti e continuare a lavorare sui processi di sviluppo, rafforzando le capacità organizzative e di competenze delle persone. Bisogna rifuggire la strada delle soluzioni individuali e continuare a investire sugli sforzi collettivi, gli unici in grado di produrre effetti reali e duraturi per le comunità”.
Senza acqua corrente ed elettricità il carico del lavoro di cura all'interno delle case esplode. Come vivono questa situazione estrema le donne cubane? C’è il rischio che si aggravino le tensioni domestiche o la violenza di genere?
“Purtroppo sì, a Cuba come nel resto del mondo. Negli ultimi anni stiamo lavorando molto su prevenzione e risposta alla violenza contro le donne, al fianco di organizzazioni e istituzioni locali, facilitati dal nuovo e avanzato impianto legislativo cubano introdotto tra il 2019 e il 2021. Tuttavia, in queste crisi le donne si trovano sempre in una posizione più vulnerabile. Le difficoltà economiche e sociali aggravano la condizione femminile, aumentando le discriminazioni e i casi di violenza domestica. Anche qui la donna ricopre molteplici ruoli di cura e la società, nonostante i progressi, rimane ancorata a schemi tradizionali nei rapporti di genere”.

COSPE e altre organizzazioni hanno lanciato una dichiarazione congiunta sulla situazione umanitaria. Qual è la richiesta più urgente che fate all'Europa e agli altri Paesi occidentali?
“L’urgenza assoluta è unire le forze per chiedere una cessazione immediata della politica di strangolamento energetico messa in atto dagli Stati Uniti. La comunità internazionale non può restare indifferente davanti a misure illegittime che colpiscono i settori più vulnerabili, intaccando l'assistenza sanitaria e la distribuzione alimentare. Senza contare il collasso dei trasporti pubblici e blackout che arrivano fino a 40 ore consecutive. Creare un fronte unito è la priorità assoluta nell'immediato”.
Arrivano immagini di farmacie vuote e negozi senza cibo, anche per beni basilari come latte e riso. Che aria si respira per strada?
“Non c'è una carestia conclamata, ma c'è un evidente problema di approvvigionamento di beni di prima necessità. Sia il welfare pubblico che il mercato privato sono in grave crisi. L'aria di difficoltà si respira ovunque, pur con differenze tra le varie fasce sociali e regioni del paese. A L’Avana il disagio è particolarmente visibile: basti pensare ai rifiuti. A causa della mancanza di carburante, lo smaltimento è diventato uno dei problemi principali, e i cumuli di spazzatura per le strade sono un chiaro e drammatico indicatore della criticità attuale”.

C’è agitazione nella società cubana dopo quello che è accaduto in Venezuela a inizio anno?
“La preoccupazione è indubbia. Gli eventi in Venezuela hanno spinto in pochi giorni la crisi energetica ad una soglia critica: Cuba necessita di circa 110.000 barili di petrolio al giorno, ma ne produce solo 40.000. Il crollo delle forniture da Venezuela e Messico ha messo l'isola in emergenza immediata. Politicamente, non credo si tema un'ingerenza militare o un'invasione, ma l'ipotesi più concreta è che l'amministrazione Trump stia usando lo strangolamento energetico per riportare Cuba nella sua sfera di influenza. Le cose cambiano di giorno in giorno, c'è molta attesa, e nel frattempo cerchiamo tutti di darci da fare”.
Quindi, come si va avanti giorno per giorno?
“C’è uno sforzo collettivo a tutti i livelli. Da una parte operiamo per risolvere i problemi quotidiani legati all'emergenza, dall'altra cerchiamo di non perdere la prospettiva del domani. Continuiamo a lavorare guardando avanti, mettendo in campo progetti che abbiano un respiro futuro, senza mai arrenderci alle difficoltà del momento”.
Ultimo aggiornamento: Martedì 10 marzo 2026, 13:49



