La lunga notte di Cuba. Gladys Rodríguez Ferrero: “Senza petrolio non ci sono cibo, cure, trasporti, cultura. È la morte”
Intervista alla presidente della Cattedra Hemingway all’interno dell’Istituto Internazionale di Giornalismo José Martí, personalità di spicco nel panorama culturale cubano e internazionale: “Senza embargo potremmo immaginare nuove forme di economia, politica e convivenza”

È una notizia allarmante che ha ormai fatto il giro del mondo. L’isola di Cuba, quella perla dei Caraibi meta di tanti turisti provenienti da ogni angolo della terra, paradiso di mari cristallini e palme da cartoline, è alle corde. La stretta più feroce di sempre voluta da Donald Trump culminata con il blocco del petrolio proveniente da paesi partner importanti come il Venezuela e il Messico. Una situazione fuori controllo che sta gettando in una crisi economica e umanitaria senza precedenti l’intero paese. Un problema di difficilissima soluzione nonostante la resilienza del popolo cubano, fin troppo abituato ad affrontare condizioni di estrema sofferenza a cominciare da quel lontano giorno agli inizi degli anni ’60 in cui gli Stati Uniti avevano imposto l’embargo come risposta alla vittoria dei rivoluzionari guidati da Fidel Castro.

In quella circostanza il grande scrittore Gabriel Garcia Marquez scrisse: "Quella notte, la prima notte del blocco, quasi tutto a Cuba iniziò a dipendere dagli Stati Uniti. Sarebbe dovuto passare del tempo prima che la maggior parte dei cubani si rendesse conto di cosa quella politica avrebbe significato per le loro vite".
Lo ricorda con immutato sgomento Gladys Rodriguez Ferrero, personalità di spicco nel panorama culturale cubano e internazionale soprattutto per essere stata direttrice della Casa Museo "Finca Vigia”, abitazione nel quartiere San Francisco de Paula appartenuta per un lungo periodo a Ernest Hemingway. Laureata in storia dell’arte, Gladys ha dato vita al Coloquio Internacional Hemingway, un convegno che coinvolge scrittori e studiosi provenienti da molte parti del mondo, ed è presidente della Cattedra Hemingway all’interno dell’Istituto Internazionale di Giornalismo José Martí.

Dottoressa Rodríguez, cosa sta succedendo esattamente a Cuba?
“La risposta è semplice, ma allo stesso tempo complessa. Stiamo parlando di Cuba. E Cuba è Cuba: la Perla delle Antille, l'Isola della Libertà e, per me, l'alligatore irredento e sovrano che giace nel Mar dei Caraibi. Innanzi tutto occorre fare una necessaria premessa: a Cuba non è permesso commettere errori perché tutto ciò che accade è spesso soggetto a critiche. Eppure, ha ottenuto successi scientifici, educativi, sportivi e culturali alla pari di paesi molto più forti, economicamente e politicamente. C’è chi afferma che Cuba sia ormai uno stato fallito, ma sebbene si possano discutere certi aspetti che coinvolgono direttamente la leadership del Paese, non è meno vero che il blocco imposto dagli Stati Uniti d'America a Cuba le impedisce di agire da sempre con totale libertà. Il problema si è aggravato con Donald Trump sin dal suo primo mandato con più di 250 nuove misure che neppure il democratico Joe Biden ha emendato. Oggi il presidente Trump ha intensificato quelle misure tagliando le forniture di petrolio, temendo che Cuba costituisca una inedita minaccia per l’America. Forse Golia ha paura di Davide …”.

Quali sono le conseguenze della mancanza di approvvigionamento di petrolio?
“Senza petrolio, il sistema energetico collassa: l'elettricità non è disponibile, è impossibile pompare acqua potabile e il cibo non può essere cucinato. Inoltre i trasporti si bloccano e gli ospedali sono sovraffollati. Soffrono le fabbriche, l’agricoltura, le scuole. L'intera popolazione cubana corre oggi un grande rischio: la morte. E in questa situazione neppure le salme possono essere trasportate nei cimiteri. Purtroppo per arginare la contingenza il governo cubano ha dovuto adottare misure drastiche e inevitabili, che feriscono, danneggiano e causano disagio alla popolazione. Ma non sono altro che la conseguenza della soppressione delle spedizioni di petrolio voluta dall'attuale governo degli Stati Uniti".
Il numero di turisti sta diminuendo e molti hotel non sono più in grado di accogliere i clienti. Che tipo di impatto potrebbe avere tutto questo sull'economia dell'isola?
“Dopo il Covid, controllato con tre tipi di vaccini messi a punto dai nostri scienziati, il paese era riuscito ad aprirsi nuovamente al turismo, settore trainante specialmente negli anni ’90, destinato a mostrasi importante e decisivo durante il cosiddetto Periodo Speciale in cui mancava praticamente tutto. Attualmente il turismo è tornato a essere colpito a causa delle politiche americane e della recrudescenza di provvedimenti che rendono più difficile l’ingresso di cittadini stranieri in visita nell’isola. Non essere in grado di incrementare lo sviluppo di questo segmento economico equivale a non ricevere valuta estera, a scapito dell’economia e dei servizi essenziali per la nostra vita”.

Donne, bambini e anziani sono senza dubbio i gruppi più colpiti. Anche il settore sanitario sembra essere particolarmente in difficoltà. Come si può porre rimedio?
“Il blocco energetico ha un impatto diretto sulla vita della gente e limita i servizi di base per donne incinte, neonati e minori. Ma rende anche difficili le cure per i diabetici, le persone sottoposte a cure oncologiche, quelle che necessitano di emodialisi, di interventi chirurgici o cure d'urgenza. Questi fattori porteranno senza dubbio a un aumento della mortalità. Anche l'approvvigionamento di farmaci, forniture, reagenti, strumenti medici, attrezzature e pezzi di ricambio sono sempre più in sofferenza, compromettendo il funzionamento di ospedali, reparti specializzati, sale operatorie e unità di terapia intensiva. Inoltre il calendario vaccinale per i bambini è stato posticipato con grave rischio per i piccoli che necessitano di ventilazione domestica, aspirazione meccanica e aria condizionata. In tutto questo dramma è fondamentale riconoscere l'impegno di medici, infermieri e altro personale tecnico e di supporto che arriva puntuale, anche a piedi dalle proprie abitazioni”.
Quali sono le sfide più grandi che si affrontano ogni giorno?
“Ti alzi. Non c'è elettricità. E allora ti chiedi: come si prepara quel sorso di caffè che noi cubani amiamo così tanto la mattina presto? Il pane non è ancora in vendita perché senza energia elettrica non è ancora stato cotto. Arrivi alla fermata dell'autobus e c'è così tanta folla che non hai idea se riuscirai a salire su uno dei pochi autobus in servizio quando finalmente arriverà. Quindi le nostre mattine sono tutt'altro che tranquille: questa è non è solo una rappresentazione, è la cruda realtà. Una Cuba senza embargo ci permetterebbe di immaginare nuove forme di economia, politica e convivenza. Francamente, è un diritto umano che il popolo cubano merita: il diritto di un piccolo Paese a vivere senza essere schiacciato dallo stivale di un impero”.

Il problema è più sentito all'Avana o è avvertito allo stesso modo in tutto il Paese?
“Le conseguenze si stanno facendo sentire in tutto l'arcipelago cubano e a mio parere l'impatto maggiore si registra nell'entroterra del Paese. Ho amici e colleghi con cui sono in contatto quasi quotidianamente, le poche volte in cui viene erogata l’energia elettrica, che subiscono più ore di blackout dell'Avana e per periodi molto più lunghi. Il blocco ha avuto effetti devastanti sulla vita quotidiana di tutti. Ha limitato l’ accesso ai beni essenziali, distorcendo relazioni, identità e progetti collettivi, trasformandoci in una sorta di abitanti di una ‘città assediata’”.
Lei è una figura di spicco nel panorama intellettuale cubano e internazionale. Le attuali condizioni rendono più difficile la gestione di eventi legati alle iniziative culturali?
“Personalmente mi considero una cubana qualunque che affronta le stesse difficoltà del resto dei miei compatrioti. E condivido la vulnerabilità della mia fascia d'età: ottantenni, anziani eppure vivi e pensanti. E sì, le condizioni attuali rallentano la realizzazione di eventi legati a varie iniziative. Le decisioni di Washington interferiscono con politiche pubbliche come l'educazione artistica e gli scambi culturali. E, senza dubbio, la cultura rappresenta uno dei più importanti diritti del popolo cubano. Le conseguenze dell’embargo energetico hanno costretto Cuba ad annullare importanti eventi anche per la difficoltà tecniche di passare in certi casi dalla impostazione fisica a quello digitale. Queste decisioni incidono sulla vita artistica limitando lo sviluppo dei nostri artisti e intellettuali. Come possiamo far funzionare il teatro? Come possiamo continuare a portare la musica in questa città amante del canto e della danza? Come garantire che i bambini possano godersi il teatro e le attività culturali e sportive di cui hanno così disperatamente bisogno per il loro sviluppo? Di fronte a questo dilemma, il Ministero della Cultura ha deciso di portare le attività culturali nei comuni e nei quartieri realizzandole in luoghi facilmente accessibili alla comunità. E questo grazie alla Brigata dei Maestri d'Arte José Martí, ai centri culturali comunali e ad artisti professionisti e amatoriali. Come diceva il nostro cantastorie Silvio Rodríguez, ‘Questi sono tempi in cui non è facile mantenere la fede. Ma dobbiamo superare la situazione e andare avanti’”.

Alcuni paesi sembrano disposti a offrire aiuto per superare questa crisi. È un'opzione praticabile e un motivo di speranza?
“La solidarietà è un sentimento che spinge le persone ad aiutarsi a vicenda. È in sostanza una forma di reciprocità che rende impossibile essere felici se non lo sono anche gli altri. Ed è un sentimento divino. Collegata a questo c'è la fraternità, che promuove l'unità tra i membri di una società. Da ciò nasce l'amicizia, che promuove affetto e simpatia tra persone, ma anche tra comunità, paesi e nazioni. Sono questi sentimenti che spingono paesi come Messico, Cina, Russia e Vietnam, tra gli altri, a fornire aiuti a Cuba. Non credo che questo sostegno pur essenziale sarà sufficiente, né risolverà i problemi. È ad esempio incoraggiante apprendere come Leone XIV abbia espresso preoccupazione per la crescente aggressione da parte del governo degli Stati Uniti contro il popolo cubano. Espressioni di solidarietà sono inoltre pervenute da molti capi di Stato alle varie ambasciate, in attesa che qualcosa di concreto accada. Si aprirà la porta della speranza? Risuonerà un appello squillante al mondo? Spero proprio di sì”.
Ultimo aggiornamento: Martedì 10 marzo 2026, 13:25

