Davide Cavallo al Festival di Luce!: “Ciò che di più prezioso mi resta è il coraggio di credere in me stesso”
Sul palco di Palazzo Vecchio a Firenze ci sarà anche il 22enne che ha abbracciato e perdonato i ragazzi, alcuni minorenni, che la notte del 12 ottobre 2025 lo aggredirono e accoltellarono per 50 euro in una zona della movida milanese, lesionandogli il midollo spinale

"Il mio coraggio? È quello di una persona che si è trovata a perdere da un momento all'altro qualcosa che prima dava per scontato, come muoversi sulle proprie gambe, e che ha deciso di prendere in mano ciò che era rimasto della propria vita, ripartendo da lì". Parla così Davide Simone Cavallo, 22enne, a distanza di un anno dall'aggressione brutale che lo ha ridotto in fin di vita. Era la notte del 12 ottobre 2025 quando il giovane fu accoltellato per 50 euro vicino corso Como, zona di movida milanese, accerchiato da un gruppo di 5 ragazzi di cui tre minorenni. Due fendenti lo hanno quasi dissanguato perforandogli tre arterie toraciche e lesionandogli il midollo spinale. Durante il processo ha chiesto di avvicinarsi ai suoi aggressori per abbracciarli e perdonarli, come già aveva fatto in una lettera.
Nel suo caso, parlare di un solo coraggio è riduttivo. C'è quello fisico, che l'ha portata ad affrontare il dolore per rimettersi in piedi, e quello di guardare oltre, riuscendo addirittura a perdonare i propri aggressori. Da dove provengono queste forme di coraggio così nobili?
"Io penso che provengano da una necessità. Quella di una persona che si è ritrovata a convivere con la paraplegia incompleta (una condizione in cui la lesione del midollo spinale è parziale, ndr) che richiede un percorso di riabilitazione neurologica molto lungo. Mi sono ritrovato con la prospettiva, a 22 anni, di dover spendere anni della mia vita per tentare di recuperare funzioni che fino a un minuto prima dell'aggressione consideravo normali, come camminare o urinare. L'idea mi ha spaventato. Allora ho pensato che anziché provare rabbia avrei dovuto concentrarmi su ciò che ancora avevo. Su ciò che potevo recuperare. Perdonare è venuto di conseguenza. Il punto è stato non volermi dare per vinto, percorrere la mia strada e andare avanti. E ho scoperto un'altra forma di coraggio".
Quale?
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"Il coraggio di essere sé stessi. Io un tempo non avevo il coraggio di ascoltarmi. Quello che sto passando adesso mi ha fatto incontrare me stesso, facendomi chiedere chi voglio essere veramente. E ora vedo una persona che ce la sta mettendo tutta, che affronta la riabilitazione, i controlli, la fatica, pur sapendo che il risultato potrà essere insoddisfacente. Ma anche se tutto questo dovesse un domani rivelarsi inutile, o comunque non essere abbastanza, è quello che sento di fare".
Qualche giorno fa è stato nominato "poliziotto ad hononem" in quanto esempio di forza, umanità e speranza, davanti a 1.200 ragazzi. È diventato un modello da seguire...
"Non mi sento un esempio per i ragazzi. Forse la mia storia può essere d'ispirazione perché aiuta a guardare sempre il lato positivo, anche quando sembra impossibile. Ciò che posso dire loro è che non mi sono mai dato per vinto e questo mi ha aiutato. Ecco: spesso ci manca il coraggio di cercare la luce quando non la vediamo. So che la mia storia è divisiva, non tutti condividono il fatto che io abbia perdonato gli aggressori. Ma io vedo ragazzi come me, che hanno ancora la possibilità di cambiare".
Sogni da realizzare?
"Devo riprendere l'università. E poi ho un progetto personale che vorrei portare a termine: elaborare quello che mi è successo scrivendo un libro sulla mia storia. Ciò che di più prezioso mi resta è il coraggio di credere in me stesso".
Ultimo aggiornamento: Martedì 6 ottobre 2026, 08:15



