Iacopo Melio: “Femminicidi, bullismo, depressione e omofobia. La ricetta per un cambio culturale c’è e si chiama educazione sessuoaffettiva”
Il consigliere regionale della Toscana, spiega la proposta di legge per finanziare percorsi di educazione sessuoaffettiva nelle scuole: “La cronaca ci dimostra ogni giorno che non possiamo più ignorare questo tema”

Femminicidi, violenza di genere, bullismo, disagio giovanile, depressione, omolesbobitransfobia e molte altre forme di discriminazione continuano a segnare la società. Per Iacopo Melio, consigliere regionale della Toscana, il filo che lega questi fenomeni è culturale ed educativo. Da qui nasce la proposta di legge regionale per sostenere l’introduzione dell’educazione sessuoaffettiva nelle scuole toscane, in attesa di un intervento nazionale che renda questa disciplina una materia strutturale, al pari dell’educazione civica.
L’obiettivo non è sostituire il ruolo delle famiglie né introdurre contenuti ideologici, ma offrire alle ragazze e ai ragazzi strumenti adeguati per comprendere sé stessi, le relazioni, il consenso, il rispetto delle differenze e il benessere psicofisico. La proposta punta a sostenere gli istituti scolastici che, sfruttando la propria autonomia, scelgono di attivare percorsi affidati esclusivamente a professionisti qualificati, come psicologi, sessuologi, educatori sessuoaffettivi e personale sanitario. Abbiamo approfondito con Melio contenuti, obiettivi e criticità della proposta.
Da dove nasce l’esigenza di presentare una proposta di legge regionale sull’educazione sessuo-affettiva e relazionale?
“La cronaca ci racconta, drammaticamente e quasi ogni giorno, quanto l’educazione sessuoaffettiva sia una materia necessaria che non possiamo più permetterci di ignorare. Dalla violenza di genere ai femminicidi, passando per bullismo, disagio giovanile, depressione, omolesbobitransfobia e molte altre forme di discriminazione: sono fenomeni che affondano le proprie radici nella cultura e nell’educazione e che, proprio per questo, richiedono una risposta educativa oltre che sociale. Le ragazze e i ragazzi stessi, insieme ai corpi docenti, chiedono a gran voce che l’educazione sessuoaffettiva diventi una materia ufficiale, al pari dell’educazione civica. In attesa di una legge nazionale, ho voluto dare un forte segnale sostenendo, anche economicamente, quegli istituti che, avvalendosi del principio dell’autonomia scolastica, intendono attivare percorsi di educazione sessuoaffettiva durante l’orario scolastico, naturalmente affidandoli a personale qualificato, come psicologi, sessuologi, educatori sessuoaffettivi e professionisti dell’ambito sanitario. La proposta di legge vuole rappresentare anche una forte spinta culturale, oltre che un sostegno concreto alle scuole”.
Quale ruolo concreto può svolgere la Regione Toscana?
“La proposta di legge prevede due linee di finanziamento, che saranno definite nei prossimi passaggi di bilancio. L’obiettivo è incrementare progressivamente le risorse anno dopo anno, perché sono convinto che la richiesta da parte delle scuole sarà significativa fin da subito. La prima, pari a 50.000 euro l’anno, sarà destinata ad attività di sensibilizzazione, come eventi, incontri sul territorio e campagne informative. La seconda, pari a 100.000 euro - 50.000 euro in più rispetto a quanto previsto dalla Regione Campania - servirà invece a finanziare concretamente i percorsi di educazione sessuoaffettiva nelle scuole. Non si tratta soltanto di un sostegno economico, ma anche di un segnale culturale importante. Già oggi molti istituti, in tutta Italia, coinvolgono professionisti qualificati per affrontare questi temi. Avere una legge che riconosce e ribadisce l’importanza dell’educazione sessuoaffettiva significa far sentire le scuole meno sole e maggiormente legittimate a promuovere questi percorsi educativi”.

Quali sono le principali misure previste e come immagina che possano essere applicate negli istituti scolastici?
"I programmi di educazione sessuoaffettiva sono oggi chiari e strutturati. Io stesso ho frequentato per tre anni l’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica di Roma e so bene che ogni professionista del settore conosce quali contenuti trasmettere alle ragazze e ai ragazzi, naturalmente in modo adeguato all’età e al percorso di crescita di ciascuno. Per la scuola dell’infanzia e la primaria i percorsi riguarderanno soprattutto la sfera relazionale ed emotiva: il rispetto delle diversità, la scoperta e la gestione delle proprie emozioni e di quelle altrui, lo sviluppo dell’empatia e della capacità di relazionarsi con gli altri. Solo nella scuola secondaria si entrerà più nello specifico degli aspetti legati alla sessuoaffettività, affrontando temi come il benessere e la salute, la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili, il consenso - e quindi il contrasto alla violenza di genere - il rispetto delle identità e delle differenze, insieme a tutti quegli strumenti utili per costruire relazioni sane e consapevoli. Non c’è alcun indottrinamento, né tantomeno argomenti “scabrosi”, come sostiene una parte della destra nel tentativo di screditare un tema così serio. Si tratta semplicemente di educazione, affidata a professioniste e professionisti qualificati, con l’obiettivo di promuovere il benessere, il rispetto e la consapevolezza delle nuove generazioni”.
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Come verranno individuati i professionisti chiamati a svolgere i percorsi di educazione sessuo-affettiva?
“Resta fermo il principio dell’autonomia scolastica. La definizione degli aspetti operativi sarà affidata alla Giunta regionale, ma l’idea è che, una volta assegnati i finanziamenti, siano i singoli istituti a scegliere in piena autonomia a chi affidare i percorsi, attraverso bandi o incarichi diretti a professioniste e professionisti qualificati, come già avviene per molte altre attività scolastiche. Non si tratterebbe, dunque, di nulla di diverso rispetto ai numerosi progetti che le scuole organizzano già durante l’orario scolastico, dal teatro alla musicoterapia, dai laboratori di scrittura fino ad altre iniziative educative affidate a esperti esterni.
Come risponde alle preoccupazioni di alcuni genitori e alle posizioni del governo?
"Partiamo da due punti fondamentali, che considero quasi superfluo dover ribadire: l’educazione sessuoaffettiva non ha nulla a che vedere con la pornografia - che, tra l’altro, è già fin troppo accessibile ai più giovani e su cui, paradossalmente, non sembra esserci la stessa preoccupazione da parte di molte famiglie - né con qualsiasi forma di indottrinamento politico o ideologico. Le persone che entrano nelle scuole sono professioniste e professionisti della psicologia, dell’educazione e della salute, il cui unico obiettivo è promuovere il benessere e la tutela delle ragazze e dei ragazzi. Capisco le legittime preoccupazioni dei genitori, ma dobbiamo anche riconoscere che, così come la maggior parte delle famiglie non possiede competenze specifiche per insegnare o valutare discipline come il latino, la matematica o la storia, allo stesso modo non è necessariamente preparata ad affrontare una materia complessa come la sessuoaffettività. Si tratta di un ambito che richiede conoscenze specifiche e che va ben oltre un semplice messaggio come “quando fai sesso metti il profilattico”. Mi permetto anche una riflessione: molte delle persone che hanno espresso contrarietà alla mia proposta lo hanno fatto attraverso insulti e minacce sui social. Credo che questo, purtroppo, sia già un segnale di quanto sia necessario investire nell’educazione al rispetto, all’ascolto e alle relazioni. Per fortuna, accanto alle critiche, tantissime famiglie e numerosi insegnanti hanno accolto con grande entusiasmo la proposta di legge, riconoscendone il valore educativo e culturale”.
Quali benefici concreti si aspetta per ragazze e ragazzi? Ritiene che possa contribuire a prevenire violenza di genere, bullismo e discriminazioni?
"È fondamentale poter contare su un supporto qualificato di questo tipo, perché significa imparare ad ascoltare e comprendere le proprie emozioni, conoscere il proprio corpo e vivere la crescita con maggiore consapevolezza. Solo così è possibile affrontare questo percorso nel modo migliore, promuovendo il rispetto di ogni identità e contribuendo concretamente a contrastare violenze, discriminazioni e pregiudizi. L’educazione sessuoaffettiva ci ricorda che ogni persona è diversa, con la propria sensibilità, i propri bisogni, desideri, difficoltà e paure. Per questo non possiamo lasciare le ragazze e i ragazzi soli durante una fase così delicata della loro crescita. Dobbiamo accompagnarli con un ascolto competente e con gli strumenti necessari per diventare cittadine e cittadini più consapevoli, liberi dagli stereotipi e capaci di costruire relazioni fondate sul rispetto, sull’inclusione e sull’empatia, contribuendo a una società più civile di quella che, ancora troppo spesso, ci restituisce episodi di odio e discriminazione”.
Più in generale, quale messaggio vuole lanciare alle famiglie, agli insegnanti e agli studenti con questa iniziativa?
"Prima di tutto desidero ringraziare tutte le persone che ogni giorno lavorano nelle scuole, dal corpo docente a tutto il personale scolastico. L’istruzione è uno dei pilastri della nostra società e le scuole conoscono bene le sfide che ragazze e ragazzi affrontano quotidianamente, così come l’urgenza di introdurre percorsi di educazione sessuoaffettiva. Alle famiglie chiedo semplicemente di fidarsi e di affidarsi a chi ha dedicato anni di studio e continua a formarsi ogni giorno per garantire il benessere delle nuove generazioni. Ognuno dovrebbe poter svolgere il proprio ruolo, valorizzando le competenze di chi opera in questo ambito con professionalità e responsabilità. Infine, voglio rivolgermi direttamente alle ragazze e ai ragazzi. Vi mando un abbraccio di vicinanza in un periodo storico che troppo spesso non vi vede davvero, continuando a definirvi il futuro quando, in realtà, siete già il presente. La Regione Toscana vuole essere al vostro fianco e, con questa legge, intende esserlo ancora di più. Non siete soli: abbiate sempre il coraggio di chiedere aiuto quando ne sentite il bisogno, perché nessuno dovrebbe affrontare da solo il proprio percorso di crescita”.
La proposta di legge di Iacopo Melio si inserisce in un dibattito che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più centrale, dentro e fuori dalle scuole. In attesa di una normativa nazionale, la Toscana prova a tracciare una strada che punta sulla prevenzione, sull’educazione e sul coinvolgimento di figure qualificate, con l’obiettivo di offrire alle nuove generazioni strumenti per costruire relazioni più consapevoli e rispettose. Un confronto destinato a far discutere, ma che riporta al centro una domanda sempre più urgente: quale ruolo può avere la scuola nel promuovere il benessere, il rispetto e la cultura delle relazioni?
Ultimo aggiornamento: Lunedì 17 agosto 2026, 16:26


