Bike to Rome, Envipark pedala dai territori alle istituzioni. Portas: “I territori sono pronti a fare la loro parte”
Dalla partenza da Torino all’incontro con il Ministro Pichetto Fratin: il presidente di Envipark racconta il senso del viaggio in bicicletta che porta le istanze locali fino alla Capitale

Da Washington a Roma, passando per i territori italiani. Environment Park, il Parco Scientifico Tecnologico per l’Ambiente di Torino, continua a costruire il proprio percorso sui temi della transizione ecologica mettendo insieme innovazione, ricerca e rapporto con le comunità. Dopo la recente esperienza negli Stati Uniti, dove Envipark ha portato a Washington il progetto Sun4U 2.0, ora il viaggio torna sulle strade italiane con Bike to Rome: undici tappe in bicicletta per raccogliere esperienze, bisogni e proposte direttamente dai territori.
Partito il 25 settembre da Torino, il viaggio attraverserà Piemonte, Liguria, Toscana e Lazio per 850 chilometri e undici tappe, fino all'arrivo a Roma il 5 ottobre, con tavole rotonde e incontri lungo tutto il percorso. Al centro ci sono le Comunità Energetiche Rinnovabili: Envipark ha già raccolto le firme di oltre venti CER su un documento con cinque proposte operative, puntando a superarne 100 entro l'arrivo nella Capitale. Il 7 ottobre la delegazione sarà ricevuta al Ministero dell'Ambiente dal Ministro Gilberto Pichetto Fratin.
Ne abbiamo parlato con l'onorevole Giacomo Portas, presidente di Environment Park e ideatore del progetto.

Come e quando è nata l'idea di Bike to Rome, e da quale esigenza è partita?
“Bike to Rome nasce in continuità con un percorso che Environment Park ha costruito attraverso il viaggio in bicicletta, facendo dell’incontro con i territori il filo conduttore delle diverse iniziative. È stato così con la Rotta Climatica verso Capo Nord nel 2024 e con il Tour delle Comunità Energetiche nel 2025: esperienze diverse, ma accomunate dalla volontà di avvicinarci ai territori, conoscere ciò che stava accadendo e mettere in relazione esperienze e persone. Con Bike to Rome facciamo un passo in più: gli incontri non sono più soltanto occasione di confronto e scambio, ma diventano anche uno strumento per raccogliere le istanze che arrivano dai territori e trasformarle in proposte da portare al confronto con le istituzioni nazionali. È questo il senso del viaggio verso Roma: partire dall’esperienza concreta delle comunità e arrivare al Ministero con un patrimonio di esperienze, bisogni e proposte costruito lungo il percorso”.
Perché la bicicletta, e non un mezzo più rapido, per portare le istanze dei territori fino al Ministero?
"Perché per raccogliere le istanze dei territori bisogna prima di tutto attraversare questi ultimi e incontrarli. La bicicletta ci obbliga a farlo con un ritmo diverso: è un viaggio lento, che lascia spazio all’ascolto, alle relazioni e al confronto. Non è quindi soltanto una scelta di mobilità sostenibile, ma uno strumento coerente con il modo in cui Environment Park interpreta il proprio ruolo: avvicinarsi ai territori, capire cosa stanno facendo, quali difficoltà incontrano e quali soluzioni stanno sperimentando. Alla fine del percorso arriviamo a Roma non soltanto con i chilometri percorsi, ma con ciò che abbiamo raccolto lungo la strada”.
Bike to Rome arriva dopo Capo Nord nel 2024 e il Tour delle CER nel 2025: cosa ha imparato Environment Park da quei due viaggi, e cosa cambia ora che per la prima volta puntate dritti alle istituzioni nazionali?
“Le esperienze precedenti ci hanno confermato che il valore di questi viaggi non sta soltanto nella destinazione, ma soprattutto negli incontri che si costruiscono lungo il percorso. La Rotta Climatica verso Capo Nord ci ha permesso di testimoniare concretamente l’impegno sul cambiamento climatico e di mettere in relazione territori ed ecosistemi diversi; il Tour delle CER ci ha portato invece dentro le esperienze concrete delle comunità energetiche. Con Bike to Rome mettiamo insieme queste due dimensioni: continuiamo a testimoniare il nostro impegno sulla transizione climatica ed energetica, ma soprattutto raccogliamo azioni, esigenze e proposte direttamente dai territori. È proprio questo ascolto il valore più importante per Environment Park: avvicinarci alle comunità e agli attori locali ci rende più consapevoli e competenti e ci permette di svolgere meglio il nostro ruolo di supporto e di guida nei processi di transizione”.
Lei descrive le CER come “modello di collaborazione territoriale”: lungo le undici tappe, c'è un incontro o un territorio che aspetta con particolare curiosità, e perché?
Leggi anche
“Nei territori piemontesi siamo certi che incontreremo Comunità Energetiche Rinnovabili e iniziative legate alle CER di grande valore, anche perché abbiamo contribuito a farle nascere e crescere e, proprio per questo, siamo particolarmente legati a queste realtà. Allo stesso tempo, siamo curiosi di conoscere le esperienze e i progetti sviluppati in altri contesti territoriali, dove i nostri partner delle reti Renael e Rus stanno lavorando con grande impegno ed efficacia. Sarà un’occasione preziosa per confrontarci, condividere esperienze e scoprire nuove modalità di collaborazione tra territori”.
Delle cinque proposte operative che porterete al Ministro, qual è la più urgente e perché?
“Non parlerei di una priorità rispetto alle altre. Le cinque proposte vanno lette come un pacchetto organico: sono tutte necessarie per consolidare il modello energetico, economico e sociale delle Comunità Energetiche. Abbiamo bisogno di un quadro incentivante stabile, di procedure più semplici e tempi certi, di un pieno riconoscimento del ruolo delle CER, di una loro integrazione nelle politiche climatiche nazionali e di un maggiore collegamento con le strategie di adattamento delle città. Sono condizioni diverse, ma strettamente collegate: solo insieme possono permettere alle CER di esprimere pienamente il loro potenziale”.
Le città attraversate – da Genova a Firenze – sentono già oggi gli effetti del cambiamento climatico, tra ondate di calore ed eventi estremi. In che modo iniziative come le CER possono aiutare le comunità a essere più pronte?
“Le CER possono essere molto più di uno strumento per produrre e condividere energia: possono diventare veri ecosistemi territoriali. Mettono insieme cittadini, imprese, enti locali, università, associazioni e altri soggetti, con livelli diversi di conoscenza e consapevolezza sui temi energetici e climatici. È proprio questa contaminazione a generare valore: cittadini più consapevoli contribuiscono a comunità più preparate, amministrazioni più informate possono prendere decisioni migliori e le competenze possono circolare sul territorio. In questo senso le CER possono contribuire non solo alla diffusione delle rinnovabili, ma anche alla resilienza e alla capacità delle comunità di affrontare la transizione”.
Avete già oltre venti CER firmatarie e puntate a 100-150 adesioni: cosa garantisce che queste firme diventino impegni concreti, e non restino simboliche?
“La firma non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza. Non chiediamo alle CER semplicemente di aderire a un documento: chiediamo di riconoscersi in un percorso e di portare la propria esperienza dentro un confronto più ampio. La concretezza nasce dalla capacità di mettere in relazione queste esperienze, far emergere problemi comuni e trasformarli in proposte comprensibili e attuabili. Il nostro compito è proprio accompagnare questo processo, portando a Roma non una posizione astratta, ma ciò che abbiamo raccolto lungo il percorso”.
Se dovesse portare un solo messaggio al Ministro Pichetto Fratin a nome dei territori, quale sarebbe?
“Direi che i territori sono pronti a fare la loro parte e chiedono alle istituzioni le condizioni per poterlo fare. Le Comunità Energetiche stanno costruendo dal basso un nuovo modo di produrre, condividere e utilizzare l’energia, ma per consolidarsi hanno bisogno di regole semplici, tempi certi e un quadro stabile. Il messaggio che portiamo a Roma è quindi molto concreto: ascoltare ciò che sta accadendo nei territori e creare le condizioni perché queste esperienze possano crescere, diventare più solide e contribuire pienamente alla transizione energetica del Paese”.
Bike to Rome diventerà un appuntamento fisso per portare le istanze dei territori a Roma ogni anno?
“Ci piacerebbe che Bike to Rome rappresentasse il primo tassello di un percorso più ampio e continuativo, nel quale Envipark si propone come facilitatore e coordinatore del dialogo tra territori e istituzioni, un appuntamento ricorrente, capace di raccogliere, anno dopo anno, le istanze e le proposte che emergono dai territori e portarle nei luoghi in cui vengono assunte le decisioni”.
Ultimo aggiornamento: Sabato 3 ottobre 2026, 16:26


