Si scrive nonni, si legge welfare: in Italia sono loro ad occuparsi dei bambini in una famiglia su 3
Nella Giornata dei nonni, spicca ancora una volta il ruolo fondamentale dei “genitori dei genitori” nel supporto ai nipoti: assistenza prima e dopo la scuola, al posto del nido, in caso di malattia o visite mediche. La buona notizia? Meno problemi emotivi per i piccoli che passano con loro tanto tempo

In Svezia, dove i modelli di welfare sono riconosciuti come avanzati, dal 2024 i genitori di un neonato possono trasferire ai nonni, genitori al quadrato che in genere non sono ancora in pensione, le ore di congedo di maternità per l'accudimento dei bebè. Si tratta di un segnale importante, anche perché l'Italia vanta il primato europeo per l'età avanzata delle neomamme, insieme a un'elevata quota di anziani longevi.
Nel contesto italiano i servizi a sostegno della maternità scarseggiano: a partire dagli asili nido, le strutture spesso non sono pubbliche e presentano costi elevati, spingendo frequentemente le donne a lasciare il lavoro. Il peso di questo welfare, che appare come un'Isola che non c'è, ricade sulle famiglie e in particolare sui nonni, per chi ha la fortuna di averli.
Le famiglie tendono ad affidare loro la gestione ordinaria e straordinaria di piccoli e ragazzi: quando anche ci sono asili e scuole i nonni diventano indispensabili quando un bambino si ammala, durante uno sciopero scolastico, per gli accompagnamenti in entrata e in uscita, per la preparazione di pasti e merende, nei pomeriggi al parco giochi, per le visite mediche e per ogni imprevisto logistico. Le famiglie mantengono così un approccio di supporto intergenerazionale, anche se ciò toglie riposo e opportunità di viaggi, di interessi, di socializzazione, ai nonni. Nella Giornata del 2 ottobre dedicata proprio ai Nonni, si delinea il quadro del mutamento, avvenuto in soli 10 anni, delle famiglie e del relativo ricorso al loro aiuto.
La cura infantile e il supporto logistico nelle famiglie
Di fronte a servizi pubblici per l'infanzia spesso insufficienti o poco accessibili dal punto di vista soprattutto economico e gestionale, il contributo dei nonni costituisce la principale rete di supporto per i genitori lavoratori. Come evidenziato dallo studio curato da Giorgia Ventura per International Care Company (ICC), l'apporto dei nonni costituisce un capitale sociale ed economico essenziale che va ben oltre la sola dimensione affettiva. Secondo i rilevamenti dell'Istat, circa 1 famiglia su 3 con figli di età inferiore a 15 anni si avvale dell'aiuto dei parenti per l'accudimento dei minori, e in 9 casi su 10 tale sostegno è fornito direttamente dai nonni, e, benché l’analisi non preveda una differenziazione di genere, soprattutto dalle nonne. L'impatto di questo welfare informale trova riscontro nei dati del Rapporto annuale Istat 2026: nel 2024 oltre 17 milioni di adulti hanno prestato aiuto a persone non conviventi, contro i 12,5 milioni del 2003, solo vent’anni prima, erogando complessivamente 3,2 miliardi di ore di assistenza all'anno. il 34,5% delle ore è stato dedicato proprio all'accudimento dei bambini. L'indagine firmata da Giorgia Ventura evidenzia come la presenza dei nonni costituisca un capitale sociale ed economico fondamentale, basato su un patrimonio di tempo, memoria e relazioni che tiene unito il tessuto familiare.
In Italia il primo figlio a 32 anni, ma i nonni lavorano fino a 67
L'analisi condotta dalla Life e Family Coach Chiara Baiguini, ideatrice dell'approccio C.A.R.E.®, evidenzia come il sistema tenda a considerare i nonni come una risorsa illimitata e gratuita, priva di tutele formali. Oggi la disponibilità dei nonni deve tuttavia misurarsi con importanti cambiamenti sociali e occupazionali.
In Italia l'età media alla nascita del primo figlio ha raggiunto quasi 32 anni, il valore più alto nell'Unione europea, posticipando l'ingresso nella fase di nonnità. Contemporaneamente, l'età pensionabile fissata a 67 anni, destinata a salire di 1 mese dal 2027, vede molti nonni ancora attivi nel mercato del lavoro quando nascono i nipoti.
A ciò si aggiungono le distanze geografiche determinate dalla mobilità lavorativa dei figli. Oltre alla componente logistica, il legame intergenerazionale riveste un profondo valore emotivo e pedagogico. Uno studio dell'Università di Oxford, condotto da Ann Buchanan e riportato anche nello studio di Chiara Baiguini, su oltre 1.500 ragazzi mostra che un elevato coinvolgimento dei nonni è associato a un minor numero di problemi emotivi e a maggiori comportamenti prosociali nei nipoti, in particolare nelle famiglie separate.
Sul piano dello sviluppo infantile, Chiara Baiguini spiega che i minori stabilizzano il proprio sistema emotivo attraverso la co-regolazione con figure adulte di fiducia, traendo sicurezza dai ritmi più distesi e dalla continuità affettiva offerta dai nonni, i quali sempre più spesso scelgono di aggiornarsi e superare i metodi educativi del passato.
In Svezia ore di congedo ‘girate’ ai nonni
Sul piano delle tutele si distingue il modello adottato in Svezia nel luglio 2024, che consente ai genitori di trasferire ai nonni fino a 45 giorni ciascuno di congedo parentale retribuito, elevabili a 90 giorni per i genitori unici. Un intervento che riconosce ufficialmente il valore economico del lavoro di cura, strumento attualmente assente nell'ordinamento italiano. Ed evita tra l’altro a molte giovani donne di effettuare lunghe assenze che potrebbero compromettere la loro carriera.
In 10 anni + 35% di over 90, – 17% di figli e 1 famiglia su 3 è monogenitoriale
Il contributo dei nonni si inserisce in un quadro demografico in rapida evoluzione. I dati dell'Istat al 1 gennaio 2026 indicano che in Italia gli over 65 sono 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione complessiva, gli ultraottantacinquenni raggiungono 2,5 milioni e l'età media è di 47,1 anni. All'interno del suo studio per International Care Company, Giorgia Ventura richiama le analisi dell'Osservatorio Longevity e Silver Economy del Politecnico di Milano per evidenziare come la crescita della longevità generi nuove esigenze di autonomia, salute e partecipazione per la popolazione over 55.
Nell'arco di soli 10 anni, la struttura familiare ha subito trasformazioni profonde: le rilevazioni Istat mostrano infatti che gli over 90 sono aumentati del 34,6%, mentre i minori tra 0 e 14 anni si sono ridotti del 16,7%, con il 37,1% dei nuclei oggi composto da 1 sola persona. Le catene parentali si allungano generazionalmente ma si restringono nei numeri. A questa dinamica si affiancano le evidenze del Censis, che indicano come nell'arco di 20 anni sia raddoppiata la quota di over 65 che sono autosufficienti ma che richiedono un supporto quotidiano, passando dal 18,3% al 36,6%. A questa richiesta risponde quasi esclusivamente la solidarietà familiare attraverso figli (52,7%) e partner (49,6%), mentre il ricorso a infermieri o assistenti del servizio pubblico rimane un'eccezione circoscritta all'1,9% dei casi.
Una curiosità regionale: la Leva civica lombarda Senior
In occasione della ricorrenza del 2 ottobre 2026, l'Assessorato alla Famiglia di Regione Lombardia guidato da Elena Lucchini. lancia la Leva civica lombarda Senior, promossa con uno stanziamento di 1,2 milioni di euro. La misura si rivolge ai 2,3 milioni di over 65 lombardi, tra cui si contano circa 500.000 anziani soli. L'iniziativa prevede un impegno da 5 a 15 ore settimanali in attività comunitarie, a fronte di un contributo economico tra 118,90 e 356,70 euro al mese, fino a un massimo di 4.280 euro complessivi.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 2 ottobre 2026, 11:27

