“Balcanica” di Nicola Sorcinelli esce nelle sale. Matilda De Angelis: “Un film necessario, girarlo non è stato facile”
A Venezia, alle Giornate degli autori, ha conquistato il premio del pubblico e il premio intitolato a Carlo Lizzani. Due giorni fa, il regista Sorcinelli, la protagonista Matilda De Angelis ed Eleonora Belli, rappresentante di Médecins sans Frontières, l’hanno presentato a Firenze

È in questi giorni nelle sale italiane Balcanica, il film d’esordio di Nicola Sorcinelli. A Venezia, alle Giornate degli autori, ha conquistato il premio del pubblico e il premio intitolato a Carlo Lizzani. Due giorni fa, il regista Sorcinelli, la protagonista Matilda De Angelis ed Eleonora Belli, rappresentante di Médecins sans Frontières, l’hanno presentato a Firenze.
Si tratta di un esordio coraggioso. Non una commedia, non un dramma sentimentale. La storia di un padre e un figlio che dall’Afghanistan cercano l’Italia, come terra promessa. E che provano ad arrivarci lungo la rotta balcanica. Confine dopo confine. Finché, quasi al traguardo, trovano i respingimenti delle guardie di frontiera. Siamo in un paese non identificato, ma al confine fra i paesi balcanici e l’Unione europea: fra Bosnia e Croazia, o fra Serbia e Croazia.

Matilda De Angelis: “Un film necessario”
Matilda De Angelis, appena trent’anni e già due David di Donatello vinti, è protagonista del film insieme a Iwar Wafaei e a Babak Karimi. Matilda, del film, è anche coproduttrice. “Questa storia mi ha appassionato fin dall’inizio, fin dalla prima versione della sceneggiatura che ho letto”, dice Matilda. “Ho desiderato di farla, da subito. E di esserne parte in causa, anche produttivamente. Di mettere sul piatto la credibilità che ho conquistato, in dieci anni di lavoro come attrice. Non è stato facile: non è stato facile neppure girare, in ambienti freddissimi, foreste in Serbia che vengono chiamate ‘la Siberia dei Balcani’. Ma era un film necessario, un film che sono felice di aver fatto”.
Matilda interpreta Greta, una giovane dottoressa italiana che opera con una Ong. Cura le ferite di questi migranti che cercano di nascondersi nei boschi, che cercano di rendersi invisibili. Va a cercarli nei loro rifugi. A volte non li trova più: sono partiti, a cercare di superare una montagna, un confine, che spesso diventa il confine fra la vita e la morte.
Con una narrazione asciutta, incollato al volto dei suoi protagonisti, ‘Balcanica’ racconta un dramma contemporaneo senza cercare la lacrima facile. Racconta vite nella terra di nessuno, corpi martoriati, fughe, sogni, paure. La macchina da presa mostra, senza spiegare troppo. Mostra una realtà non così lontana, geograficamente, dalle nostre vite, dalle nostre case, dai nostri salotti.
“Volevo rendere onore e giustizia alle persone che fanno il lavoro di Greta, che sono al servizio di queste persone e cercano di portare cura e conforto in mezzo all’inferno”, dice Matilda De Angelis. “Cercavo di essere quasi invisibile, in mezzo a questa storia”.
"Queste persone vivono traumi fisici e psicologici”
“Medici senza frontiere lavora in Bosnia, in Serbia e nei Balcani da oltre dieci anni”, dice Eleonora Belli. ‘Quello che vediamo è la conseguenza delle politiche migratorie sempre più dure, attuate dai paesi europei. Dopo i respingimenti violenti che i migranti subiscono alla frontiera, questi migranti si sentono sempre più in colpa. Ci sono problemi anche psicologici, non soltanto fisici. E poi ci sono episodi di violenza, tortura, sequestri, minacce. La metà dei pazienti che abbiamo visitato in Bosnia avevano enormi problemi di salute mentale”, dice Eleonora, che ha una formazione come psicologa e lavora da tempo con Medici senza frontiere.
Nel film, i due protagonisti fuggono dall’Afghanistan dopo che in quel paese il regime dei talebani ha bandito la musica. Loro, musicisti, non sentono di poter rimanere. “Fra i diritti fondamentali dell’essere umano, si può pensare che l’arte sia una cosa piccola e secondaria. Invece la creatività, l’atto creativo, l’arte sono la più grande forma di opposizione alla distruzione”, dice Matilda De Angelis.
Medici senza frontiere deve anche affrontare una Babele linguistica: le lingue di provenienza dei migranti, quelle slave del personale balcanico, quelle dei volontari. “A volte è molto complicato, ci affidiamo a mediatori linguistici”, dice Eleonora Belli.
"Racconto sempre questa storia: sul set c’era una dottoressa serba, che controllava che ciò che facevo sul piano medico fosse credibile", racconta Matilda De Angelis. “Questa dottoressa parlava solo serbo, e mi parlava per delle mezz’ore in serbo. Io le rispondevo in italiano. Dopo un po’, abbiamo cominciato a parlare per ore, riuscendo ad avere una conversazione sensata”.
A Trieste, Medici senza frontiere ha aperto uno sportello sociosanitario per facilitare l’accesso al Sistema sanitario nazionale di persone migranti, rifugiati e richiedenti asilo, fornendo anche accoglienza sanitaria notturna d’emergenza.
“Le persone che raggiungono i Balcani hanno già alle spalle mesi di un viaggio estenuante, fuggendo da paesi come l’Afghanistan o il Sudan”, si legge in una nota scritta da Medici senza frontiere. “Lungo la rotta, subiscono violenze estreme. Ma il trauma non si ferma qui: a pochi chilometri dall’Unione europea, affrontano continui tentativi falliti di attraversamento, respingimenti violenti, freddo estremo, minacce da parte di gruppi criminali, esclusione da servizi essenziali come l’assistenza sanitaria. Subiscono l’impatto devastante di politiche europee basate su deterrenza e respingimenti, che li costringono a viaggi sempre più pericolosi”. Uno di questi viaggi, un viaggio immaginario, ma che ne racchiude infiniti altri reali, è quello raccontato da un film come Balcanica.
Ultimo aggiornamento: Domenica 11 ottobre 2026, 18:53
