Il premio Solinas 2026 ci dice una cosa bella: i nuovi talenti della sceneggiatura sono donne
I testi inviati al concorso erano tutti rigorosamente anonimi, ma la maggior parte dei premi è andata a sceneggiatrici. Ha vinto il premio per il miglior soggetto Antonella Gaeta, che ha scritto insieme ad Ardalan Nabavinejad il soggetto de “La cerimonia”

Da anni, c’è un premio in Italia che valorizza i nuovi talenti nella scrittura. O meglio, in quella particolare forma di scrittura che è la sceneggiatura, la scrittura per il cinema e le serie televisive. È il premio dedicato alla memoria di Franco Solinas, lo sceneggiatore sardo che scrisse per Pontecorvo, Joseph Losey e Costa Gavras.
Il premio Solinas è un piccolo grande festival delle idee. In Sardegna, nel cuore dell’isola della Maddalena, si sono incontrati dal 23 al 27 settembre sceneggiatori, sceneggiatrici, produttori, produttrici, registi, giornalisti. Si sono parlati, si sono scambiati idee. Sono nati progetti. E sono stati consegnati dei premi. La cosa che, a prima vista, colpisce è che i premi sono andati quasi tutti a sceneggiatrici donne. Nonostante i testi inviati al concorso fossero tutti rigorosamente anonimi.
Antonella Gaeta
Ha vinto il premio per il miglior soggetto Antonella Gaeta, che ha scritto insieme ad Ardalan Nabavinejad il soggetto de “La cerimonia”, che ha come titolo originale “Alan Danai – Stranieri nella notte”. Antonella Gaeta è una sceneggiatrice e giornalista già piuttosto nota: ha lavorato con Pippo Mezzapesa nella scrittura della serie “Avetrana – qui non è Hollywood”, ed è apparsa spesso nella trasmissione Cinematografo, come critica cinematografica. Ha lavorato anche con Daniele Vicari, Federica Di Giacomo e Paolo Sassanelli.
La storia che Antonella e Ardalan raccontano è quella di un incontro fra una studentessa iraniana e un giovane uomo, nella notte della veglia funebre di una signora, una vecchia ex attrice del cinema persiano ai tempi dello Scià.
“Il film è ispirato da un episodio realmente accaduto ad Ardalan Nabavinejad, una veglia funebre dedicata alla madre di un suo amico iraniano, l’attore Babak Karimi, impossibilitato a tornare in Italia a Ostia, nell’immediato, perché bloccato in Iran. La madre di Babak era una nota attrice iraniana Alam Danai, venuta a vivere in Italia mezzo secolo fa”.
Le sei giovani vincitrici del premio Solinas Experimenta Serie
Sono tutte donne le sei giovani vincitrici del premio Solinas Experimenta Serie, nato in collaborazione con Rai Fiction. È un concorso per progetti di serie destinate a Raiplay, con episodi di circa venti minuti ciascuno. Ogni progetto riceve una borsa di sviluppo di duemila euro, finanziata da Rai Fiction.
Vincono Federica Corti e Michela Nuti con “Mèsa”, una serie che si ispira alla vita di una cantautrice indie romana. “Raccontiamo la paura di non farcela, le crisi di un’artista, la distanza fra realtà e desiderio”, dicono le autrici. “Vogliamo anche raccontare la scena indie romana, e ci piacerebbe molto che ad interpretare la serie fosse la stessa Mèsa, con partecipazioni di alcune guest star”, dicono.
Cristina Ceccarelli è stata premiata per il soggetto di una serie che si chiama “Signorì”. “E’ una medical comedy con protagonista una neolaureata, che si trova a sostituire un medico di base in uno dei quartieri più difficili di Napoli, Sam Giovanni a Teduccio”, dice Cristina. “La protagonista sbaglia, cade continuamente, nel lavoro come nella vita privata: è l’anti doctor House, non fa quasi mai la scelta giusta. Credo che questa serie rappresenti bene la nostra generazione, in cui per anni studiamo libri e manuali, ma niente ti prepara all’impatto col lavoro, con la vita vera”.
Sono tre le autrici del soggetto della serie “Au pair”. Si chiamano Margherita Arioli, Valentina Morricone e Anita Della Cioppa. “Parliamo di tre giovani persone straniere che lavorano alla pari, da cui l’ ‘au pair’ del titolo, in famiglie italiane”, dicono. “Ci piaceva l’idea di raccontare la famiglia italiana attraverso sguardi stranieri. E vedere la famiglia come un sistema aperto, con legami che non sono solo quelli del sangue”, dice Margherita Arioli. Protagonisti della serie una ragazza argentina, un ragazzo albanese, una ragazza degli Stati Uniti. “Ci piacerebbe che gli attori fossero volti nuovi, esordienti”, dicono.
Le tre giovani sceneggiatrici ragionano anche sul futuro del cinema italiano: “C’è bisogno di allargare l’accesso a questo lavoro. Ci sono storie che non conosciamo, che hanno bisogno di essere raccontate. Il bacino a cui oggi si attinge è quello di una sola classe sociale, sempre la stessa. Le persone che potrebbero raccontare storie diverse non hanno accesso a questo mestiere”, dice Anita Della Cioppa.
Ultimo aggiornamento: Sabato 10 ottobre 2026, 18:12
