Armani dopo Giorgio. Nuovo inizio con Silvana. E Blazy rinnova Chanel
Doppio debutto d’autore: la nipote del fondatore e il nuovo direttore creativo. Continuità a attenzione al comfort per l’erede, riletture audaci per Matthieu.

A Parigi il nuovo si (tra)veste da eredità. Due debutti cuciono passato e futuro con un punto invisibile. Da un lato, la conferma nel calendario ufficiale di Giorgio Armani Privé dove esordisce alla guida Silvana Arman, nipote del grande stilista, testimonia come la famiglia e la custodia del patrimonio creativo restino ancora narrative determinanti. Dall’altra, l’esordio nell’atelier del su misura di Matthieu Blazy per Chanel sta incarnando una riformulazione audace del patrimonio della casa, dove ogni cucitura è leggenda. Sono loro i nuovi demiurghi all’opera, determinati a tessere incantesimi oltre la soglia del sogno.
Quando Chanel pianta funghi alti come campanili nel Grand Palais, non sta facendo botanica. Sta lanciando una sfida: credere alla magia, ma con gli occhi aperti. La foresta è rosa, i salici piangono zucchero filato, l’aria sembra un trailer d’animazione. Poi ti accorgi che il vero incantesimo non è il set. È il lavoro. Matthieu Blazy lo mette in chiaro con una frase che suona come un manifesto: "L’alta moda è la vera anima di Chanel". E infatti apre con un tailleur che non recita il tweed, lo spoglia. Trasparenze di mousseline di seta, tinte tenere, taglio chirurgico. In quella leggerezza si vede tutto, anche la catena storica cucita nell’orlo, quel peso segreto pensato per far cadere bene la giacca. Il resto è couture che smette di fare la timida.
Piumaggi evocati senza usare piume, costruiti con ricamo, plissé, intrecci, sovrapposizioni che fanno volume con la pazienza e non con l’effetto. Il dialogo fra flou e tailleur diventa una coreografia di mani, con le competenze dei laboratori le19M a tenere insieme tessitura, ricamo e pieghe come architetture portatili. Una lettera, una boccetta di N°5, un rossetto rosso. Oggetti che diventano tessuto o gioiello. Scivolano in tasca, vengono cuciti negli interni, sospesi alla catena. Così l’interno diventa esterno e la couture torna a essere confessione.
In mezzo passa anche la realtà, con una canotta e jeans in realtà riprodotti in mousseline. È una favola, sì, però concreta, per donne che viaggiano, si muovono, amano, e pretendono abiti fluidi per una vita fiabesca ma possibile. Coco lo aveva detto senza lirica, proprio per questo sempre lirica: "Il lusso deve essere comodo, altrimenti non è lusso". Il bosco, alla fine, può anche svanire. La tecnica no. E questa è la sola magia che Chanel può permettersi: quella che funziona.
Poi arriva Armani Privé, e l’aria cambia. È la prima volta senza Giorgio, e quel vuoto taglia più di qualsiasi scollatura; Silvana Armani debutta alla couture con Jade, nel segno della continuità ma con uno sguardo femminile coerente e diverso. "L’oro è prezioso, ma la giada non ha prezzo". Questo antico proverbio cinese sembra essere il mantra segreto cucito negli orli di ogni abito che sfila. Il verde minerale si fa palette, trasfigura in rosa e in bianco, con il nero a essere contrasto grafico. E si fa tatto: rasi e sete, tailleur d’impronta maschile resi leggeri, giacche precise svuotate di struttura, bustini ricamati con pantaloni dal taglio maschile, abiti a colonna mossi da tagli e drappeggi sapienti, tuniche longuette che si aprono rivelando pantaloni dalla linea esatta, pullover fatti di frange preziose.
I ricami si posano sugli abiti o diventano dettagli inattesi, come nel gioco dei fazzoletti da taschino ricamati a mano in modalità ingannatrice. Per anni, Silvana Armani è stata definita “il braccio destro”, “l’erede stilistica”, “la nipote prediletta”. Etichette che, seppur vere, non hanno evidenziato la sua specifica identità creativa.
Il suo lavoro sull’Emporio Armani e sulle collezioni donna ha sempre mostrato una cifra distintiva: se Giorgio tendeva all’archetipo, all’idea platonica della giacca o del pantalone Silvana ha sempre guardato alla donna in carne ed ossa, alle sue esigenze di movimento, di comfort, di rappresentazione quotidiana, in linea con il lavoro di Re Giorgio che non a caso è evocato alla fine nell’abito da sposa, l’ultima sua creazione.
Matthieu e Silvana: due fiabe, zero infantilismi. La couture torna a essere ciò che dovrebbe: un lusso che non chiede scuse e non chiede pose. Se deve volare, vola. Ma atterra sempre nella vita.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 3 settembre 2026, 20:22





