Gonne d’autore. Il piacere dell’ambiguità. E il corpo che irrompe
Oltre il malcostume e la polemica politica, Prada propone proprio “The Skirt“. Nella giornata d’apertura torna l’ottimismo: previsti ricavi per 91,6 miliardi .

Mancinelli
Tajani consiglia una moglie "con la gonna un po’ più lunga", garanzia tessile di affidabilità (poi si scusa). Roberto Vannacci rilancia: "Io una donna la preferisco sempre senza gonna". Intanto Prada apre Milano Moda Donna con “The Skirt”. La politica consegna al cronista il pezzo già imbastito. La moda ha ottenuto una delega ai (mal)costumi sociali. Miuccia Prada e Raf Simons restituiscono alla gonna il piacere dell’ambiguità. "La gonna è un oggetto contemporaneo, perché è flessibile, adattabile. Invita alla contraddizione", dice la stilista. La primavera-estate 2027 prende una silhouette grafica e rigorosa e la sottopone a continue variazioni. "I confini, paradossalmente, liberano la creatività", conferma Simons. Il metodo ricorda gli Esercizi di stile di Raymond Queneau: lo stesso episodio raccontato 99 volte, cambiando registro, ritmo e vocabolario. Prada procede per affinità: la gonna ritorna, l’occhio riconosce una parentela, poi un materiale o un abbinamento sposta tutto. Ogni ricomparsa corregge l’impressione precedente.
Il capo che credevamo di conoscere cambia inflessione. Stesso argomento, conversazione diversa. Il velcro ospita ricami in cristalli; i bottoni automatici metallici si ingioiellano; la crinolina affiora come guscio decorativo. Il cotone imita pelle e camoscio, i tessuti industriali si piegano in plissé, il nylon rinasce in cristallo. "Molte delle nostre scelte sfidano la logica", osserva Raf. Una gonna si prolunga oltre il corpo e va tenuta in mano: la variazione modifica persino il gesto. Con una camicia, un maglione o una fascia per il seno lo stesso capo racconta un’altra persona. La donna si veste e cambia versione, con buona pace della sua pagella matrimoniale.
Simons parla della "paradossale eternità di queste idee stagionali". È una frase indiscreta per un’industria tenuta a vendere il nuovo ogni sei mesi e dimostra che una gonna ha più sfumature di certi dibattiti parlamentari. Fuori, il calendario ha fretta: da ieri al 28 settembre, 203 appuntamenti, 61 sfilate, 88 presentazioni, 54 eventi. Camera Moda prevede ricavi 2026 a 91,4 miliardi di euro, in calo dell’1,6 per cento.
L’ottimismo sfila, il reparto ragioneria prende appunti. Le mani del Made in Italy meritano contratti, oltre ai primi piani nei film celebrativi. Venerdì 25 debuttano da Moschino Loris Messina e Simone Rizzo, fondatori di Sunnei, decisi a trattare "il pop come strumento critico". Ereditano da Franco una licenza di irridere la moda dentro la moda: occorrerà meritarsela. Maria Grazia Chiuri da Fendi e Meryll Rogge da Marni affrontano la seconda prova; Versace aspetta il 2027. Da Diesel, l’educazione è ottima, il guardaroba ha preso una cattiva strada. Glenn Martens saluta in un tunnel nero e disadorno, fra strutture metalliche e due grandi ventilatori. Fumo e luci rosse completano l’uscita dal collegio sul retro del club.
La moda conserva il perimetro del vestire perbene e lo consegna alla corrosione, con l’eleganza leggibile attraverso il danno. Tutto appare consumato, tarlato. Il denim contagia la maglia, le trasmette il proprio disordine. Le buone maniere resistono solo nella silhouette. Martens tratta l’usura come un ricamo rovesciato: lavora sulla perdita, le dà una forma desiderabile. Il guardaroba mantiene le referenze, ha compromesso la reputazione. Poi il colpo di scena: alcuni giovani, prima confusi fra gli spettatori, si contorcono in preda agli ormoni. Sono persone comuni. Il corpo irrompe nella recita della moda, si prende la libertà erotica abitualmente affidata a un’immagine professionale. Il borghese e il sessualmente rivoluzionario siedono sulla stessa poltrona. La donna accanto, archiviata con un’occhiata, manda in frantumi il nostro inventario delle persone.
Dopo sei anni Martens lascia Diesel per dedicarsi a Maison Margiela. Entrambe appartengono a OTB: Renzo Rosso conserva il talento, gli cambia indirizzo. "Ha trasformato il modo in cui il brand viene percepito", riconosce. Martens congeda il pubblico lasciandogli ogni certezza da rammendare ma tanta gioia da esercitare. Fine giornata: nata a New York nel 2022, Vogue World è uno spettacolo itinerante che intreccia sfilata, arti performative e raccolta fondi, adattandosi alla cultura della città ospite. A Milano apre il cuore e requisisce la Galleria.
Vogue ha promesso al Comune almeno due milioni di euro per iniziative culturali e sociali; la raccolta sostiene la riqualificazione di una biblioteca a Quarto Oggiaro: la filantropia, almeno, conosce le periferie. Si parla del caro biglietti: fare del bene resta un piacere socialmente selettivo. “Where The Future Is Made By Hand“: il futuro è fatto a mano, proclama lo spettacolo. Nei video di Bardia Zeinali, Vittoria Ceretti è “Vittoria.ai“, robot chic che osserva un automa malfunzionante cantare lirica dal balcone.
Il futuro ha anche problemi di vicinato. In programma Roberto Bolle e l’Inter: dal plié al contropiede, Milano sfodera il repertorio. Ospiti attesi Bianca Balti e Ghali. Per Milano è una vetrina internazionale; per Vogue la dimostrazione che una testata sa dirigere anche una città. La Galleria presta il prestigio, Quarto Oggiaro attende i lavori. Alla biblioteca, per fortuna, si entrerà senza essere in lista.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 settembre 2026, 05:17





