Il fascino della borghesia. L’eleganza è classica. Ma si sogna un altrove
Emporio Armani rompe gli schemi, Max Mara si fa cosmopolita. Roberto Cavalli apre agli eccessi. La piega confessionale di Dsquared2.

"O fa troppo signora o troppo Fiorucci": Carla Lonzi, critica d’arte e pensatrice femminista, cercava abiti e trovava due destini confezionati da altri. Lo annotava in Taci, anzi parla. Qualcuno si ricorda quando "borghese" era un insulto? E allora Chiamiamola borghese disambientata (un omaggio alla Alice disambientata di Gianni Celati) la signora che ha imparato a vestirsi per la vita che conduce e ora vorrebbe vestirsi per quella che le manca. La novità di stagione abita qui: un’eleganza classica attraversata dal desiderio di altrove. Vizi custoditi e vezzi lasciati in vista: sono donne, non ragazze, che sanno stare in società ma cominciano a domandarsi quanto ancora debbano starci.
Da Emporio Armani la partenza comincia dagli abiti. Silvana Armani e Leo Dell’Orco affidano al tempo un guardaroba che sembra aver già preso il largo: i cristalli di sale diventano trattamento e ricamo, le tinture a freddo alterano l’uniformità del colore, il lino imita superfici usurate. Il seersucker si accartoccia, il velluto laserato si screzia, le organze trattengono riflessi d’acqua mentre le giacche perdono rigidità e i pantaloni prendono aria. Grandi borse e pantofole di corda completano la disponibilità alla partenza. Per la borghese disambientata, viaggiare significa scegliere un itinerario. A fornirlo, ci pensa Max Mara: le pioniere cosmopolite degli anni Trenta, con Freya Stark, scrittrice e viaggiatrice britannica fra Persia e Arabia, a guidare la spedizione, suggeriscono che cambiare paesaggio serva anche a sottrarsi alla descrizione che gli altri fanno di noi. La giacca safari annodata sul fianco, il gilet cargo accostato alla sartoria, la tuta d’organza traducono l’avventura in un guardaroba praticabile. La borsa passa da tracolla a clutch a zaino.
Da Brunello Cucinelli, la rafia riprende gli intrecci della paglia di Vienna: un frammento dell’arredo si mette in movimento e abbandona la sedia. L’uncinetto acquista volume, le trame si aprono sulla pelle; camicie maschili e pantaloni cargo trattengono l’insieme nella quotidianità. Il tempo delle mani artigiane diventa il suo lusso, mentre lei coltiva l’antica aspirazione di sembrare spontanea dopo essersi preparata con cura.
Poi passa da Dsquared2 e la questione prende una piega confessionale. Dean e Dan Caten fanno dei rosari chiusure per le giacche, introducono lingerie nei completi e, sullo sfondo, il “Romeo + Juliet” di Baz Luhrmann. Da Genny, Sara Cavazza Facchini ci conduce nel deserto, luogo adatto a perdere le coordinate sociali. Il blu cobalto dei Tuareg incontra gli azzurri, i paprika e quelli delle oasi. Le giacche pesano quanto camicie, i foulard diventano struttura di top e abiti, gli scolli morbidi fanno affiorare reggiseni, la tipica orchidea della casa incontra l’animalier e raggiunge il denim.
Dal deserto all’asfalto di Los Angeles, il viaggio continua da Roberto Cavalli. Fausto Puglisi accoglie la signora con gli eccessi degli anni 2000 e una città in cui convivono splendore e inquietudine. Le stampe si accumulano: leopardo, tigre, fiori, pitone. Il guardaroba perde la prudenza degli abbinamenti; il denim viene tagliato, disfatto, ricomposto; il tulle stampato si divide in strisce e torna insieme. Il corpo entra in scena attraverso jersey aderenti, sottovesti e top asimmetrici, mentre la morbidezza del sari incontra la sartoria napoletana del blazer. I sabot gioiello compromettono ogni tentativo di passare inosservata: il viaggio prende la forma di una libertà esibita, indiscreta e il decoro resta a casa.
Da Marni la borghese trova l’altrove nel proprio armadio, un po’ come faceva Consuelo Castiglioni, fondatrice del marchio e ammiratrice di Prada e Miu Miu: gonna al ginocchio, cardigan, cappotto diritto, borsetta composta. Sono gli accordi a guastarsi. E per fortuna. L’abito color vino incontra calze e scarpe gialle; il top arancio accende una gonna azzurra con sottile cintura rossa. Giacche ampie sopra gonne brevi, bermuda con calze alte, corpetti accorciati. Le trasparenze e bordi scuri dell’intimo compromettono la rispettabilità. Il familiare diventa estraneo attraverso scarti precisi. Il rischio? Un’eccentricità tanto amministrata da diventare un altro galateo. La nostra borghese conserva il posto in società. Ma si prende la libertà di sedercisi storta.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 25 settembre 2026, 05:19





