Il lusso dei ritmi urbani . Estetica della praticità. E il piacere di mostrarsi
Tod’s pensa a una donna sensibile e disinvolta. Gucci fra decoro e sensualità. Il “giardino all’italiana“ di Luisa Spagnoli. Da Moschino regna l’irriverenza.

Milano sfila, debutta, litiga: gli abiti mettono di buonumore, i tragitti provvedono a guastarlo. Location agli antipodi e orari ravvicinati presuppongono la bilocazione di sant’Alfonso de’ Liguori: requisito mistico sfuggito ai brand. Da Moschino debuttano Loris Messina e Simone Rizzo, già fondatori del brand Sunnei; Demna affronta la terza sfilata per Gucci. Con Sportmax e Blumarine, le ragioni per esserci abbondano. Il problema rimane arrivarci.
Tod’s risponde al nervosismo milanese con una donna che ha da fare, e si veste di conseguenza. Il direttore creativo Matteo Tamburini parte dai Novanta, quando film, immagini e influenze allargavano l’orizzonte. Muove "dalla libertà di reinterpretare ciò che ammiriamo attraverso la sensibilità di ciò che siamo". Il formale frequenta il funzionale. Il trench guida il discorso, in pelle traforata, nappa o Windsilk, intreccio di seta e nylon; la versione corta ne sposta le proporzioni. Il biker in vitello morbido aggiunge disinvoltura; il Pashmy porta la pelle verso una mano setosa. Toni naturali e bruciati si ravvivano di zafferano, rosso e blu orizzonte. I foulard suggeriscono geometrie essenziali. Il Gommino diventa Bilbao, affusolato e scollato, o dialoga con la ballerina e la sneaker; dall’archivio torna la Candy Bag, allungata come una caramella.
Invece da Gucci Demna tesse le lodi "di un lusso che vuole essere visto", dice Demna. Alla sua terza sfilata, “The Store Show”, lo stilista dichiara compiuta la propria visione. La ambienta in un negozio futuro, con uomo e donna in successione. Dopo tanti pellegrinaggi, un approdo alla realtà: vestiti da desiderare, provare e portare via (se si ha un gonfio conto in banca). Lui vuole pantaloni alla caviglia, mocassini senza calze, abiti aderenti dalle spalle a pagoda. Lei mixa maneggio e strade di città, camicie maschili e rugby, gonne a pieghe in tartan, pelle e lana a quadri. "È una questione di tensione fra decoro e sensualità", precisa Demna.
La lingerie sotto lo shearling, la fascia ha tre morsetti, l’abito “gravity” trattenuto da un peso a goccia traducono il programma in fatti. Nelle borse il bambù si ricompone in segmenti di pelle flessibili; i morsetti passano dal minuscolo allo smisurato. Le slipper da boudoir escono di casa, il mocassino affila la punta, gli stivali recuperano le staffe: l’archivio si presta a qualche infedeltà ben eseguita. L’aristocratico ribelle, lo snob e l’eccentrico vogliono appartenere e distinguersi: una contraddizione che tiene occupati sarti e psicoanalisti. Demna la riporta al corpo, alla scelta di una borsa, al piacere di uscire ben vestiti e di farlo ben vedere.
Da Luisa Spagnoli il giardino all’italiana trasloca nell’armadio. La p-e 2027 apre con l’ampio chemisier in satin floreale, poi scioglie le geometrie fra gonne pareo, jersey drappeggiato e una sahariana in piqué abbinata alla microgonna. La camicia maschile, con plastron e dettagli gioiello, accompagna la gonna a tubo in maglia. Giacca in lino e shorts balloon prendono l’aria. Nei bustini a vita bassa e nelle gonne a corolla passa Audrey Hepburn in Sabrina; una tuta bianca e nera riporta il sogno in città.
Dopo averci fatto attraversare Milano in ogni direzione, la moda porta il traffico in passerella. Succede da Moschino, al debutto di Loris Messina e Simone Rizzo: sfila una folla da grande città, fra cui le modelle camminano disinvolte. Pantaloni da ciclista, crochet, abiti da diva, gonne a crinolina e abiti manifesto si incontrano come sconosciuti al semaforo: la vicinanza basta, la coerenza si arrangi. È tutto volutamente senza filo logico. I registri cambiano di continuo; il guardaroba sembra avere invitato persone che a cena metteremmo ai due estremi del tavolo. Ne viene un buonumore urbano, capace di restituire agli abiti la libertà di capitare nella stessa giornata. Messina e Rizzo si esprimono per aforismi: "Il lusso dell’intelligenza", "Il fascino dell’irriverenza sta nella precisione".
Lo spirito di Franco Moschino passa attraverso questa indisciplina: un’ironia che interroga immagine, consumo e identità. L’archivio è studiato per assorbirne il pensiero; trasformare l’ironia in uno stile, avvertono, la riduce a ornamento. "Prontomoschino?". La città risponde. Il buon gusto è invitato a partecipare, ma non a dettar legge. Bravissimi.
Ultimo aggiornamento: Sabato 26 settembre 2026, 05:18





