Il romanticismo di Chanel. Leggerezza e malinconia nel trionfo del tailleur
Blazy evoca linee da anni Venti e Trenta, con lampi di colori squillanti. Fiori e leopardi da Vivienne Westwood. Le sete di Ann Demeulemeester.

Sciopero generale degli studenti, città sotto pressione, l’euro scende al minimo da 17 mesi e i timori sul debito francese e l’instabilità politica fanno salire gli interessi che lo Stato deve pagare. Honoré de Balzac avrebbe riconosciuto la scena: la moda rende desiderabili i propri prezzi, il governo fatica a rendere credibili i propri conti. Ai creditori il tweed interessa meno del deficit. Da Chanel, intanto, proprio il tweed convince anche i contabili. Le vendite riprendono slancio e Matthieu Blazy attira nuove clienti restituendo sorpresa agli abiti e alle borse della maison. Una donna inventò quel linguaggio di libertà; un uomo lo rimette in circolazione, con talento e risultati. Sotto la luna al Grand Palais passa uno stormo di uccelli migratori. Stanno andando via o tornando? Matthieu Blazy lascia che la domanda accompagni una collezione attraversata da un romanticismo malinconico, acceso dalla gioia dei colori squillanti. Viene in mente l’invito di Paul Valéry a essere "leggeri come un uccello", ripreso da Italo Calvino nelle Lezioni americane.
Blazy osserva proprio questo: le donne contenute in Gabrielle, dalla ragazza che si libera del corsetto alla signora che infila il tailleur con agio sovrano. "Si tratta delle donne che si nascondono in ogni donna", dice. La Conversation, parte terza, segue queste identità mentre si cercano, si contraddicono, si ereditano. Le stecche, le baschine, le increspature sopravvivono come tracce delle costrizioni attraversate: persino l’emancipazione conserva una memoria materiale. "La bambina che fui è con me, oggi", diceva Gabrielle. Blazy le offre un nuovo guardaroba di libertà. Trionfa il tailleur. Le linee allungate evocano gli anni Venti; la sera scivola negli anni Trenta, fra sbiechi, paillette e perle su abiti da indossare come una maglietta. Il guardaroba maschile viene aperto, tagliato a vivo, trasformato in gilet e ricomposto con gonne a tubino. Poi gli abiti ariosi sembrano prendere il volo e i tutù ricordano le ballerine di Degas: tutta la disciplina necessaria perché un corpo appaia senza peso. La sartoria conosce questa fatica segreta.
Le piastrelle Art Déco del Palais de la Femme assistono a un’irruzione di fiori, leopardo e corsetti di tulle. Il luogo scelto da Andreas Kronthaler per Vivienne Westwood compie cent’anni. Qui il nome di una donna incontra la storia di altre donne. Andreas Kronthaler, vedovo di Vivienne, le vive con tenerezza indisciplinata. Farida Khelfa apre, Natasha Lyonne sfila in un soprabito di fiori e leopardo, i tessuti ad arazzo accendono la tavolozza. Il vichy e le camicie da notte in seta e cotone convivono con la “Cheat Jacket“ del Seicento, preziosa davanti ed economica dietro: l’arte di apparire conosceva già la contabilità. Vivienne ritorna in forma di pettirosso, icona della collezione.
Dal palazzo delle donne al refettorio dei frati: al Réfectoire des Cordeliers, Stefano Gallici presenta “Lonesome Heaven“ per Ann Demeulemeester, con la fondatrice in prima fila e Chelsea Wolfe che canta dal vivo. Il direttore creativo Stefano Gallici attraversa il deserto californiano e la Hollywood di Sunset Boulevard: ne riporta bianchi gessosi, nero, denim scolorito, camicie vittoriane e giacche napoleoniche. Le fodere bianche affiorano dalla seta nera; piume scure occupano il posto delle mostrine, la pelle sembra aver attraversato altre vite. Ethel Cain chiude in pizzo Chantilly nero, con un abito edoardiano disegnato insieme a lui.
Le donne continuano a firmare: Ann custodisce il vocabolario, Chelsea gli dà voce, Ethel interviene sulla frase. Miuccia Prada continua a firmare il presente: da Miu Miu mescola sartoria, pantaloni da tuta e ricami. La storia delle donne passa anche da una sneaker che rovina, con metodo, le buone maniere del tailleur da sciura.
Ultimo aggiornamento: Martedì 6 ottobre 2026, 05:19





