Osare la stravaganza. La “nuova“ femminilità fra minigonne e uniformi
Ermanno Scervino punta su ambienti marini. Ferragamo evoca toni militareschi. Dolce & Gabbana citano “Il Gattopardo“. I sapori romani di Laura Biagiotti.

Mentre la settimana della moda milanese si avvia alla conclusione, torna la tentazione di partire con la mente lasciando il corpo in città: Ermanno Scervino salpa con un equipaggio che ha letto il regolamento e lo trasforma in abito. I galeoni Bounty, Marlon e Tarita forniscono l’alibi a una traversata di materiali: nappa color legno bruciato, lino da vela, suède nei toni dei cordami, cotone candido come la spuma del mare, cotone blu dalle sfumatura che scivolano dal denim all’acquamarina. Le giacche da corsaro, percorse da galloni, incontrano minigonne gonfie, jeans maschili e shorts di pelle. Sotto la marsina affiorano sottovesti di pizzo e corsetti scultura; la mantella da tempesta è d’organza, deliziosa imprudenza per chi affronta soprattutto rovesci mondani. Rafia all’uncinetto, vimini e zoccoli borchiati completano il bagaglio. Il pregio è l’attrito fra uniforme e intimità, ruvidezza e trasparenza: la sirena ha preso casa in centro.
Da Ferragamo, Maximilian Davis s’ispira agli anni ’40, quando la guerra ridisegnò ruoli, mansioni e divise femminili, e li sottopone a una seduta spiritica carnale. Gonne a matita e tasche da caserma evocano una operosità d’emergenza; due cinture stringono la vita, le camicie di pelle autorizzano immaginari militareschi. Ma è proprio dall’uniforme che la collezione prende le distanze. Sopra, un trench di gomma traslucida: ciò che pare plastica trasparente diventa una custodia indiscreta mentre il cuoio scende fino a terra e le paillettes increspano gli abiti. Viene in mente Lee Miller, modella diventata fotografa e, durante la II Guerra Mondiale, testimone in prima persona: "Preferisco fare una fotografia che essere una fotografia": una frase illumina il passaggio dalla donna rappresentata a quella che agisce e decide come mostrarsi. Ma essere guardata le piace ancora, dondolando su tacchi curvi, eredi della zeppa F del 1947.
Da Dolce & Gabbana non si espatria dalla Sicilia. Si esce dal palazzo avito in lingerie, cariche di gioielli, portandosi dietro perfino la tappezzeria. "Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi": la frase di Tancredi ne Il Gattopardo apre il comunicato della sfilata: una sincerità spericolata, per una collezione. Il titolo è “Stravaganza Siciliana”. Il pizzo pastello incontra il leopardo, con sfacciataggine e dolcezza. Broccati e damaschi diventano abiti e giacche: stoffe nate per rivestire un salotto finiscono addosso a donne desiderose di svestirsi. Le minigonne introducono uno scandalo nella rispettabilità di famiglia; la lingerie affiora sotto il rigore degli abiti. Il brand è forte nel dare appetito alle cose solenni, nel sottrarre i tessuti preziosi alla loro antichità, nel trasformare i lampadari in gioielli di perle e croci che convivono con cammei, coralli e talismani. Ma questa sicilianitudine, esatta ed esportabile, non somigliar a una parte teatrale dalla quale gli interpreti faticano a congedarsi? Bufalino scriveva che "le Sicilie sono tante". Quella contemporanea, urbana, contraddittoria avrà prima o poi diritto accanto alla baronessa o alla vedova allegra?
Quando Laura Biagiotti porta Roma a Milano, si respira l’aria dell’Aventino. La collezione comincia da uno chemisier di cartoline, memorie e messaggi per un affetto lontano. Bianco, avorio, rosa d’alba, arancio, grigio e azzurro seguono le ore della città, dal travertino mattutino ai riflessi del Tevere. Tubini, completi, gilet e linee allungate costruiscono il giorno, poi trasparenze e sovrapposizioni ne incrinano il rigore. Il profumo “Roma” incontra quello del Roseto Comunale e infine, torna l’abito bambola, rosa, con balze e ruches: un classico che parla alle ragazze senza mettersi in cattedra.
A proposito di ragazze e colori pastello: David Koma spedisce Blumarine in California, dove l’ingenuità frequenta la camera da letto. La bomba sexy bohémienne attraversa spiaggia e passerella in babydoll d’organza, culotte a volant. Dopo stagioni di romanticismo oscuro, entra il sole: pastelli scoloriti, rose in rilievo paillettes trasparenti e gonne increspate, bomber e body traforati vestono una sirena cresciuta fra MTV e Playboy. Poi arriva l’UGG Enwrap Clog, ricoperto di pietre cabochon o coperto dalle piume. La ragazza Blumarine appare innocente perché sa quanto a volte sia utile sembrare (solo sembrare) ingenua.
Ultimo aggiornamento: Domenica 27 settembre 2026, 05:16





