Autonomia e formazione Inclusione: si alzi il ’Sipario’
I ragazzi della cooperativa fiorentina sono un modello da export Il presidente Martelli Calvelli: «Basta dire ’poverino’. La loro dignità passa dal lavoro»

In via Aretina 151/r, a Firenze, l’inclusione ha il profumo di ribollita e il ritmo frenetico di una cucina. I Ragazzi di Sipario non è solo un ristorante, ma una cooperativa sociale di tipo B nata nel 2007 dall’iniziativa di un gruppo di famiglie desiderose di dare un futuro professionale ai propri figli con disabilità intellettiva o sensoriale. A guidarla è il presidente Marco Martelli Calvelli, amministratore e padre di Cosimo,uno dei giovani coinvolti. Qui la proprietà è interamente dei ragazzi: i genitori restano nell’ombra come soci volontari. La cooperativa è stata protagonista anche all’evento della Leopolda ’Italia Insieme’. Presidente, il vostro motto è ’dove niente è scontato’. Come si traduce nel quotidiano? «Nei nostri prezzi, abbastanza popolari, ma anche nella scoperta a livello umano. I nostri ragazzi non sanno gestire l’emotività: c’è chi serve ai tavoli con un sorriso radioso, chi balla e chi magari è più scontroso. È una realtà viva, senza filtri». Un ristorante ’accessibile’ per chi ci lavora e per i clienti. «Certo. Anche i turisti apprezzano l’autenticità, li accogliamo sempre, anche a orari diversi da quelli a cui siamo abituati. Molte famiglie con figli con disabilità vengono a trovarci da tutta Italia, come quella volta che un ragazzo di Locri, vedendo i nostri all’opera, si è messo a sparecchiare un tavolo su mio invito a provare». È molto severo sul rifiuto del pietismo. Perché? «Il ’poverino’ è il peggior nemico dell’autonomia. Se un ragazzo sbaglia a mettere una forchetta, lo riprendo come farebbe qualsiasi datore di lavoro, perché so che può farcela. La dignità passa dal lavoro: i nostri ragazzi sono a libropaga, affrontano i rischi della cucina vera secondo le loro possibilità». A Sipario voi genitori siete ’montatori’ di un film scritto, diretto e recitato dai vostri figli. Con quale obiettivo? «La loro autonomia, fondamentale per affrontare con realismo il ’dopo di noi’. Molti ragazzi formati qui sono poi andati a lavorare in alberghi o pasticcerie: questo è il successo del nostro modello. E chissà che non possa estendersi su più ristoranti». Qual è la ricetta per gestire la fatica burocratica di una cooperativa? «Stare con i ragazzi: ti danno iniezioni di entusiasmo che ti fanno capire i veri valori». Se foste un monumento di Firenze quale sareste? «Il David: belli e rappresentativi».
Ultimo aggiornamento: Giovedì 30 aprile 2026, 00:00





