Pier Ferdinando Casini non si ricandida: “Bologna, centro di tutto. Bisogna recuperare una politica che sia radicata tra la gente”
Il senatore, in Parlamento dal 1983, non sarà nelle liste per il Senato alle prossime elezioni politiche: “Giusto che ci siano personalità diverse. In città il problema più urgente è quello che riguarda gli affitti”

Bologna, 11 ottobre 2026 – “Grazie. E scusate il disturbo”. Un sorriso, impastato di ricordi. E per Pier Ferdinando Casini “alea iacta est”, il dado è tratto. Il senatore di Bologna, eletto da indipendente sostenuto dal Pd e da parte del centrosinistra, non si ricandiderà alle prossime elezioni a Palazzo Madama: “Non sarò nelle liste elettorali, ma la politica è la mia vita”, ragiona con la consapevolezza che c’è ancora tanto futuro da scrivere. E, in un colloquio con il Carlino, il giornale della città, si rivolge proprio alla città che lo ha segnato “in modo ineludibile” consegnando una lettera ai bolognesi sulle motivazioni della scelta.
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Partendo da un dato di fatto: “La politica non sarebbe stata possibile, anzi, non è possibile senza Bologna. Sono stato contento negli ultimi anni di finire questo lungo percorso proprio come senatore di Bologna. E spero in un lascito: recuperare la politica radicata tra la gente. Noi siamo all’attenzione dei riflettori, certo, ma senza gente un politico non è nessuno. Bologna è stata questo, quello che dà senso al cammino”.
La storia politica di Casini, dagli anni ‘80 a oggi
E’ una storia lunga, dicevamo. Che inizia nel 1980, con l’ingresso in consiglio comunale. Casini vive subito l’estate più nera, quella di Ustica e della strage della stazione, la più atroce della storia repubblicana. Ma è dal luglio 1983 che, con la Democrazia Cristiana, finisce a Roma.
E ora, a Roma, decide – dopo il varo della nuova legge elettorale – la fine del percorso quando andrà a scadenza il mandato: “Cari bolognesi, dal 12 luglio 1983 ho avuto l’onore altissimo di servire la Repubblica e la nostra città, nel Parlamento italiano. Prima come deputato, poi come senatore ho attraversato tanti momenti della nostra storia: pagine belle ma anche alcune tristi per la comunità nazionale”.

Casini racconta di essere stato “spettatore privilegiato delle trasformazioni del mondo e dell’Europa. Ho conosciuto decine tra le personalità più importanti che hanno contrassegnato la nostra vita. È stato un cammino che ho vissuto con passione, cercando di onorare quegli impegni di responsabilità e di onestà che mi hanno trasmesso i miei genitori. È stato bello ma anche difficile. Negli ultimi 10 anni il centrosinistra mi ha sostenuto con generosità come senatore indipendente”.

Casini: “È giusto che il mio cammino si fermi qui”
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C’è un grande “grazie al centrosinistra che mi ha garantito indipendenza”, ma questo finché la legge elettorale l’ha consentito: “Sono veramente grato di questa fiducia, ma alla vigilia di un processo elettorale che si preannuncia lungo e complicato, il mio pensiero è semplice e chiaro: tempi nuovi richiedono personalità più in sintonia con le formazioni politiche che si presenteranno agli elettori. È giusto che il mio cammino si fermi qui”.

Si torna dunque ai grazie. “Grazie a quanti hanno ripagato il mio impegno con affetto e generosità oltre ogni aspettativa. A loro e a tutti voglio dire solo e semplicemente che la politica è una passione che non si abbandona e che varrà sempre la pena impegnarsi per la difesa della democrazia liberale, per la giustizia sociale in un mondo attraversato da inaccettabili disuguaglianze, per la pace e la serena convivenza fra i popoli, per i valori di un Occidente assediato da nemici esterni e interni e per un’Europa che, sola, può rendere i nostri figli protagonisti del loro destino e non vassalli di qualcuno. Mai come oggi sento forte l’attualità del messaggio degasperiano della mia giovinezza: ‘Se siamo uniti saremo forti, se siamo forti saremo liberi’. Un caro saluto a tutti”.
Le opere di Casini in 47 anni di vita politica
La lettera di Pier Ferdinando Casini finisce qui. Finisce così, citando il primo capo del Governo dell’Italia Repubblicana. Ma il dialogo continua, con Casini che racconta che ora si dedicherà “soprattutto ad aiutare i giovani. Abbiamo un compito, aumentare la memoria. Di recente abbiamo inaugurato una statua per Giovanni Bersani, un grandissimo testimone ed emblema di un’epoca straordinaria. Quanti giovani ne conoscono l’opera? E se penso ai tanti grandi della nostra Dc, da Rubbi a Tesini, da Andreatta a Marabini, penso a quanto abbiano ancora da insegnare. Alla loro lezione”.
Casini, in quelli che saranno 47 anni di vita politica attiva nelle istituzioni, non dimentica i sindaci, “Zangheri, Imbeni che è stato un grande amico e Giorgio Guazzaloca, che ha scritto una pagina importante della città. Una città è la sua gente, ma è anche un percorso sofferto, è battaglie, è emozioni. Bologna è una città di sinistra, ma è una città speciale, che ha dei simboli che sono di tutti a cui attingere, come San Luca. È una città di sinistra, ma dove non è mai stato in discussione il rapporto con il vescovo, da Lercaro a Biffi e ora il cardinale Zuppi”.
La Bologna del futuro
Bologna ha davanti “sfide nuove, politici nuovi che le affronteranno. Un tema, che di sicuro mi viene in mente, è quello degli affitti: la situazione è terribile”. Il pensiero corre a tutti questi anni, “è stato difficile resistere in tutti questi anni, ma togliere la spina forse lo è ancora di più”, dice Casini con sincerità. E Casini, che non è organico ad alcun partito, non ha più un collegio uninominale, per effetto della nuova legge elettorale, dove muoversi: “È giusto che ci siano personalità diverse e lo dico in positivo. Grazie, davvero”.

I momenti più belli e le pagine più nere della storia
Tre momenti belli da ricordare, su tutti? “Quando citai la Madonna di San Luca al mio insediamento da presidente della Camera. Tutti mi sconsigliarono di farlo. Ma non era clericalismo. Anche Arturo Parisi lo disse: ‘Voi non conoscete cos’è la Madonna e cos’è San Luca’. Fu un atto civile”. E poi? “Quando diedi la parola al Papa Giovanni Paolo II. E, sicuramente, gli applausi in aula nel 2022, prima dell’elezione-bis del presidente Sergio Mattarella.
Ci sono però anche le pagine nere. “La strage della stazione, una barbarie. E l’omicidio di Marco Biagi, una delle più brutte per la storia di Bologna e d’Italia”.
Ultimo aggiornamento: Domenica 11 ottobre 2026, 21:39









