Partiti e riforma elettorale: cosa dice l’ultimo sondaggio
Youtrend per Sky Tg24: il 41% promuove lo Stabilicum ma il 61% boccia il governo. FdI allunga sul Pd, il distacco sale a 6,6 punti

Roma, 8 ottobre 2026 – Mentre alla Camera è stata approvata in via definitiva la legge elettorale, tra gli italiani lo Stabilicum resta in gran parte sconosciuta. Tre persone su quattro non ne conoscono i contenuti, secondo un sondaggio Youtrend per Sky TG24. Una volta illustrate le principali misure, tuttavia, il giudizio si divide: il 41% esprime una valutazione complessivamente positiva, contro il 37% di contrari.
Legge elettorale: tre italiani su quattro conoscono poco o nulla la riforma
I contenuti della legge elettorale sono poco conosciuti per il 44% degli italiani. Nozioni completamente o quasi assenti per il 32% degli elettori. Mentre la Camera si appresta al voto definitivo, quindi, solo il 24% dichiara di conoscere bene i contenuti della proposta di riforma della legge elettorale (5% “molto”, 19% “abbastanza”). La conoscenza è più alta tra gli elettori di Fratelli d’Italia, per ben il 38% e del Partito Democratico, ovvero il 34%. La conoscenza della riforma è limitata e risulta particolarmente bassa nell’elettorato pentastellato, pari al 20%. Tra gli indecisi e astenuti il contenuto del testo è quasi assente, ovvero il 6%.
Divario di genere: il 43% delle elettrici non la conosce
E proprio sul fronte della rappresentanza femminile emerge un paradosso: mentre le norme sulla presenza delle donne nelle liste alimentano il dibattito politico, secondo il sondaggio, la conoscenza della specifica proposta di legge è marcatamente differente tra uomini e donne. Il divario risulta evidente. Il 43% delle donne dichiara infatti di non conoscere affatto o quasi la riforma, contro il 21% degli uomini. Peraltro, sul tema dell'assenza di una previsione di almeno un 40% di donne come capilista pende il timore di un potenziale “no” della Corte Costituzionale.
Il voto fuorisede piace all’83%: è la misura più apprezzata
La misura più apprezzata è la possibilità per studenti e lavoratori fuorisede di votare nel Comune in cui sono temporaneamente domiciliati, che raccoglie l’83% di giudizi positivi, con un consenso trasversale tra gli elettorati. La riforma consente il voto fuorisede a chi è domiciliato temporaneamente da almeno nove mesi nel Comune diverso da quello di iscrizione elettorale, periodo ridotto a tre mesi per chi si sposta per motivi di cura. Per esercitare il diritto è necessario iscriversi all’apposito Albo entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e comunque almeno 45 giorni prima delle elezioni. Durante l’esame in Senato, la possibilità è stata estesa anche ai caregiver di familiari o figli ricoverati in una Regione diversa da quella di iscrizione nelle liste elettorali.
Il capolista bloccato è la misura più bocciata: no dal 56%
Seguono l’introduzione delle preferenze, fino a un massimo di tre candidati, che raccoglie il 62% di giudizi positivi contro il 17% di negativi, e l’obbligo per le coalizioni di indicare il candidato alla Presidenza del Consiglio, con il 62% di consensi e il 22% di giudizi contrari. Più divisive le altre misure: l’aumento delle firme richieste ai partiti non rappresentati in Parlamento divide gli italiani, oltre che le forze politiche: per il 43% il giudizio è positivo contro il 33% per cui è negativo. Per quanto riguarda il premio di maggioranza - anch’esso sotto il faro della Consulta - approvato dal 34% e respinto dal 39%. Sull’abolizione dei collegi uninominali, invece, metà degli intervistati (50%) non esprime un giudizio. La misura che raccoglie il maggiore dissenso è infine il capolista bloccato: il 56% si dice contrario, mentre solo il 26% lo valuta positivamente.
Sul premio di maggioranza la polarizzazione è netta: il 67% degli elettori di centrodestra lo approva, il 63% di quelli del Campo largo lo boccia.
Il capolista bloccato invece convince solo in parte anche il centrodestra (54% positivi, 34% negativi) ed è respinto dal 72% del Campo largo. L’indicazione del candidato premier è sostenuta dal 90% degli elettori di centrodestra e dal 71% di quelli M5S, ma fra gli elettori PD prevalgono i giudizi negativi (52% contro 45%). Le preferenze piacciono anche nel Campo Largo (58%). L’elettorato di Futuro Nazionale è il più favorevole al premio di maggioranza (86%, contro il 69% degli elettori FdI), pur con una base campionaria ridotta.
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Voto, metà degli italiani lo vuole anticipato: il centrodestra difende la scadenza naturale
Sul quando andare al voto, il dibattito politico riflette una netta distanza tra gli schieramenti, maggioranza e opposizioni. Anche all’interno delle coalizioni, però, le divisioni sono marcate sulla data delle prossime elezioni. La tendenza, tuttavia, resta quella di arrivare a fine legislatura. Per quanto riguarda i cittadini, il 34% vorrebbe votare alla scadenza naturale della legislatura, nell’autunno del 2027. Il 27% preferirebbe la primavera del 2027 e il 25% il prima possibile: complessivamente il 52% è favorevole a un voto anticipato. Il 14% non si esprime. Fra gli elettori di centrodestra il 67% sceglie la scadenza naturale (78% fra quelli FdI). Nel Campo largo il 68% vorrebbe anticipare, con il 45% degli elettori M5S che chiede di votare il prima possibile. L’elettorato di Futuro Nazionale si discosta dal resto della destra: il 67% vorrebbe anticipare il voto (35% il prima possibile), pur con una base campionaria ridotta.
Scelta di voto, prima il programma. Il premier pesa di più a destra
A guidare la scelta di voto è soprattutto il programma: per l’88% è la cosa più importante o una delle più importanti, e per il 52% è "la più importante in assoluto". Seguono la volontà di evitare un partito alleato con forze sgradite (73%), il sostegno a un candidato premier gradito (67%) e la possibilità di scegliere un candidato con la preferenza (66%). Pesano meno, invece, la prospettiva di far parte della coalizione vincente (45%) e quella di essere il primo partito (40%).
Il candidato premier conta maggiormente nel centrodestra, dove lo indica come importante l’86% degli elettori, rispetto al 74% del Campo Largo. A considerarlo "la cosa più importante in assoluto" è il 48% degli elettori di FdI, contro il 13% di quelli Pd. Anche la possibilità di esprimere una preferenza per un candidato pesa di più nel centrodestra (83%) che tra gli elettori Pd (52%).
Il rifiuto di alleanze sgradite è particolarmente sentito tra gli elettori M5S: il 47% lo considera "la cosa più importante in assoluto". Infine, la possibilità di votare per un partito che faccia parte della coalizione vincente è indicata come importante dal 64% degli elettori di centrodestra, contro il 37% di quelli del Campo largo.
Intenzioni di voto: FdI allunga sul Pd, il distacco sale a 6,6 punti
Fratelli d’Italia sale al 27,0% (+0,5 punti rispetto al 24 settembre), mentre il Partito Democratico scende al 20,4% (-0,7): il distacco fra i due partiti si allarga a 6,6 punti (+1,2). Il Movimento 5 Stelle è al 13,5% (+0,3). Futuro Nazionale si conferma quarta forza al 7,8% (-0,3), davanti a Forza Italia al 7,4% (+0,1). La Lega scende al 4,8% (-0,3) e Noi Moderati è stabile all’1,0% (=). Il blocco di governo (FdI, FI, Lega, NM) si colloca al 40,2%, che sale al 48,0% sommando Futuro Nazionale. Alleanza Verdi-Sinistra è al 5,8% (-0,1). L’area giallorossa (PD, M5S, AVS) si attesta al 39,7%, che sale al 43,7% includendo Italia Viva e +Europa: un livello superiore al blocco di governo, ma inferiore all’insieme di centrodestra e Futuro Nazionale. Nell’area centrista Azione è al 3,3% (-0,1), Italia Viva al 2,5% (+0,3), +Europa all’1,5% (-0,1), Ora! all’1,2% (+0,1) e il Partito Liberaldemocratico all’1,1% (=). L’area degli astenuti e indecisi sale al 35,1% (+1,0).
Sondaggi, FdI sale al 27% e allunga sul Pd: il distacco arriva a 6,6 punti
Sul fronte delle intenzioni di voto, Fratelli d’Italia sale al 27%, guadagnando 0,5 punti rispetto al 24 settembre, mentre il Pd scende al 20,4%, perdendo 0,7 punti. Il distacco tra i due principali partiti si porta così a 6,6 punti, in aumento di 1,2 punti. Cresce anche il M5S, al 13,5% (+0,3), mentre Futuro Nazionale si conferma quarta forza al 7,8%, pur arretrando di 0,3 punti. Seguono Forza Italia al 7,4% (+0,1), la Lega al 4,8% (-0,3) e Noi Moderati, stabile all’1%.
Considerando i blocchi, i quattro partiti di governo – FdI, FI, Lega e Noi Moderati – raggiungono complessivamente il 40,2%. Se si aggiunge Futuro Nazionale, la percentuale sale al 48%. Sul fronte opposto, Pd, M5S e Alleanza Verdi-Sinistra raccolgono il 39,7%; includendo anche Italia Viva e +Europa, l’area arriva al 43,7%. Un dato superiore al blocco di governo in senso stretto, ma inferiore alla somma del centrodestra e di Futuro Nazionale.
Nell’area centrista, Azione è al 3,3% (-0,1), Italia Viva al 2,5% (+0,3), +Europa all’1,5% (-0,1), Ora! all’1,2% (+0,1) e il Partito Liberaldemocratico all’1,1%, stabile. Resta infine molto ampia l’area di astenuti e indecisi, che sale al 35,1%, un punto in più rispetto alla rilevazione precedente.
Italiani divisi sulla riforma: ok per il 41%. Giudizio negativo per il 61% sul governo
La riforma divide nettamente gli elettori lungo le appartenenze politiche, ma per la maggioranza non cambierebbe sostanzialmente gli equilibri, mentre il giudizio sul governo è negativo nonostante la diminuzione degli indecisi. Riforma promossa di misura e fortemente polarizzata. Dopo averne letto le principali misure, il 41% degli italiani dà un giudizio positivo sulla riforma, contro il 37% di contrari. Il consenso è però fortemente legato all'appartenenza politica: nel centrodestra i giudizi positivi arrivano all'81%, mentre nel Campo largo prevalgono i negativi (62%). Più favorevoli le donne degli uomini e gli over 65 rispetto alle fasce più giovani.
Per metà degli italiani la riforma non cambierebbe gli equilibri. Il 50% ritiene che la nuova legge elettorale non avrebbe effetti sulla stabilità dei governi, mentre solo il 25% prevede governi più stabili. Anche sul piano politico prevale l'idea di neutralità: il 55% non vede vantaggi per nessuno dei due schieramenti. Nel Campo largo, tuttavia, il 39% ritiene che la riforma possa favorire il centrodestra, quota che sale al 47% tra gli elettori Pd.
Giudizio sul governo: resta negativo, ma diminuiscono gli indecisi. Il 35% esprime un giudizio positivo sull'esecutivo Meloni, contro il 61% di giudizi negativi: il saldo resta quindi a -26 punti, invariato rispetto alla rilevazione precedente. La polarizzazione politica è netta, con il 94% di giudizi positivi nel centrodestra e il 93% di negativi nel Campo Largo. Più diviso l'elettorato di Futuro Nazionale, mentre tra indecisi e astenuti prevalgono i giudizi negativi (67%).
Ultimo aggiornamento: Giovedì 8 ottobre 2026, 19:32








