Decluttering contro ansia e stress: “La casa in disordine peggiora l’umore”. Lo studio sul benessere psicologico
Mai come il periodo tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno si trasforma in un’occasione preziosa per fare le pulizie in casa e non solo. Ecco come gli spazi di sempre possono aiutarci a ripartire con più grinta

Ridurre il disordine? Sì, ma non per inseguire una casa perfetta. L’obiettivo è un altro. Abitare ambienti più essenziali può voler dire diminuire gli stimoli visivi, chiudere ciò che sentiamo in sospeso o alla fine e recuperare la sensazione di avere il controllo sul proprio spazio. Ecco un ottimo motivo per cogliere settembre, mese del rientro, come occasione per ripartire anche da una casa più in armonia con i nostri bisogni.
Decluttering per il benessere psicologico
Il decluttering non è una terapia contro l'ansia, ma le ricerche suggeriscono un legame interessante tra il modo in cui viviamo la casa, stress e benessere psicologico. Settembre ha il caos dei borsoni estivi e del guardaroba in progressivo cambiamento; si misura fra la voglia di week end ancora al sole e l’urgenza di nuovi impegni. Non è solo la burocrazia da controllare e il cassetto che non si chiude, bensì qualcosa di più profondo. Gli oggetti accumulati ci ricordano le nostre priorità. Il disordine domestico non occupa soltanto spazio: può diventare una presenza che continua a reclamare la nostra attenzione senza mai ottenerla.
Il decluttering diventa una prospettiva diversa rispetto alla semplice organizzazione della casa. Durante il mese di settembre lasciamoci guidare da una domanda fondamentale: anziché l’ennesima lista di buoni propositi possiamo iniziare a chiederci ciò che non serve più alla nostra e non ci appartiene.

Quando la casa diventa fonte di stress: lo studio
Uno studio condotto dalle psicologhe Darby Saxbe e Rena Repetti ha indagato il rapporto tra il modo in cui percepiamo e descriviamo la nostra casa, l'umore e l'andamento del cortisolo. Sessanta persone appartenenti a 30 famiglie furono invitate a condurre una sorta di visita guidata della propria abitazione, descrivendone gli ambienti.
Sostanzialmente nelle persone che utilizzavano maggiormente parole riconducibili a una casa disordinata, ingombra o piena di progetti incompiuti, i ricercatori hanno osservato un andamento giornaliero del cortisolo meno favorevole e un peggioramento dell'umore nel corso della giornata.
Il particolare interessante è che non si trattava semplicemente di contare gli oggetti presenti in casa. A entrare in gioco era il modo in cui lo spazio domestico veniva percepito e raccontato. Una casa piena di libri, fotografie, giocattoli o ricordi non è necessariamente una casa stressante. Il problema, invece, può nascere quando ciò che ci circonda viene vissuto come qualcosa che non riusciamo più a gestire.
Il disordine crea ‘rumore visivo’
Un'altra questione da considerare riguarda l'attenzione. Il nostro campo visivo contiene continuamente informazioni e il cervello deve selezionare le più rilevanti, ignorandone altre. Le ricerche sui meccanismi dell'attenzione mostrano che gli stimoli presenti contemporaneamente nel campo visivo possono competere tra loro per essere elaborati.
Il risultato? Non significa che una scrivania disordinata provochi automaticamente ansia o che il cervello abbia bisogno di ambienti vuoti. Più semplicemente, ridurre gli stimoli irrilevanti può rendere un ambiente meno impegnativo dal punto di vista attentivo. Per qualcuno potrebbe essere una stanza minimalista, per altri la scelta di una casa piena di oggetti amati, ma organizzata in modo da non interferire continuamente con ciò che sta facendo.
Gli oggetti che diventano cose da fare
Gli oggetti accumulati qualche volta possono rappresentare decisioni rimandate. Proprio come i vestiti dell’estate ormai passata, gli oggetti che devono essere ancora sistemati dal rientro e quel libro che ancora non ci decidiamo a prendere in mano anche se vorremmo proprio iniziarlo. La casa può diventare l’immagine di una lista di cose da fare che non si affrontano mai.
Lo psicologo Joseph Ferrari ha studiato il rapporto tra clutter e procrastinazione, trovando associazioni tra la tendenza a rimandare, le difficoltà nel prendere decisioni sugli oggetti e la sensazione di essere sopraffatti da ciò che si possiede. Non significa che il disordine provochi la procrastinazione: il rapporto può funzionare in entrambe le direzioni e alimentare un piccolo circolo vizioso.
Si rimanda una decisione, l'oggetto rimane e continuando a vederlo ci si ricorda della decisione non presa e si può continuare a rimandarla. Fare decluttering può significare soprattutto chiudere piccoli cicli rimasti aperti: che cosa abbiamo bisogno di archiviare? Spostare in cantina, chiudere pacchi, regalare ciò che non ci serve più aiuterà a iniziare la nuova stagione con una sensazione differente.
Creare uno spazio nuovo: inizia da un solo mq
C’è qualcosa che ispira la nostra creatività e a cui vorremmo dedicare tempo il prossimo autunno? Facciamole spazio, anche fisicamente. Basta un tavolino nell’angolo giusto. Per esempio, anche l’album delle vacanze può diventare un progetto a cui dedicarsi con carta, forbici e colla, scrivendo un diario da raccontare e ricordare insieme a figli e amici.
Se il corpo sta dicendo che abbiamo bisogno di muoverci e, dopo tante ore alla scrivania, dare sollievo ai muscoli, iniziamo con un tappeto nel posto giusto di casa, che potremo usare per praticare yoga, stretching e meditazione. Sarà l’occasione per spostare un certo mobile e avere subito a disposizione uno spazio vuoto, da utilizzare quando serve.
Una parete di un colore differente. Il portariviste di fianco al divano. I supporti giusti dove inserire i giochi, gli elettrodomestici giusti a portata di mano in cucina; l’organizzazione che scegliamo trasforma la nostra sensazione di “essere a casa” e, soprattutto è strategica per il fattore tempo. Perché il vero decluttering nasce da qui: dall’ascolto dei nostri bisogni e delle emozioni profonde.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 settembre 2026, 20:40


