“La salute del cervello è legata alla qualità dell’ambiente”. Alzheimer: il rischio neurotossico di smog e pesticidi
ISDE: il 45% delle demenze è legato all’inquinamento. In Italia, 1,2 milioni di persone convivono con un problema cognitivo. La vera prevenzione inizia dalle politiche ambientali. Nel 2050 i casi aumenteranno nel 54%

In Italia, le stime dell'Istituto Superiore di Sanità mostrano che circa 1,2 milioni di persone di età pari o superiore a 65 anni convive con una demenza, di cui circa 550-660 mila con malattia di Alzheimer, e circa 24 mila tra 35 e 64 anni con demenze ad esordio precoce. Secondo l’OMS però, fino al 45% del rischio di demenza è attribuibile a fattori modificabili, tra cui l'inquinamento atmosferico.
Ecco perché le sue nuove Linee Guida 2026 sulla riduzione del rischio di declino cognitivo e demenza, includono interventi per ridurre l'esposizione ai fattori di rischio ambientali.
A richiamare l’attenzione su questo tema in occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer che si tiene oggi, 21 settembre, ribadendo che la salute del cervello è legata anche alla qualità dell'ambiente in cui viviamo, l’Associazione Medici per l'Ambiente (ISDE). Nel 2050, i casi diagnosticati aumenteranno nel 54%.

Inquinamento dell'aria e salute del cervello
Numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato un’associazione tra esposizione prolungata agli inquinanti atmosferici – soprattutto il particolato fine PM2.5, il biossido di azoto e altri inquinanti legati al traffico e ai processi di combustione – e maggiore rischio di deterioramento cognitivo e demenza. Una recente revisione sistematica e meta-analisi su oltre 24 milioni di persone ha inoltre rilevato, per ogni incremento di 5 µg/m³ di PM2,5, un aumento dell'8% del rischio relativo di demenza.
Un legame è stato osservato anche per il biossido di azoto e il black carbon. Gli esperti ipotizzano che l'esposizione cronica agli inquinanti potrebbe contribuire ai processi di neurodegenerazione attraverso meccanismi biologici interconnessi come infiammazione sistemica, stress ossidativo, danno vascolare e neuroinfiammazione.
Queste associazioni epidemiologiche devono però essere interpretate considerando i limiti degli studi osservazionali, ma le crescenti evidenze rendono la qualità dell'aria un tema rilevante anche nelle strategie di tutela della salute cerebrale.
Italia e inquinamento
Nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi decenni, l'Agenzia Europea dell'Ambiente segnala che alcune aree italiane, in particolare la Pianura Padana, continuano a presentare criticità per la qualità dell'aria. Tra il 2005 e il 2022 in Italia le morti premature attribuibili all'esposizione al PM2,5 sono diminuite del 32%, contro il 45% dell'insieme dell'Unione europea, dove però permane una distanza significativa rispetto ai valori guida dell'OMS. Nel 2024 circa il 95% della popolazione urbana dell'UE risultava esposta a concentrazioni medie annuali di PM2,5 superiori al valore guida OMS di 5 µg/m³.
La qualità dell'aria non riguarda solo la prevenzione delle malattie respiratorie, cardiovascolari e oncologiche. Le evidenze indicano che deve essere considerata anche nel quadro più ampio della tutela della salute cerebrale.
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Non solo aria: il ruolo dei pesticidi
La ricerca sta approfondendo anche il possibile ruolo di altre esposizioni ambientali e professionali, comprese alcune sostanze chimiche, potenzialmente neurotossiche. Tra queste vi sono i pesticidi. La letteratura scientifica segnala associazioni tra esposizioni croniche – soprattutto professionali o ad alta intensità – e diverse patologie neurologiche e neurodegenerative.
Una recente meta-analisi dedicata ai pesticidi organoclorurati – composti chimici sintetici a base di carbonio, idrogeno e cloro, noti per la loro elevata stabilità chimica e persistenza nell'ambiente – e alla malattia di Alzheimer ad esempio, ha osservato un'associazione statisticamente significativa, ma il risultato deriva da un numero limitato di studi e presenta un'elevata eterogeneità. Sono quindi necessarie ulteriori ricerche prima di potere definire con precisione la natura e l'entità del rapporto causale.
Tuttavia, quando sono coinvolte esposizioni diffuse e sostanze con proprietà neurotossiche, ridurre le esposizioni evitabili costituisce un obiettivo di prevenzione ambientale e occupazionale.
La prevenzione delle demenze: non solo individuale
La prevenzione delle demenze viene spesso raccontata soprattutto attraverso gli stili di vita: attività fisica, alimentazione equilibrata, controllo della pressione arteriosa, del diabete e del colesterolo, astensione dal fumo, relazioni sociali e attività cognitive. Questi interventi sono fondamentali, ma non esauriscono il problema. Non è possibile infatti, evitare l'aria inquinata della città, il traffico o esposizioni ambientali e professionali.
Per ISDE è quindi necessario affiancare alla prevenzione individuale una vera prevenzione di popolazione, capace di intervenire su determinanti ambientali e sociali della salute. “La salute del cervello si costruisce lungo tutto il corso della vita – sottolinea Paolo Bortolotti, neurologo ISDE –. Ridurre l'esposizione all'inquinamento e ad altri fattori ambientali di rischio significa affiancare alla prevenzione individuale una prevenzione collettiva, capace di proteggere la salute cerebrale della popolazione”.
Cinque azioni per le istituzioni
In occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer, ISDE chiede alle istituzioni nazionali, alle Regioni e alle amministrazioni locali di impegnarsi in cinque azioni: accelerare la riduzione dell'inquinamento atmosferico, con particolare attenzione a PM2,5, NO2 e alle emissioni derivanti da traffico, riscaldamento, attività industriali e agricole; ridurre l'impiego e l'esposizione a pesticidi e altre sostanze potenzialmente neurotossiche, rafforzando contemporaneamente ricerca, biomonitoraggio e sorveglianza epidemiologica; incrementare la tutela dei lavoratori professionalmente esposti, attraverso prevenzione primaria, monitoraggio delle esposizioni e adeguate misure di protezione; ripensare gli ambienti urbani come strumenti di salute pubblica, aumentando verde accessibile, mobilità attiva, sicurezza pedonale, spazi di socialità e riducendo l'esposizione della popolazione al traffico; integrare sistematicamente i determinanti ambientali nelle strategie nazionali e regionali di prevenzione delle demenze, favorendo la collaborazione tra politiche sanitarie, ambientali, urbanistiche, agricole, energetiche e dei trasporti. Un ambiente più sano, è uno strumento di prevenzione sanitaria. E la prevenzione delle demenze deve cominciare molto prima della vecchiaia.
Ultimo aggiornamento: Martedì 22 settembre 2026, 15:53



