Ayurveda, la medicina della longevità. Il medico: “Il paziente considerato nella sua complessità”
Una pratica millenaria che indaga gli squilibri psico-fisici prima che si manifestino come malattia. QNSalus ne parla con il neurologo Antonio Morandi, direttore di 'Ayurvedic Point': “Creare un ponte con la medicina moderna”

Una 'medicina della complessità', che osserva la persona nel suo insieme, per indagare come nasce lo squilibrio prima che si manifesti sotto forma di malattia. Antonio Morandi, specialista in neurologia, esperto in ayurveda, presidente e direttore di 'Ayurvedic Point' – istituto e scuola di ayurveda a Milano – fa chiarezza su una pratica millenaria sulla quale circola ancora qualche pregiudizio di troppo.
"L'ayurveda è un sistema medico tradizionale molto antico, nato in India, ancora oggi estremamente attuale. Il nome significa “conoscenza della vita”: da āyus, vita, e veda, conoscenza. L’ayurveda considera il paziente nella sua interezza, ritenendo mente e corpo un continuum funzionale: ciò che accade nel corpo influenza la mente, e ciò che accade nella mente influenza il corpo. Per questo motivo non si occupa solo della malattia, ma dell’intero equilibrio della persona: costituzione, digestione, alimentazione, sonno, emozioni, stile di vita, ambiente e capacità di adattamento”.
I principi dell’ayurveda: vata, pitta, kapha
Alla base di questa disciplina vi sono alcuni principi cardine. "Il primo è che ogni persona è unica. L’ayurveda non ragiona solo in termini di malattia, ma di persona che manifesta quella determinata malattia. Il secondo è il concetto di equilibrio dinamico. La salute non è uno stato fisso, ma la capacità dell’organismo di adattarsi continuamente ai cambiamenti interni ed esterni. Il terzo è la teoria dei tre doṣa: Vāta, Pitta e Kapha, principi funzionali che descrivono il movimento, la trasformazione e la stabilità dell’organismo. Quando questi principi sono in equilibrio, la persona funziona bene; quando si alterano, possono comparire disturbi”.
Un ruolo centrale è attribuito anche ad Agni, il cosiddetto fuoco digestivo. "In Ayurveda la digestione non riguarda solo il cibo, ma anche le esperienze, le emozioni e gli stimoli della vita. Tutto quello che deve essere trasformato e digerito. Molti disturbi nascono quando questa capacità di trasformazione si indebolisce”.
Il confronto con la medicina occidentale
Nel confronto con la medicina occidentale, Morandi evidenzia differenze ma anche possibili punti di incontro. “La medicina occidentale moderna è straordinaria nell’urgenza, nella chirurgia, nella farmacologia e nella gestione di molte patologie acute. Ha sviluppato strumenti potentissimi. L’ayurveda, invece, parte da un’altra domanda: perché questa persona, con la sua costituzione, la sua storia, il suo stile di vita e il suo ambiente, ha sviluppato proprio questo squilibrio?”.
Da qui l’attenzione alla prevenzione e alla capacità di adattamento: "Una persona è sana non solo quando non ha sintomi, ma quando riesce ad adattarsi in modo armonico ai cambiamenti: alimentari, stagionali, emotivi, lavorativi, relazionali e ambientali”. Per questo, aggiunge, “l’ayurveda lavora molto sulla prevenzione, sulle abitudini quotidiane, sulla digestione, sul sonno, sulla mente, sul rapporto tra individuo e ambiente”.
Senza contrapposizioni: “Non vedo queste due medicine come nemiche. Al contrario, penso che possano dialogaremolto bene, se ciascuna resta seria, competente e consapevole dei propri limiti”.

L'integrazione: “Creare un ponte tra ayurveda e medicina moderna”
La stessa esperienza professionale di Morandi nasce da questa ricerca di integrazione. “Sono un medico, specialista in Neurologia. Ho trascorso diversi anni all’Università negli Stati Uniti occupandomi di malattie neurodegenerative. A un certo punto del mio percorso ho sentito però la necessità di ampliare lo sguardo, perché mi sembrava che molti aspetti della persona, soprattutto nella cronicità, nella prevenzione, nello stile di vita e nella relazione mente-corpo, non fossero sufficientemente considerati”.
Da qui lo studio dell’ayurveda in Europa e in India. “Ho approfondito non solo la parte clinica, ma anche quella filosofica, epistemologica e metodologica, perché l’ayurveda non può essere compresa se la si riduce a qualche erba, a un massaggio o a una dieta. Il mio lavoro è stato ed è tuttora quello di creare un ponte serio tra Ayurveda e medicina moderna, senza banalizzare l’una e senza forzare l’altra”.
I ruoli professionali
In Italia non esiste un albo autonomo dei medici ayurvedici, ma la disciplina è riconosciuta tra le ‘Medicine Non Convenzionali’. Morandi sottolinea l’importanza di distinguere i ruoli professionali: "La diagnosi, la prescrizione, la valutazione clinica e l’inquadramento del paziente spettano al medico”. Accanto a questa figura possono operare professionisti specificamente formati. “I Tecnici in Ayurveda svolgono un ruolo molto importante nell’applicazione pratica di trattamenti fisici, procedure, indicazioni di benessere, supporto allo stile di vita e accompagnamento della persona, sempre nei limiti delle proprie competenze”. Per questo "la certificazione è fondamentale, perché permette di distinguere un professionista realmente formato da una persona che si presenta come esperta senza avere requisiti verificabili”.
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Dal metabolismo alla menopausa: gli ambiti di applicazione
Quanto agli ambiti di applicazione, l’esperto chiarisce che l’ayurveda trova oggi particolare impiego nei disturbi cronici e multifattoriali. "È particolarmente utile nei disturbi digestivi, metabolici, muscolo-scheletrici, nei problemi legati allo stress, al sonno, alla stanchezza, alla regolazione del peso, alla menopausa, alla prevenzione e alla promozione della salute”.
Il suo obiettivo è lavorare sul terreno della persona, migliorando “digestione, metabolismo, energia, qualità del sonno, resilienza e gestione dello stress”. Sempre, però, in collaborazione con la medicina convenzionale: “Nelle urgenze, nelle patologie acute gravi, nelle malattie che richiedono farmaci salvavita, chirurgia o monitoraggi specialistici, la medicina moderna resta indispensabile”.
La valutazione: al centro c’è il paziente, non la malattia
La valutazione del paziente è molto ampia e non si limita ai sintomi. “Si ascolta la storia della persona, non solo la storia della malattia. Si valutano costituzione individuale, digestione, sonno, energia, stato mentale, abitudini alimentari, stile di vita, lavoro, stress, ambiente e relazioni». L’obiettivo è comprendere «quale schema di squilibrio si è creato e quali fattori lo mantengono".
Stile di vita e prevenzione: riconoscere i primi segnali
Alimentazione, stile di vita e prevenzione occupano una posizione centrale. "È molto importante non solo cosa si mangia, ma anche come si mangia”. Morandi richiama ancora il concetto di Agni: “Se agni è debole o irregolare, anche il cibo migliore può non essere ben utilizzato. Se invece funziona bene, la persona tende ad avere più energia, maggiore lucidità, migliore qualità del sonno e maggiore stabilità generale”.
La prevenzione consiste nel riconoscere i primi segnali di perdita di equilibrio. "Digestione che cambia, sonno disturbato, irritabilità, stanchezza, tensioni ricorrenti e difficoltà di adattamento sono segnali importanti perché indicano che il sistema sta perdendo equilibrio prima che compaia una malattia vera e propria”.
Stop ai pregiudizi: non è vero che non ha basi scientifiche
Sul fronte scientifico, Morandi invita a superare luoghi comuni ancora diffusi. "Oggi esiste una mole significativa di studi scientifici sull’Ayurveda, pubblicati anche su banche dati internazionali come PubMed. Non è più corretto affermare genericamente che l’Ayurveda non abbia basi scientifiche o che non sia oggetto di ricerca”. La vera sfida, osserva, è capire "quali interventi funzionano meglio, in quali condizioni, con quali limiti, con quale sicurezza e come possano essere integrati in modo serio con la medicina moderna”.
L’integrazione con le cure convenzionali è infatti uno dei temi più rilevanti, soprattutto nella gestione delle malattie croniche. "L’Āyurveda può affiancarsi alla Medicina Convenzionale occupandosi di aspetti che spesso sono decisivi nella cronicità: alimentazione, digestione, sonno, stile di vita, gestione dello stress, equilibrio mente-corpo e qualità della vita”. Una collaborazione che richiede rigore: “Non si devono sospendere farmaci convenzionali prescritti senza una coordinazione con il medico curante”.
A frenare una maggiore diffusione continuano a essere alcuni pregiudizi. "Il primo equivoco è pensare che l’Āyurveda sia solo massaggio, tisane, spezie o benessere esotico. Il secondo è credere che, essendo naturale, sia sempre innocua. Il terzo è considerarla automaticamente non scientifica solo perché nasce da un sistema tradizionale”.
Attenzione: “Affidarsi a professionisti seri e formati”
A chi desidera avvicinarsi a questa disciplina, Morandi consiglia infine prudenza e consapevolezza. "Rivolgersi a professionisti seri e formati, diffidare delle promesse miracolose e iniziare dalle basi: alimentazione regolare, buon sonno, movimento adeguato, ascolto del corpo e cura dello stile di vita”. Perché, conclude, “avvicinarsi all’Āyurveda seriamente significa non cercare qualcosa di alternativo alla medicina, ma un modo più ampio, profondo e responsabile di comprendere la salute”.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 12 giugno 2026, 06:00



