Deindustrializzazione, arrivano altri 120 milioni per le imprese di Lazio e Marche
Dopo una prima tornata che ha finanziato 872 aziende, il Dipartimento per le politiche di coesione riapre lo sportello: domande dal 28 settembre

Roma, 27 luglio 2026 – Rimettere in moto le fabbriche dove il tessuto produttivo si è indebolito e trattenere le imprese che rischiano di andarsene e attrarne di nuove. È la scommessa del Fondo di contrasto alla deindustrializzazione, la misura del Dipartimento per le politiche di coesione che torna nel 2026 con una seconda edizione da 120 milioni di euro. L'avviso pubblico, affidato nella gestione a Invitalia, individua sei ambiti territoriali: cinque ricadono nel Consorzio industriale del Lazio, uno nel Consorzio per lo sviluppo industriale del Piceno, nelle Marche. Sono le stesse aree – Lazio e Marche – già interessate dalla prima edizione, scelte perché segnate da un progressivo arretramento della base manifatturiera. La logica è quella di concentrare le risorse là dove il divario risulta più marcato.
I destinatari dei fondi sono le imprese manifatturiere (classificate nella sezione C della codifica Ateco 2025) che dispongono di un'unità produttiva o che intendono aprirne una nuova nei Comuni di competenza dei due Consorzi. Il contributo è concesso in conto impianti, in regime de minimis, e può coprire fino al 100% delle spese ammesse, con un tetto massimo di 300mila euro per singola impresa. Una copertura potenzialmente totale che abbassa in modo netto la barriera d'ingresso, soprattutto per le realtà più piccole, spesso escluse dai bandi che richiedono cofinanziamenti consistenti.
Le spese finanziabili coprono l'ossatura di un investimento industriale: opere murarie e impiantistiche funzionali al progetto, acquisto di macchinari, impianti, attrezzature e arredi nuovi, ma anche investimenti in beni immateriali e tecnologie innovative. Sono ammesse le spese sostenute a partire dall'8 maggio 2024 e fino al 31 dicembre 2028, una finestra ampia che consente di rendicontare anche interventi già avviati e di programmare quelli futuri. La domanda va presentata attraverso la piattaforma di Invitalia, previa registrazione possibile a partire dal 31 luglio, e la finestra d’invio sarà dal 28 settembre al 28 novembre.
Questa seconda puntata di finanziamenti è stata possibile grazie alle cifre di successo della prima. La misura, lanciata per la prima volta nel 2023 ha incontrato una domanda ben più ampia delle risorse disponibili: 1.451 domande presentate, 872 imprese effettivamente finanziate, 131,1 milioni di euro di agevolazioni concesse e 94,4 milioni già erogati alle aziende beneficiarie. Vuol dire che il bisogno c'era, ed era diffuso: quasi 1500 imprese manifatturiere del Lazio e delle Marche hanno bussato allo sportello, un segnale di quanto la questione industriale sia sentita in questi territori. Vuol dire anche che la platea dei finanziati – quasi due domande su tre andate a buon fine – lascia fuori una quota importante di richieste, che ora potrebbero essere accolte. Nella prima edizione i contributi erano erogati a fondo perduto direttamente alle imprese. La seconda conferma l'impianto, con la formula del conto impianti: il contributo è cioè vincolato agli investimenti in beni durevoli (macchinari, impianti, opere, tecnologie) e non alle spese correnti come stipendi o materie prime. "In regime de minimis", invece, richiama una regola europea sugli aiuti di piccola entità: sono considerati talmente contenuti da non alterare la concorrenza, e per questo possono essere erogati con una procedura semplificata, senza il via libera preventivo di Bruxelles
Ultimo aggiornamento: Lunedì 27 luglio 2026, 15:08





