La sfida della resilienza idrica tra siccità e nubifragi: i progetti europei per rendere più efficiente la gestione dell’acqua
In un’Europa alle prese contemporaneamente con siccità e precipitazioni estreme, la politica di coesione diventa un laboratorio per imparare a convivere con un ciclo dell’acqua sempre meno prevedibile

Roma, 14 settembre 2026 – Prevedere un’alluvione improvvisa, rendere più efficiente l’irrigazione dei campi o recuperare energia dalle reti idriche. Di fronte agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, la gestione dell’acqua è diventata una delle sfide centrali per i territori europei. E proprio dalla politica di coesione arrivano progetti che puntano a trasformare ricerca e cooperazione tra Paesi in soluzioni utilizzabili sul campo.
I modelli previsionali sulle alluvioni
È il caso delle iniziative finanziate attraverso Interreg, il programma europeo dedicato alla cooperazione territoriale. Tra queste c’è FlashFloodBreaker, nato anche sulla scia delle devastanti alluvioni che nel 2021 provocarono oltre 200 vittime tra Germania, Belgio e Paesi Bassi. Il progetto sta sperimentando modelli previsionali che combinano diverse tipologie di rischio alluvionale, intelligenza artificiale e immagini raccolte con droni, con l’obiettivo di individuare più rapidamente le aree maggiormente esposte e migliorare la risposta delle autorità. Protezione civile, enti locali e gestori delle acque stanno testando strumenti e procedure in sette aree ad alto rischio di sei Paesi europei.
Il “gemello digitale” dei sistemi di irrigazione
La resilienza idrica passa però anche dall’agricoltura. Smart Green Water sta sviluppando un “gemello digitale” dei sistemi di irrigazione, una replica virtuale alimentata in tempo reale da sensori che rilevano umidità, pressione, portata e condizioni climatiche. La tecnologia è sperimentata in cinque aziende agricole tra Spagna, Francia e Portogallo, su colture e sistemi irrigui differenti.
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Il recupero di elettricità dalle reti idriche
Ci sono poi soluzioni che sfruttano infrastrutture già esistenti. Con Redawn, piccole turbine sono state installate nelle reti idriche per trasformare in elettricità l’energia normalmente dispersa durante le riduzioni di pressione. In Portogallo, una delle installazioni ha permesso a un’azienda agricola e agrituristica di diventare autosufficiente dal punto di vista elettrico; in Andalusia, una microturbina ha sostituito un generatore diesel utilizzato per l’irrigazione.
Accanto alle soluzioni tecnologiche trovano spazio anche quelle basate sulla natura. Il progetto Care-Peat ha restaurato sette torbiere europee, ecosistemi capaci di trattenere grandi quantità d’acqua e rallentarne il deflusso, contribuendo al tempo stesso alla riduzione delle emissioni di CO2.
Esperienze diverse, accomunate dalla stessa logica: utilizzare i fondi europei per sperimentare su scala locale strumenti che, una volta testati, possano essere replicati e sostenere investimenti più ampi. In un’Europa alle prese contemporaneamente con siccità e precipitazioni estreme, la politica di coesione diventa così anche un laboratorio per imparare a convivere con un ciclo dell’acqua sempre meno prevedibile.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 14 settembre 2026, 18:10





