L'Europa apre ai limiti sugli affitti brevi. Le città: "Ora servono le risorse"
Il Comitato delle regioni accoglie l'Affordable Housing Act ma denuncia una "contraddizione aperta" con il bilancio Ue 2028-2034

Le città e le regioni europee chiedevano da anni certezza giuridica per intervenire sul mercato degli alloggi senza finire in tribunale. Il 9 settembre l'hanno ottenuta, quando la Commissione Ue ha presentato l'Affordable Housing Act, il primo regolamento europeo in materia di alloggi: non armonizza le politiche abitative, che restano competenza degli Stati, ma stabilisce un quadro comune che consente ad autorità nazionali, regionali e locali di adottare misure a tutela dell'accessibilità della casa nelle zone dove la pressione è più forte. Un passo importante, lo ha definito il Comitato europeo delle regioni, verso la possibilità di affrontare la questione abitativa con misure adattate alle circostanze locali, compresa la regolamentazione degli affitti brevi dove necessario. Direzione in cui il Cdr voleva andare da tempo: un intervento europeo più incisivo e soluzioni costruite sul territorio.
L'apprezzamento, però, è arrivato insieme a un'obiezione. La presidente del CdR Kata Tutto ha evidenziato una "contraddizione aperta" tra l'iniziativa presentata e la proposta di Quadro finanziario pluriennale per il 2028-2034, nella quale – sostiene – la Commissione indebolisce il ruolo di città e regioni nel guidare gli investimenti europei e riduce gli strumenti finanziari che finora gli enti locali hanno usato proprio per le proprie strategie abitative. Le nuove norme sono fondamentali, è il ragionamento, ma da sole non bastano: serve investire di più.
Una tensione che il commissario europeo all'Edilizia abitativa, Dan Jorgensen, non ha nascosto. Presentando l'Affordable Housing Act alla commissione Politiche abitative del Parlamento europeo, Jørgensen ha chiarito che la Commissione non impartisce ordini ai singoli Paesi e non impone misure obbligatorie: offre la possibilità di adottarle, nel rispetto del principio di sussidiarietà e della democrazia locale. Questa possibilità è un permesso, non una dotazione. Chi dovrà esercitarla sono le amministrazioni locali, con i mezzi che hanno. Case sfitte e affitti brevi, ha detto il commissario, contribuiscono al problema in molte località. E a domanda diretta se il provvedimento avrà effetti positivi concreti, la risposta è stata insieme affermativa e prudente: utile in molte città, e tuttavia – ha ammesso – "ben lungi dal risolvere tutti i nostri problemi".
Le altre leve, per altro, restano in gran parte nazionali: semplificare le norme per costruire e ristrutturare, rivedere le procedure per il rilascio dei permessi, intervenire in particolare a favore dei giovani. Dal lato delle amministrazioni locali il giudizio è stato più caldo. Jaume Collboni, sindaco di Barcellona e relatore del CdR sul ruolo di città e regioni nel piano europeo per gli alloggi accessibili, ha definito la casa come prima fonte di disuguaglianza sociale in Europa e ha rivendicato il contributo delle città alla costruzione del testo dell’Affordable Housing Act: sono state loro, ricorda, a proporre le aree soggette a stress abitativo come pietra angolare del regolamento. C’è però una sollevazione da parte dei sindaci, che potrebbe portare a modifiche del provvedimento nel passaggio a Parlamento e Consiglio: la tutela delle residenze primarie.
È il meccanismo su cui poggia tutto l'impianto. La proposta non vieta nulla: fissa criteri comuni. È il meccanismo su cui poggia tutto l'impianto. La proposta non vieta nulla: fissa criteri comuni basati sul rapporto tra prezzi delle abitazioni e redditi dei residenti per identificare le aree dove la pressione abitativa è più forte.
Dentro quelle aree, e solo lì, le autorità competenti potranno limitare le locazioni brevi e gli altri usi non primari degli immobili senza che la misura venga contestata come ostacolo al mercato unico. Il punto che i sindaci vogliono rafforzare sta proprio in quella distinzione: il regolamento permette di agire su ciò che casa non è – la locazione turistica, la seconda casa, l'immobile usato per fini diversi dall'abitare – ma è sulla prima casa, quella di chi in una città ci vive stabilmente, che le amministrazioni chiedono garanzie più solide.
Resta il nodo economico. L'Act è uno strumento normativo che sposta il confine di ciò che un Comune può fare, senza dare un euro. Il resto – costruire case pubbliche, riqualificare il patrimonio esistente, offrire un'alternativa a chi viene espulso dai centri storici – dipende dalle risorse che saranno disponibili con il nuovo bilancio 2028-2034, su cui è in corso la negoziazione tra i Ventisette che deve chiudersi entro dicembre. Superata quella data si vedrà se le città europee avranno davvero i mezzi per applicare le regole che hanno ottenuto.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 14 settembre 2026, 17:31





