Tagli al bilancio Ue 2028-2034: cosa rischiano i territori italiani
I sei Paesi "frugali" propongono "diverse centinaia di miliardi" in meno su tutte le voci di spesa, e tolgono la coesione dalle priorità. Entro dicembre i 27 devono trovare l'unanimità

Roma, 8 settembre 2026 – I Ventisette devono chiudere entro dicembre il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, il bilancio che entrerà in vigore il 1° gennaio 2028. Sul tavolo c'è la proposta della Commissione: quasi 2.000 miliardi di euro, pari in media all'1,26% del reddito nazionale lordo dell'Unione. Per Regioni e Comuni italiani, dentro quella cifra ci sono i fondi che portano la banda larga nei paesi di montagna, finanziano i cantieri di riqualificazione delle periferie, pagano i corsi di formazione per chi ha perso il lavoro, gli asili nido e i depuratori che i bilanci comunali da soli non reggerebbero.
Però a fine agosto sei Paesi contributori netti, i cosiddetti Paesi “frugali” ovvero Germania, Danimarca, Paesi Bassi, Austria, Finlandia e Svezia, si sono riuniti a Berlino, ospiti del cancelliere Friedrich Merz, con olandesi e svedesi collegati in videoconferenza. Dalla riunione è uscita una nota congiunta che fissa alcune linee rosse: la proposta della Commissione va ridotta di “diverse centinaia di miliardi” in modo equilibrato, e tutte le voci di spesa devono contribuire ai tagli. Le priorità comuni che i sei indicano sono quattro: sicurezza e difesa, competitività, migrazione e sovranità. La coesione non appare tra queste. E sul debito comune la risposta è netta: nuovi prestiti condivisi non sono la soluzione.
Perché un taglio proporzionale colpisce di più la coesione
I sei non hanno quantificato il taglio, né hanno indicato a quanto dovrebbe ammontare il bilancio complessivo. Non hanno preso posizione sulle risorse proprie, cioè le entrate europee che alleggerirebbero i contributi nazionali. E non hanno detto nulla sui "rebate", gli sconti correttivi che riducono quanto alcuni Stati versano rispetto a quanto dovrebbero secondo le regole comuni: con l'eccezione della Finlandia, quei Paesi li hanno già rivendicati in altre sedi. La proposta della Commissione assegna 865 miliardi agli strumenti destinati a ridurre le disparità tra territori e Stati membri, contro 409 miliardi per competitività, ricerca e innovazione. Le quattro priorità dei frugali stanno quasi tutte nel secondo gruppo. Se si riduce in proporzione, dal primo escono più soldi che dal secondo - e a quel punto "equilibrato" significa che a pagare il conto delle nuove priorità sono i fondi ai territori.
La posizione dell'Italia e la mediazione di Costa
L'Italia siede dalla parte opposta del tavolo. Con Spagna, Francia, Portogallo, Ungheria e altri dodici Paesi fa parte degli Amici della Coesione, il gruppo che difende agricoltura, pesca e finanziamenti regionali. Nessuno dei due schieramenti può imporsi: per approvare il bilancio serve l'unanimità di tutti e 27. Per tenere insieme i pezzi si muove António Costa. Il presidente del Consiglio europeo ha avviato il 25 agosto un giro delle capitali che si chiude il 17 settembre, partito da Bratislava e Tallinn, per raccogliere le posizioni nazionali prima della trattativa d'autunno. Punta su un pacchetto di nuove risorse proprie e chiede di tenere i contributi degli Stati entro limiti ragionevoli. Ha fissato la scadenza - un accordo prima della fine dell'anno - e avvertito che un fallimento produrrebbe interruzioni nei finanziamenti europei, con effetti a valanga su agricoltori, imprese, studenti e ricercatori. La nota dei frugali, arrivata a tour appena iniziato, ha reso la salita più ripida.
La negobox irlandese attesa a ottobre
Ora tocca alla presidenza irlandese, guidata dal Taoiseach Micheál Martin, preparare la nuova proposta. C’è un precedente: l'11 giugno la presidenza cipriota aveva messo sul tavolo la sua "negobox", il documento che traduce la proposta in cifre e massimali per ogni capitolo, con una riduzione complessiva del 2% e il capitolo che contiene coesione e agricoltura tra i meno toccati. Merz l'aveva bocciata definendola non equilibrata. La negobox irlandese è attesa per ottobre. I leader ne discuteranno al Consiglio europeo di metà mese, ma la resa dei conti è più avanti: Dublino ha messo in calendario due appuntamenti straordinari a novembre per arrivare a un accordo entro dicembre.
Ultimo aggiornamento: Martedì 8 settembre 2026, 12:22





