Politiche di coesione Ue: oltre il 30% degli investimenti destinato alla parità di genere
Nel ciclo di programmazione 2021-2027, destinati circa 110 miliardi a interventi per la promozione dell’uguaglianza tra uomini e donne

Roma, 24 luglio 2026 – La parità di genere entra sempre più nel cuore delle politiche di coesione dell’Unione europea. Nel ciclo di programmazione 2021-2027, oltre il 30% degli investimenti complessivi della politica di coesione, pari a circa 110 miliardi di euro, è destinato a interventi che contribuiscono alla promozione dell’uguaglianza tra uomini e donne. Le risorse comprendono sia misure specificamente dedicate alla riduzione delle disparità, sia interventi nei quali la prospettiva di genere viene integrata in modo trasversale.
La scelta europea nasce dalla consapevolezza che la parità non rappresenta soltanto un principio fondamentale legato ai diritti e alle pari opportunità, ma anche un elemento decisivo per lo sviluppo economico e sociale dei territori. La maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, l’accesso a servizi di cura adeguati e il superamento degli stereotipi possono infatti contribuire alla crescita delle regioni, soprattutto di quelle caratterizzate da maggiori fragilità economiche e sociali. Tra gli ostacoli che ancora limitano l’autonomia economica femminile ci sono il peso sproporzionato del lavoro di cura non retribuito, la minore presenza delle donne nelle reti professionali e nei luoghi decisionali e le difficoltà di accesso alle opportunità economiche locali. Per questo motivo la Commissione europea ha rafforzato il ruolo della dimensione di genere all’interno dei principali fondi della coesione: il Fondo sociale europeo Plus (Fse+), il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e il Just Transition Fund (Jtf).
Una delle principali novità del periodo 2021-2027 è l’introduzione di un sistema di monitoraggio specifico degli investimenti con impatto sulla parità di genere. Le azioni vengono classificate secondo tre categorie: interventi con un obiettivo diretto di uguaglianza di genere (gender targeting), interventi che integrano la prospettiva di genere all’interno di politiche più ampie (gender mainstreaming) e misure considerate neutrali rispetto al genere.
Il Fse+ rappresenta lo strumento più direttamente collegato alle politiche per l’occupazione e l’inclusione sociale. Le risorse vengono utilizzate per aumentare la partecipazione femminile al mercato del lavoro, sostenere politiche di conciliazione tra vita privata e professionale, migliorare l’accesso ai servizi di cura (come asili nido e assistenza alle persone fragili) e contrastare la povertà e le discriminazioni nel mondo del lavoro, nell’istruzione e nella formazione.
Anche il Fesr contribuisce alla parità attraverso investimenti apparentemente meno legati alla dimensione sociale, ma con importanti ricadute sul ruolo delle donne nell’economia. Le risorse destinate alla ricerca e innovazione, alla competitività delle piccole e medie imprese, alla transizione digitale e verde o alla mobilità sostenibile possono infatti favorire nuove opportunità professionali e imprenditoriali femminili.
Tra i progetti sostenuti dall’Unione europea c’è, ad esempio, il Women Business Hub, iniziativa di cooperazione transfrontaliera tra Croazia e Serbia che punta a rafforzare l’imprenditoria femminile nelle aree di confine, dove le donne incontrano maggiori difficoltà nell’avvio di nuove attività. Un altro esempio arriva dall’Austria, dove il progetto “100 Percent”, finanziato dal Fse, offre consulenza gratuita alle imprese per sviluppare sistemi retributivi più trasparenti e ridurre il divario salariale di genere.
La nuova impostazione europea richiede inoltre agli Stati membri di garantire che tutti i programmi di coesione rispettino il principio della parità: dalla progettazione degli interventi alla selezione dei progetti, fino alla fase di monitoraggio e valutazione. Le autorità nazionali devono coinvolgere anche organizzazioni della società civile e soggetti competenti in materia di diritti fondamentali e uguaglianza.
La sfida, ora, è trasformare le risorse disponibili in cambiamenti concreti nei territori. Per la Commissione europea, investire nella parità di genere significa infatti rafforzare la competitività delle regioni, aumentare la qualità dell’occupazione e costruire modelli di sviluppo più inclusivi e sostenibili.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 24 luglio 2026, 18:43





