C’è il passato, in tutte le sue sfaccettature. Dalla copertina con un planisfero al richiamo ad Amerigo Vespucci, passando per la Pennsylvania. E poi ’Eskimo’, l’ex moglie Roberta Baccilieri e una Bologna che viveva e amava. Nel disco c’è tutta l’essenza del cantastorie
C’era una volta in America. Francesco Guccini questa volta decide di viaggiare Oltreoceano e lo fa ripercorrendo la storia. Sua...

C’era una volta in America. Francesco Guccini questa volta decide di viaggiare Oltreoceano e lo fa ripercorrendo la storia. Sua e delle Americhe. Quella sperata e quella fallita. Torna al ’500, ai tempi di Amerigo Vespucci e del Planisfero di Cantino sulle conoscenze geografiche dell’impero portoghese. Con il primo ci estrae il nome dell’album, con il secondo la copertina del disco. E poi ecco 100, Pennsylvania Ave., lassù al nord degli Stati Uniti. Un viaggio dove parla di liberazione, in Libera nos domine, di resistenza e coraggio in Le cinque anatre, di Un mondo nuovo tra "un’era in transizione fra una civiltà quasi finita e una nuova inconcepita".
Insomma, nel 1978 Guccini è un cantastorie. Racconta, sperimenta, vive. Ci sono vittorie e successi, ma anche sconfitte e dolori, come nel caso di Eskimo, una canzone dedicata alla relazione con Roberta Baccilieri, la prima moglie, a cui otto anni prima aveva già scritto Vedi cara. Ma se una volta c’era il bello, come in America, ora nel cuore, come al di là del mare, c’è il brutto. Parla di trascorsi, di luoghi, di differenze. Su tutte una: lui che indossa l’eskimo "innocente dettato solo dalla povertà". Nelle parole e nelle note di Guccini c’è il passato. Del futuro invece intravede solo una piccola luce. "Domani poi ci penserò se mai ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai: ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai". Una storia quindi intima, dolorosa e personale, gonfia di significati e passioni perse, ricordi annegati in un mare di dolore.
Tempi che passano, tempi che muoiono e tempi che nascono. Involuzioni, rivoluzioni ed evoluzioni. Dalla sua Bologna agli studi di registrazione a Milano, passando per l’America sognata. Perché "l’America era Atlantide, l’America era il cuore, era il destino, l’America era Life... L’America era un angolo, l’America era un’ombra, nebbia sottile, l’America era un’ernia".
Ultimo aggiornamento: Martedì 6 ottobre 2026, 06:11





