L’album è il paradigma della sua poetica: l’uomo, il cantautore e lo scrittore si fondono. Un viaggio esistenziale in sette tracce dalle memorie di Pavana a quelle di Modena. In copertina ci sono i nonni e i prozii, sul retro la prima moglie, Roberta, e il gatto. Gli ingredienti: autobiografia e sentimento
Radici rimane il paradigma della poetica gucciniana, forse l’album più importante di una discografia lunga più mezzo secolo. Quello in...

Radici rimane il paradigma della poetica gucciniana, forse l’album più importante di una discografia lunga più mezzo secolo. Quello in cui l’uomo, il cantautore e lo scrittore si fondono nel senso di appartenenza ad una comunità e alla sua storia, a partire dalla celebre copertina virata color seppia, con la fotografia di famiglia in cui appaiono il bisnonno Francesco, detto Chicon, accanto alla moglie Maria Fornaciari (sorella della bisnonna di Enzo Biagi) e i quattro prozii, tra cui quell’Enrico evocato pure in Amerigo. Sul retro, invece, c’è la famiglia del 1972: Francesco, la moglie Roberta e il gatto.
Sette tracce che, in questa cornice, diventano tappe di un viaggio esistenziale capace di legare le memorie d’infanzia della casa di Pàvana, rincorse nella stessa Radici, a quelle di Modena, la Piccola città vissuta da Guccini in maniera conflittuale durante l’adolescenza nonostante gli avesse dato i natali. Modena pure sullo sfondo di un’altra vicenda, quella raccontata da Incontro.
Nella Canzone della bambina portoghese affiora lo smarrimento di chi si sente un niente di fronte all’immensità dell’Atlantico, mentre la travolgente spinta epica de La locomotiva immortala il gesto anarchico del fuochista Pietro Rigosi, consegnandolo ad una ballata entrata di diritto tra gli inni popolari del Dopoguerra. Canzone dei dodici mesi attinge a piene mani ai sonetti di Folgore da San Gimignano e Cenne da la Chitarra, mentre la parabola de Il vecchio e il bambino chiude il cerchio raccontando la nostalgia per un mondo distrutto dall’uomo attraverso la voce del bambino, che chiede indietro all’anziano immagini, tenerezze e racconti di ciò che è stato.
Grazie anche alla presenza in studio di colonne storiche del suono gucciniano quali Vince Tempera, Ellade Bandini ed Ares Tavolazzi, la somma di autobiografismo e sentimento che caratterizza Radici ha finito col trasformarsi in una voce capace di attraversare le stagioni, entrando nel sentire, nella memoria e nell’immaginario di tre generazioni.
Ultimo aggiornamento: Martedì 6 ottobre 2026, 06:21





