Tra un Autogrill e l’Argentina il Maestrone indaga e racconta la dimensione del viaggio. Una prospettiva che nasce dal bisogno di scoprire il mondo lontano da noi grazie a sogni irrealizzati, entusiasmi, affetti e piccole grandi delusioni
Due anni dopo il successo di Metropolis, Guccini rilancia con... Guccini. È infatti questo il titolo dell’album del 1983 che...

Due anni dopo il successo di Metropolis, Guccini rilancia con... Guccini. È infatti questo il titolo dell’album del 1983 che – a scanso di equivoci – non ha più in copertina disegni come l’affascinante palla di vetro con dentro una città del disco precedente (disegnata da Carlo Lomonaco), ma una foto in bianco e nero del Maestrone medesimo. Titolo e immagine restituiscono, di primo acchito, una sensazione di solidità e staticità, ma è una falsa impressione. Perché a differenza di quanto l’involucro suggerisce, questo 45 giri è incentrato interamente sul tema del viaggio.
Viaggio declinato nelle sue più varie forme: da quello del sogno, nel delicato e leggero racconto di Autogrill, che lo stesso Guccini definirà come "il resoconto di qualcosa che non è stato mai", ossia l’amore per una barista di una stazione di servizio che non andrà mai oltre la dimensione onirica; fino all’estremo dell’impossibilità di viaggiare, esemplificata in Gulliver, dove il protagonista torna dal suo girovagare per il mondo, ma la gente e gli amici non capiscono ciò che lui racconta ("in quelle loro anime smarrite, sentiva la balbuzie intellettuale e l’afasìa di chi gli domandava per capire"), costringendolo a una amara e rassegnata resa ("Da tempo e mare non s’impara niente").
Sentimenti a cui fa da contraltare l’esaltazione di Argentina, che si unisce alla curiosità di vedere se il mondo dall’altra parte dell’Oceano è così diverso come si pensa, salvo poi dover accettare la risposta più attesa e scontata ("E quella che ti aspetta è un’alba uguale che ti si offre come una visione, la stessa del tuo cielo boreale"). Di viaggio umano parla Gli amici, e di quello sentimentale, di coppia, Inutile. Mentre il viaggio esistenziale è tutto racchiuso nel brano meno ortodosso dell’album, ovvero Shomèr ma mi-llailah, citazione biblica che in ebraico significa "Sentinella, quanto resta della notte?".
Piccola curiosità: nella fase di registrazione del disco si costituì la formazione che per i successivi trent’anni sarebbe stata al fianco di Guccini sui palchi di tutta Italia.
Ultimo aggiornamento: Martedì 6 ottobre 2026, 06:01





