Un album di città non comuni: dalla decadente ‘Venezia’ fino alla magica atmosfera di ‘Bisanzio’. Guccini si muove tra storia, simboli e affetti della vita quotidiana. E ‘Bologna’ descrive perfettamente il carattere delle Due Torri
Incastonato tra due titoli imprescindibili, seppur per motivi diversi, della produzione in studio del Maestrone, Metropolis è l’album che apre...

Incastonato tra due titoli imprescindibili, seppur per motivi diversi, della produzione in studio del Maestrone, Metropolis è l’album che apre gli anni Ottanta di Guccini. Un decennio che musicalmente e socialmente è quanto di più distante da lui possa esistere, ma nel quale non mancano, di fianco a una conquistata e riconosciuta maturità artistica, numerose soddisfazioni. E capolavori. A partire proprio dall’album registrato nella primavera del 1981 all’Umbi Studio di Modena, che contiene alcuni dei brani entrati nell’immaginario collettivo.
Primo fra tutti, Bologna, canzone dedicata alla città che ha segnato il destino del Maestrone e nella quale sono racchiusi alcuni versi ormai diventati storia (dall’incipit della "vecchia signora dai fianchi un po’ molli", passando per l’affettuoso e irriverente appellativo "busona", fino al riconoscimento di una città che "sa stare in piedi per quanto colpita", chiaro riferimento alla strage alla stazione dell’anno precedente). Ma anche la decadente Venezia (brano in realtà scritto da Giampiero Alloisio, leader dell’Assemblea Musicale Teatrale) e la magica Bisanzio, confermano che il livello qualitativo, come dimostra anche il successo di vendite del disco, resta altissimo.
Un album, come disse lo stesso Guccini a Massimo Cotto nel libro Un altro giorno è andato, che racconta "non di città qualunque", ma di "centri e metropoli con un’alta valenza simbolica". In Venezia è infatti dominante l’idea che dalla morte possa nascere la vita – un parallelismo tra la città che si vende ai turisti e la protagonista Stefania che muore di parto –, in Bisanzio si ritrovano invece tutto il mistero e il fascino dell’Oriente lì a portata di immaginazione, in Milano un ragionamento sulla metropoli sempre più opprimente. Un pensiero che Guccini non solo mette in musica, ma che declina anche in pratica quotidiana: la sua vita è infatti sempre più distante dalle Due Torri e sempre più radicata tra Pavana e l’Appennino.
Ultimo aggiornamento: Martedì 6 ottobre 2026, 06:11





