Un album più intimo e introspettivo, meno politico dei precedenti, e che prende il nome da una canzone suonata anche da Marangolo e Tempera. Il Maestrone la cantò all’Olympia di Parigi. Fra i brani, ‘Culodritto’, che Guccini ha dedicato alla figlia Teresa
Signora Bovary non finiva spesso in scaletta, anzi quasi mai. Eppure la canzone che dà il titolo all’album del 1987...

Signora Bovary non finiva spesso in scaletta, anzi quasi mai. Eppure la canzone che dà il titolo all’album del 1987 è paradigmatica di un disco che è sicuramente meno politico di quelli dei decenni precedenti, ma decisamente più introspettivo. E sicuramente anche familiare, non mettendo in contraddizione questi due termini. Perché la canzone Signora Bovary si porta dentro tutto lo spleen anche musicale in cui il sax di Antonio Marangolo e il piano di Vince Tempera fanno da contrappunto alle parole. "E i giorni goccioleranno come i rubinetti nel buio e diremo: un momento, aspetti, per non essere mai pronti. Signora Bovary, coraggio pure tra gli assassini e gli avventurieri in fondo a quest’oggi c’è ancora la notte in fondo alla notte c’è ancora, c’è ancora". A che punto, allora, è la notte?
Lo stesso Guccini lo dirà in un’intervista a Tv Sorrisi e Canzoni, tratteggiando il suo universo, anche familiare (perché poi ci sono Van Loon, in onore al divulgatore amato dal padre, e Culodritto che è dedicata alla figlia Teresa). "Faccio un disco a 47 anni. Ho già mangiato tanta torta – disse Guccini all’epoca – e sento il bisogno di riflettere: rivalutare certe figure del passato (mio padre) o confrontarmi con le nuove (mia figlia). E in certe canzoni c’è quello che io chiamo l’elemento sentimentale: se cerchi di mettercelo sinceramente, non in maniera furbetta, senti che parli più direttamente alla gente".
Sta di fatto che nella discografia di Guccini Signora Bovary è un album che esce fuori dai confini. E anche in Francia, diventata patria d’elezione per un cantautore come Paolo Conte, viene ascoltato e apprezzato. Così, tornando all’inizio, Guccini canta Signora Bovary proprio al teatro Olympia di Parigi (aprile 1987), un palco così nobile in cui il Maestrone non sfigura. Di quella notte racconterà: "Io in francese non so spiccicare una parola. Comunque mi sono reso conto che c’è un grande interesse per la nostra canzone d’autore". E poi la stoccata definitiva: "È buffo pensare che siamo ammirati all’estero mentre qui siamo invasi dai dischi stranieri".
Ultimo aggiornamento: Martedì 6 ottobre 2026, 06:00





