Un album-simbolo che prende il nome dall’indirizzo di casa, a Bologna. C’è L’Avvelenata, certo, con il primo dissing della storia campionato poi dai rapper. Ma anche storie di una generazione uscita bambina dalla guerra con cui Guccini ha raccontato un Paese
C’è il primo dissing della storia e di questo si è detto e scritto tanto. Anche perché Fabri Fibra ha...

C’è il primo dissing della storia e di questo si è detto e scritto tanto. Anche perché Fabri Fibra ha chiesto il permesso a Francesco Guccini di utilizzare un frammento de L’avvelenata per il suo ultimo disco Mentre Los Angeles brucia, in cui definiva le traiettorie del suo rap e prendeva le distanze dal mondo trap. Guccini cinquant’anni fa (l’album è del 1976) ha fatto qualche di simile e con sei canzoni che finiscono in un disco che ha come titolo l’indirizzo di casa sua (Via Paolo Fabbri 43), definisce una volta per tutte il suo universo musicale e anche quello cantautorale.
Facile arrivare ora alla conclusione, partendo proprio da L’Avvelenata, ma in realtà è tutto il disco che traccia un confine (non solo in termini di vendita e di classifica) con il passato e disegna quello che Guccini rappresenterà per il suo popolo di ascoltatori da lì all’eternità, anche oltre la sua morte.
E che cosa dunque rappresenta Guccini? Una generazione che uscita bambina dalla Guerra, ha cercato di raccontare un Paese dalle mille contraddizioni. Ma che nonostante tutto era un Paese che continuava a crescere, non certo guardando il Pil come indicatore. Il disco si apre con Piccola storia ignobile che racconta un aborto clandestino. La legge 194 non è ancora arrivata in un Paese in cui interrompere la gravidanza si porta dietro ancora un marchio d’infamia (perché "il perbenismo interessato" e "l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai con il torto" pervade ancora l’Italia).
E poi c’è il privato, l’intimo, di chi sceglie di abortire e che si ritrova costretta a combattere contro il moralismo e quei sensi di colpa che gli altri vorrebbero instillarti. Il racconto di un privato che serve però ad allargare lo sguardo, ad allargare l’orizzonte. E se ci si riflette un attimo, tutto il disco è così. Anche quando Guccini canta il vicino di casa e soprattutto con L’Avvelenata. E con quelle parole che tracciano il percorso degli anni a venire. "Ho tante cose ancor da raccontare per chi vuole ascoltare, e a culo tutto il resto". Ed è stato davvero così. E lo è ancora.
Ultimo aggiornamento: Martedì 6 ottobre 2026, 06:12





