Uno dei dischi più complessi e maturi che segue la scomparsa di due grandi amici dell’autore: Bonvi e Victor Sogliani. Da ‘Vorrei’, dedicata a Raffaella Zuccari, a ‘Quattro stracci’, che racconta l’amarezza e il risentimento verso Angela Signorini. Fino a ‘Cirano’, vero inno alla libertà
Ci sono l’amore, la morte e tutti i topic che hanno attraverso la poetica di Francesco Guccini dentro uno dei...

Ci sono l’amore, la morte e tutti i topic che hanno attraverso la poetica di Francesco Guccini dentro uno dei suoi dischi più celebri, maturi e amati dal pubblico. L’amore, la morte e le altre sciocchezze, a indicare quell’ironia secca, tagliente, provocatoria e dolceamara che contraddistingue il Maestrone.
Pubblicato nel 1996, D’amore di morte e di altre sciocchezze si apre con il cuore squarciato dell’autista per la scomparsa, poco prima dell’uscita del disco, di due grandi amici e compagni di gioventù di Guccini: ‘Victor’ cioè Victor Sogliani, bassista del gruppo Equipe 84 che con Guccini aveva suonato nel gruppo I Gatti, e ‘Bonvi’ cioè Francesco Bonvicini, il grande fumettista ideatore di Sturmtruppen.
La copertina dell’album dice già molto: una foto di Guccini serio, pensoso, davanti ad alcuni manifesti che ritraggono la copertina dell’album Via Paolo Fabbri 43. D’amore di morte e di altre sciocchezze si apre così con Lettera, straziante fotografia dello scorrere del tempo, delle amicizie nei primi anni di vita, del vuoto lasciato da chi se ne va. E prosegue con Vorrei, altra pietra miliare del repertorio del Maestrone: un brano più intimo, dolce, confortevole, dedicato a Raffaella Zuccari, che Guccini sposerà poi nel 2011.
Ma spiccano anche I Fichi, surreale brano registrato dal vivo di quasi 10 minuti, capace di incarnare tutte le "sciocchezze" dell’autore, e Quattro stracci, ‘contrappasso’ fisiologico di Vorrei e ‘sequel’ di Farewell. Se nel brano in Parnassius Guccinii il Maestrone racconta la fine dell’amore per Angela Signorini, in Quattro stracci emergono l’amarezza e il risentimento. Non da ultimo Cirano, probabilmente uno dei fiori all’occhiello della poetica di Guccini, un inno alla libertà di pensiero: Non ridere, ti prego, di queste mie parole / io sono solo un’ ombra e tu, Rossana, il sole / ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora / ed io non mi nascondo sotto la tua dimora / perché oramai lo sento, non ho sofferto invano / se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo... Cirano.
Ultimo aggiornamento: Martedì 6 ottobre 2026, 05:50





