Cracco: “La Romagna, una riscoperta. E il Lambrusco è espressione di pace”
Lo chef stellato nel Padiglione 1

Un incontro fatto di colli ariosi, viste sull’Adriatico, brezza che arriva dal mare: è stato quello tra Carlo Cracco e la sua tenuta a Santarcangelo, nel cuore della Romagna. “Una riscoperta, più che una scoperta. Frequentavo quei luoghi già da bambino – racconta lo chef in dialogo con il vicedirettore del QN Davide Nitrosi –. Ho vissuto buona parte dell’infanzia tra Rimini, Riccione, Cervia e Pinarella. Il vero incontro è stato quello con il vigneto che oggi è il cuore della nostra azienda vinicola: un impianto vecchio di sessant’anni, che ci racconta di un vino legato alla terra, capace di far vibrare la sua anima fin sulla tavola, che dia vita a un Sangiovese Classico o a un Trebbiano della Fiamma. Un terreno con vista mare, come rivela il nome del nostro rosé, fresco, semplice, di bassa gradazione, secondo i gusti contemporanei”.
Cracco è lo chef ospite del padiglione dell’Emilia-Romagna, come l’anno scorso Massimo Bottura: “Sono un romagnolo acquisito, è una grossa responsabilità ereditare questo testimone da lui”. Testimonial della Romagna ma anche dell’Emilia: “Continuo a dire che dopo l’acqua c’è il Lambrusco: è l’espressione più bella e semplice di pace. È un vino accessibile, che ti accompagna”. Diventare viticoltore è una sfida anche per uno chef: “Produrre vino aiuta a essere più paziente, ti ritrovi costantemente in balia degli aspetti meteorologici, occorre saper interpretare un’annata in base a come la natura te l’ha offerta”.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 15 aprile 2026, 06:00





