Meloni: settore del vino da sostenere. E Coldiretti chiede coraggio all’Ue
La visita della premier al Vinitaly: “Situazione complessa per il comparto, cerchiamo di dare risposte”

“Il settore del vino ha bisogno di essere sostenuto, a maggior ragione in questa situazione molto complessa. Stiamo cercando di dare risposte al comparto che va anche ringraziato per la capacità di stare sul mercato, continuando a reagire alle difficoltà”. Giorgia Meloni è tornata al Vinitaly. Lo ha fatto stringendo mani ai produttori, salutando i visitatori e camminando nei padiglioni delle diverse regioni e cantine presenti a Veronafiere. Accolta dal presidente di Veronafiere Federico Bricolo, dal sindaco di Verona Damiano Tommasi e dal presidente del Veneto Alberto Stefani, la premier ha subito spiegato l’importanza di “una delle espressioni più incredibili del nostro Made in Italy” e ha definito il Vinitaly “la più straordinaria vetrina”. Un settore che soffre uno scenario instabile a livello geopolitico ed economico, tra conflitti, dazi e inflazione. Ma, nonostante tutto, “continua a darci enormi soddisfazioni con i suoi 14 miliardi all’anno di fatturato, in continua crescita anche nell’export”, ha spiegato la presidente del Consiglio. Un cenno poi anche alle misure messe in campo: “Nell’ultimo decreto con cui rinnovavamo lo sconto dei 25 centesimi sulle accise del gasolio abbiamo anche allargato una misura al mondo dell’agricoltura, che riconosce ai produttori un credito di imposta pari all’aumento che registrano”.
Poi il via al tour. Foto di rito davanti alla scritta Vinitaly, un passaggio nella grande bottiglia artistica di vino all’ingresso ed ecco i primi saluti nel padiglione del Lazio, assieme al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, al ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e al presidente dell’Ice Matteo Zoppas. Brindisi, selfie e strette di mano, poi l’omaggio al Veneto assieme al governatore di casa Stefani. Cin cin al Prosecco Doc, mentre i curiosi si spintonano per scattare una foto con la premier. Cori, applausi, “Brava Giorgia”. I sommelier servono, le viene consegnato un Leone in vetro di murano. Poi un saluto alla Toscana. Nel padiglione arriva anche il vicepremier Matteo Salvini che però proseguirà il tour in autonomia. Ecco allora le strette di mano in uno stand umbro e il passaggio in Lombardia. Fino alle Marche, assieme al governatore Francesco Acquaroli. “Il vino marchigiano ci sta dando grandi soddisfazioni”, racconta la premier. Primizie marchigiane, Valpolicella, Conegliano Valdobbiadene Docg. Ultimi brindisi e poi via a pranzo, al padiglione ‘Eccellenza Piemonte e le sue stelle’, dove ad accoglierla c’era il governatore Alberto Cirio. Ecco allora il saluto finale in Trentino, tra Ferrari e Rotari, prima di ripartire alle 15.
In quei momenti a Cantina Qn era ospite Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, intervistato da Davide Nitrosi, vicedirettore del Quotidiano Nazionale. “Dobbiamo liberare il vino – spiega Prandini attraverso uno slogan – da tutte le catene che fino a oggi lo hanno imprigionati, come burocrazia e dazi, che hanno rallentato il posizionamento sui mercati a livello globale. Si potrebbero sbloccare così 1,6 miliardi di nuovi investimenti da utilizzare”. Poi, la richiesta di coraggio, di protagonismo e di strategia all’ Europa. “Abbiamo incontrato vari commissari. È importantissimo rimanere sul mercato degli Stati Uniti, il più importante che c’è e che non può essere indebolito e perso”.
Perché il vino dell’Italia racconta storia, territori, convivialità, passione. “Dobbiamo coinvolgere sempre di più i giovani (lunedì con Coldiretti è stato fatto un flash mob dal titolo ‘Make wine, not war’). Se verranno ridotte le risorse per il settore agricolo rischiamo di perdere gradualmente ciò che oggi invece il mondo ci invidiao”.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 15 aprile 2026, 10:16





