Emilia-Romagna alla ricerca di altre frontiere
Le storie delle aziende a Cantina QN: dai pionieri del Lambrusco di qualità al vino in lattina, fino allo sviluppo dell’accoglienza

È un’Emilia-Romagna che non ha paura di osare quella che si presenta a Cantina QN, lo spazio di Quotidiano Nazionale a Vinitaly, immaginando nuove frontiere per il prodotto che da più tempo, insieme a olio e grano, incarna l’essenza del vivere mediterraneo.
Innovazioni quali il vino in lattina proposto dalle Cantine Sgarzi Luigi di Castel San Pietro Terme: “Cerchiamo di interpretare le esigenze dei consumatori internazionali – spiega la titolare Anna Sgarzi - tra queste anche quelle di potersi approcciare a un vino a basso grado, prodotti che esistevano già ma avevano bisogno di essere comunicati meglio”. L’azienda ha anche investito su un contenitore particolare, la lattina: “È un contenitore pratico, facile da trasportare, che non toglie nulla al gusto del vino – spiega – Speriamo un giorno di cessare di essere una novità”.
Creare talvolta significa innovare qualcosa che già c’era, come rivela Alessandro Medici, direttore commerciale di Cantina Medici Ermete, seconda azienda per storicità nel territorio emiliano: “La storia del lambrusco è una vicenda di alti e bassi: ci fu un boom negli anni ‘80, seguito poi da un crollo di immagine. Siamo ripartiti dall’inizio della filiera, diminuendo la resa per ettaro: oggi lo esportiamo in settanta paesi del mondo, è il vino perfetto per i gusti contemporanei”.
L’enoturismo, lo spalancare le porte delle cantine è il segreto del successo pure al Palazzo di Varignana, nato come resort sui colli di Bologna, poi fatalmente sedotto dagli ettari di vigneti e oliveti che lo circondavano, punteggiati di noccioli, mandorli, melograni e frutteti. “Ci siamo detti: ma quindi a Bologna si produce olio? – rievoca Eleonora Berardi, al timone della food division –. Poi sono arrivate le degustazioni sensoriali, i trekking, le visite in frantoio”.
Anche il colosso italiano del vino, Caviro, prima realtà al mondo per ettari di viti, ha visto evolvere il suo dna, che comprende ancora il Tavernello – oggetto di un rilevante rebranding – per arrivare fino alle produzioni di punta delle Tenute Caviro come Cesari in Veneto, Leonardo da Vinci, in Toscana e Romio in Romagna”. La punta di diamante è l’amarone Bosan di Cesari, ma non è l’unica espressione della Valpolicella. “Abbiamo prodotto un Valpolicella in anfora – spiega il dg Giovanni Lai – una piccola produzione di 1936 bottiglie che sta riscuotendo un grande successo”
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 15 aprile 2026, 10:31





