Emilia-Romagna, la forza dell’unione. E anche l’Erbazzone diventa Igp
L’icona della cucina reggiana è ora il 45esimo prodotto a indicazione geografica protetta della regione

Trenta vini a denominazione di origine, capaci ormai di dare vita a mezzo miliardo di euro di fatturato annuo, che lievita a un miliardo sommando quello dei cosiddetti vini da tavola: è la fotografia della galassia del vino in Emilia-Romagna tracciata dall’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, ospite di Cantina QN, lo spazio di Quotidiano Nazionale a Vinitaly, la kermesse italiana del vino. Quello del microcosmo di etichette che spazia geograficamente dal gutturnio piacentino fino al sangiovese di Romagna, passando attraverso i vini delle sabbie che crescono lungo il litorale ferrarese, è un comparto che anche visivamente, come evidente aggirandosi fra i padiglioni, non teme più il confronto con i colossi del settore quali Toscana,Veneto e Sicilia. «Ma per i produttori possiamo e dobbiamo fare di più – prosegue Mammi –. A partire dalla riduzione delle accise, che auspichiamo diventi strutturale, per arrivare fino a un maggiore coordinamento delle realtà vinicole: dobbiamo fare sistema. La terza azione da mettere in campo è l’internazionalizzazione: un accordo col Mercosur ci spalancherebbe un settore in cui i nostri vini non arrivano perché resi troppo cari. Non è facile comunicare trenta vitigni diversi: la chiave risiede nel rivolgersi a chi cerca gusti variegati, che qui ha la certezza di trovare».
Una diversità non solo genetica, ma anche figlia di scelte culturali, come quella di produrre «vini non mainstream, vinificati nelle anfore – tratteggia Carlo Catani, al timone, fra le altre, dell’associazione Tempi di recupero, impegnata a tutelare i vitigni a rischio di estinzione, come il Famoso o il Centesimino – per arrivare alle vecchie modalità di coltivazione in campo, agli stili georgiani di produzione, alle lunghe macerazioni, con uno sguardo sempre alla sperimentazione». Cifra stilistica comune anche a Tramonto Divino, che da anni porta il vino nei luoghi più iconici della regione, e che ha presentato la sua rassegna 2026 proprio a Vinitaly:da giugno sette ‘arene del gusto’ prenderanno corpo a Fiscaglia – teatro della prima serata, il 20 giugno – e poi a Scandiano, Riccione, Cervia, Cesenatico, Spilamberto e Parma. Il padiglione dell’Emilia-Romagna tiene in equilibrio agricoltura e turismo: a spiegare il perché, fra gli altri, è Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. «Un turista su tre sceglie le proprie destinazioni in base all’enogastronomia: in quattro anni il territorio del parmigiano reggiano ha registrato 400mila visitatori in più».
Con un occhio alle nuove sensibilità, a chi è interessato al biologico, a un consumo consapevole. «Abbiamo appena redatto un bando per rendere gli allevamenti più orientati al benessere degli animali», entra nel dettaglio Mammi.
La galassia delle produzioni tutelate in Emilia Romagna si è arricchita di un nuovo arrivato: l’erbazzone, icona di Reggio Emilia, diventato il 45esimo prodotto Igp dell’Emilia-Romagna, celebrato nel suo intervento alla fiera anche dal commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen, che ha rassicurato il pubblico sulla possibilità per l’Europa di reagire alle tempeste internazionali: «Ad esempio con un accordo commerciale con l’India, o investendo sui fertilizzanti organici».
Ultimo aggiornamento: Martedì 14 aprile 2026, 13:02





