Joe Bastianich: “Il vino, il mio orgoglio. Ho creato radici in Italia”
Imprenditore e volto televisivo, è produttore in Friuli Venezia Giulia dal 1997. “Le mie etichette mi rispecchiano. Così come nel cibo, la verità paga sempre”

Il Vinitaly di Joe Bastianich, produttore dei Colli orientali del Friuli, è iniziato già sabato, nella vetrina internazionale di OperaWine, con i vini selezionati da Wine Spectator. Fra questi c’era anche il Vespa Bianco 2018. Per il vulcanico imprenditore nel mondo della ristorazione, volto televisivo da Masterchef a Foodish, anche musicista, l’azienda vinicola che ne porta il n ome è legata soprattutto alle radici. Ne ha parlato, dialogando con il vicedirettore de il Resto Del Carlino Valerio Baroncini, a Cantina Qn.
Bastianich, lei è produttore in Friuli Venezia Giulia, territorio cui ha rivolto tanta attenzione.
“È un grande orgoglio della mia vita. Ho fatto tante cose, ma è un previlegio produrre vino in Italia. Tutto è nato dal sogno di un ragazzo nel 1997, ero già un ristoratore a New York e abbiamo fatto la prima annata nel 1998. Ma c’è di più. La mia è la storia di una famiglia immigrata dall’Istria italiana nel 1949 per arrivare in America e cercare un’altra vita, un’opportunità. Io sono cresciuto in quel mondo di migranti e tornavamo spesso in Italia fra l’Istria e Trieste. Nel 1997 è nata mia figlia e, al di là della passione per il vino, volevo trovare il modo di creare delle radici vere per i miei figli in Italia. Così è nata l’azienda agricola Bastianich nei Colli Orientali del Friuli”.
Anche quest’anno giocava in casa a OperaWine.
“Un grande onore, si tratta di una selezione molto precisa del Wine Spectator. Partecipiamo da tanti anni, abbiamo portato un Vespa Bianco del 2018, è sempre un bel contesto”.
Imprenditore, ristoratore e produttore. Nella creazione del vino c’è un grande lavoro agricolo, artigianale e lei, conoscendo anche l’altra parte della ’barricata’ ha le idee molto chiare.
“Anche in questi tempi dei social in cui tutto è immediato, la bellezza del vino sta nel fatto che è tutto fuorché immediato. Decisioni che prendiamo oggi danno risultati che vedremo fra dieci anni. Specialmente se fai un vino di qualità, allora, è impossibile seguire un trend, devi avere un’idea che senti dentro. Io faccio un vino che mi rispecchia: a molti per fortuna piace, ma magari non a tutti. È personale: dico sempre che assaggiare un vino mio è un modo per conoscermi meglio”.
Il vino è anche una storia di famiglia. Quanto è importante, anche in questo periodo delicato, avere radici salde?
“Come in tutte le cose belle della vita, la verità paga sempre. Vale per il cibo come per il vino. Anche pensando alla mia storia, ho vissuto sulla mia pelle la rivoluzione del vino italiano. E l’ho vissuto attraverso i miei ristoranti nel mondo, poi ho conosciuto Oscar Farinetti e Eataly nel mondo. Abbiamo portato l’eccellenza del vino italiano nel mondo. Ma siamo sempre legati a un discorso di vino di qualità”.
A Vinitaly si parla molto di consumi e tendenze. Che idee ha?
“E’ vero che c’è un calo, io vedo che la Gen Z, quella dei miei figli, ha delle modalità di consumo molto diverse dalla mia. Sono molto più precisi sulla qualità, però consumano meno. Ma il vero problema sono i costi. Negli Stati Uniti un bicchiere di vino parte dai 18 dollari e arriva fino a 30, mentre al ristorante è difficile trovare una bottiglia sotto i 100 dollari. Oltre il 9% di tasse e la mancia. E dato che a mangiare fuori costa tutto tanto, il primo a essere tagliato è spesso il vino. Quindi, è il potere di acquisto che si sta abbassando nel mondo”.
Ultimo aggiornamento: Martedì 14 aprile 2026, 06:56





