Vini dealcolati o a basso contenuto di alcol (preferiti dalla Gen Z): la produzione cresce del 90%. I dati della ricerca Uiv-Vinitaly
Vinitaly 2026, in Italia boom grazie alle novità legislative. Ma il mercato è ancora tutto da conquistare. Dalla Gran Bretagna agli Usa, i giovani under 28 astemi preferiscono il vino senz’alcol alla birra

Verona, 14 aprile 2026 – Cresce nel mondo la domanda di vini dealcolati o a basso contenuto di alcol. E l’Italia non fa eccezione con una produzione che dovrebbe far segnare il +90% nel corso del 2026 secondo i dati dell’Osservatorio dell’Unione italiani vini, presentati al Vinitaly.
Nel 2025 in Germania, Regno Unito e Stati Uniti i vini della categoria NoLo (no e low alcohol) hanno raggiunto e superato 1,2 miliardi di euro di valore nel canale della grande distribuzione. Numeri che sono in realtà contenuti rispetto al mercato più generale del vino ma che cominciano a diventare significativi.

E anche l’Italia si prepara a giocare un ruolo, visto che grazie alle modifiche legislative intervenute è possibile produrre dealcolati anche nel nostro Paese (in precedenza era necessario appoggiarsi all’estero).
Secondo l’indagine Uiv-Vinitaly, i numeri in Italia stanno crescendo: +90% di aumento produttivo previsto nel 2026, con una quota export attestata al 91% e il grosso delle vendite fatte sul canale retail (77%).
Le tipologie a listino vedono una leggera prevalenza dei no-alcohol (54%), con un aumento significativo dell'opzione "bevanda a base vino", balzata dal 3% del 2025 al 27% odierno. Tra i mercati tradizionali, prevale l'obiettivo Nordamerica (Usa e Canada) ma anche in Germania, Austria e Svizzera. Tra le piazze nuove ed emergenti, le risposte convergono su alcuni Paesi (Messico, Polonia ma anche Cina) e areali, con in testa Medio Oriente e Africa.
Fra i prodotti che hanno una migliore performance nella categoria ‘no alcohol’, ci sono gli spumanti, nel Regno Unito (+24%) e negli Usa dove le. Tra le motivazioni che spingono alla scelta dei dealcolati la maggior parte degli acquirenti cita la salute, ma sale al 35% chi cita l’aumento della qualità del prodotto.
“Il tema del gusto - ha detto il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti – rappresenta ancora un freno al consumo per il 25% dei potenziali clienti, quota che sta via via diminuendo in maniera
direttamente proporzionale alla qualità di produzioni che possono solo migliorare, e su questo l'Italia gioca la propria partita decisiva. Un segmento di offerta, quello dei vini dealcolati, che rimane aperto sia tra consumatori astemi - con i GenZ (under 28 anni) che in Uk e negli Usa già li preferiscono alla birra - sia tra gli utenti enologici abituali, che in certe situazioni preferiscono non consumare alcolici”. Atteggiamenti questi che ancora non si riscontrano pienamente in Italia, un territorio ancora da conquistare in questo senso: il 94% dei non consumatori di alcolici dichiara di non aver acquistato un no-alcohol negli ultimi sei mesi, quota che sale al 98%.
Ultimo aggiornamento: Martedì 14 aprile 2026, 16:25





