Caro Jannik, dicci qualcosa. Lo stop di Sinner e il tifo in ansia: ora l’Italia si sente orfana
Stagione 2026 chiusa in anticipo e il dubbio su gennaio: dietro la scelta di saltare Atp Finals e Coppa Davis, il timore per il futuro. II Paese che ama la sua Volpe non chiede la cartella clinica, ma una rassicurazione. Per non vivere con l'ansia di aver perso un sogno troppo presto

Roma, 7 ottobre 2026 – È un po’ come quando dopo un appuntamento andato benissimo lei, o lui, la mattina dopo non richiamano. E nemmeno quella successiva – e nemmeno quella dopo ancora.
Ma come, Jannik, eravamo stati tanto bene quel 12 di luglio: il pomeriggio incantato di Wimbledon, la coppa dorata che brillava davanti ai flash dei fotografi, il secondo titolo dei Championships intascato battendo uno Zverev sempre più rassegnato a un ruolo da comprimario. Poi, solo altri appuntamenti rinviati e poi annullati. Sino all’ultimo laconico dispaccio di ieri: stagione chiusa, se ne riparla nel 2027. Niente Atp Finals, niente Final 8 di Coppa Davis. Nel cuore di tutti gli appassionati italiani, non solo di quelli che hanno già in tasca un biglietto per Torino o Bologna, si è aperto un vuoto strano, come un senso di abbandono. Adulti, ma (tennisticamente) orfani del campione che ci ha fatto innamorare e che da un giorno all’altro, dopo una vacanza, ci ha lasciato solo messaggi in quella grande segreteria comune che sono i social. “Il ginocchio non è ancora a posto”, “non mi sento in grado di competere”, “farò di tutto per essere pronto a gennaio”.
E poi quella frase sibillina regalata ad Anne Wintour durante la Fashion Week milanese: “Se non sarò pronto a gennaio, allora sarà un problema serio”.
Per carità, la riservatezza è un diritto sacrosanto, quasi sempre è una qualità. A volte però crea ansia, trasmette insicurezza. Sdogana pensieri che non condividiamo. I campioni dello sport, nel bene e nel male, sono diventati punti di riferimento assoluti, ‘role model’ come dicono gli anglosassoni, esempi a cui ispirarsi. La Sinnermania poi ha raggiunto livelli quasi patologici. Nella figura di Jannik, senza che lui ce lo chiedesse, abbiamo concentrato speranze, desideri, ambizioni. In Giappone li chiamano oshi: idoli da sostenere con devozione, al limite dello stalking, perché rappresentano quello che noi vorremmo essere. Accettano di essere amati, e non ci deludono mai.
La vita e lo sport purtroppo sono diversi, contemplano infortuni e inciampi, includono momenti bui ed è dentro uno di questi che ora è scivolato Sinner. Il fuoriclasse che da tre mesi non ci trasmette più sicurezze – al limite qualche selfie in conto terzi – restituendoci così alle nostre incertezze. Che in questo momento, probabilmente, assomigliano terribilmente alla sua. Quella del campione che teme per il proprio futuro sportivo, e dopo aver ascoltato mille voci, cambiato all’ultimo molte decisioni, ha scelto di ragionare sul lungo termine. Così l’Italia del tennis d’improvviso assomiglia all’America fine anni ‘60 cantata da Simon & Garfunkel in Mrs Robinson, la nazione in debito di valori condivisi che si chiedeva che fine avesse fatto Joe DiMaggio, il campione di tutti e di un’epoca dorata, e gli rivolgeva uno sguardo immalinconito.
Certo, Flavio Cobolli resta in gara per le Atp Finals, e la nostra squadra di Coppa Davis già l’anno scorso ha dimostrato di poter difendere l’argenteria anche senza la Volpe. Dentro, però, sentiamo una sensazione strana. Il timore che un sogno corra il rischio di interrompersi. Avremmo bisogno di una rassicurazione, quantomeno di una road map, di un percorso da seguire con affetto; non di un caos di voci difficili da interpretare come negli ultimi tre mesi.
Sinner non ci deve nulla, per carità. Ma proprio per questo sarebbe bello, forse anche giusto, che, dimenticandosi il motto dei reali inglesi (“never complain, never explain”) ci facesse sapere qualcosa di più. Magari non la cartella clinica, ma un cenno su come va il ginocchio e magari anche il morale. Tanto per riprendere un discorso. E fissare un nuovo appuntamento.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 7 ottobre 2026, 02:00

