Russia e Iran usano ChatGPT per fare propaganda con finti giornalisti: il dossier-denuncia di OpenAI
“Attori malevoli hanno tentato di usare i nostri modelli per condurre attacchi informatici, operazioni di influenza occulte, truffe e altre violazioni”

Roma, 9 ottobre 2026 - "Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo documentato molti dei modi in cui gli attori malevoli hanno tentato di usare i nostri modelli per condurre attacchi informatici, operazioni di influenza occulte, truffe e altre violazioni delle nostre politiche di utilizzo". Si apre così il lungo report pubblicato da OpenAi, in cui la società denuncia episodi di influenza da parte della Russia e dell'Iran condotti tramite ChatGPT e che lei stessa ha interrotto.
La guerra ibrida di Russia e Iran
"Di recente abbiamo bloccato due operazioni di influenza, una russa e una iraniana, che usavano i nostri modelli insieme a tecniche e tecnologie più tradizionali per sostenere sofisticate organizzazioni 'di facciata' – racconta ancora OpenAi –. Usavano queste organizzazioni per far arrivare al pubblico di riferimento messaggi geopolitici legati ai conflitti, nascondendone la vera origine”. Da quanto spiegato, gli agenti si servivano di tattiche diverse: quella legata a Mosca "creava falsi documenti 'trapelati' e testi per registrazioni audio", quella del regime di Teheran, invece, generava sia lunghi articoli sia gruppi di commenti per i social media, generalmente su temi legati alla guerra Usa-Iran.
L'azienda tech spiega come queste operazioni ricalchino quelle dell’era precedente all’avvento dell’intelligenza artificiale. Ad esempio, quella iraniana ricorda la vicenda della falsa giornalista Alice Donovan, una copertura dell’intelligence militare russa i cui articoli erano stati pubblicati da diverse testate occidentali nel 2016-2017. Ma anche il caso della testata 'PeaceData', sempre gestita da persone dell’Internet Research Agency russa, che aveva coinvolto reporter inconsapevoli di tutto il mondo perché scrivessero per essa. E infatti – spiega OpenAi – “l’operazione iraniana disponeva di sette identità fittizie di giornalisti, usate per proporre lunghi articoli a testate online di piccole e medie dimensioni in tutto il mondo; quella russa sembra aver coinvolto persone inconsapevoli in America Latina per gestire un 'centro studi' sul campo".

Operazione ‘Dark Clark’
"Abbiamo bloccato un gruppo di account ChatGPT di origine russa. Usavano ChatGPT per varie attività legate a operazioni di influenza occulte rivolte a paesi di tutta l’America Latina – racconta l’azienda co-fondata da Sam Altman nel suo report –. Gran parte di questa attività sembrava mirare a danneggiare la reputazione dell’Ucraina nella regione, ma una parte sembrava volta a influenzare gli esiti politici locali, soprattutto in Argentina e Bolivia. La maggior parte degli operatori scriveva i prompt in russo; uno li scriveva in spagnolo, ma sembrava comunque trovarsi in Russia. Abbiamo condiviso le informazioni su questo caso con le autorità competenti”.
Tra i compiti degli operatori che usavano ChatGPT c’era quello di “redigere rapporti sull’andamento di una sedicente ‘piattaforma di ricerca’ in America Latina chiamata Social Research Center (SRC)”, che veniva controllate tramite un’identità fittizia chiamata ‘Mia Clark’. Da qui il nome scelto poi da OpenAi per la sua contro-operazione: ‘Dark Clark’.
"Nei rapporti interni, gli operatori dichiaravano di aver diffuso false notizie in tutta l’America Latina per screditare l’Ucraina o i leader locali. Alcuni di questi falsi sono stati attribuiti da ricercatori che lavorano su fonti aperte a un’organizzazione russa nota come ‘Politology’ o ‘La Compania’, indicata come erede del Gruppo Wagner e di altre organizzazioni fondate dall’oligarca russo Yevgeniy Prigozhin”. “Poiché non consentiamo l’accesso ai nostri modelli dalla Russia, usavano VPN per collegarsi ai nostri servizi”, spiega sempre l’azienda tech che riferisce una serie di casi individuati. Ad esempio, la falsa notizia secondo cui il presidente argentino Javier Milei aveva acquistato collari gioiello Cartier per i suoi cani.
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Le false mail e il controverso nazionalista ucraino
Un altro episodio è legato alla figura del controverso nazionalista ucraino Stepan Bandera. La società proprietaria di ChatGPT scrive di aver scoperto che gli operatori russi avevano creato un falso indirizzo di posta elettronica che sembrava appartenere alla Direzione regionale dell’istruzione di Lima, in Perù, per ordinare alle scuole del distretto di organizzare eventi dedicati all’Ucraina in occasione della Giornata nazionale della diversità culturale e linguistica. Le email contenevano istruzioni esplicite per citare, tra gli altri, Bandera, considerato da alcuni ucraini una figura della lotta per l’indipendenza, ma associato in Russia e in Polonia al fascismo, al collaborazionismo in tempo di guerra e ad altre atrocità. Secondo gli operatori, alcune scuole hanno risposto al falso indirizzo email, confermando di aver organizzato questi eventi e fornendo persino delle foto.
"Occasionalmente – scrive sempre la società statunitense – gli operatori chiedevano al nostro modello di aiutarli a ideare e creare testi per le loro operazioni: ad esempio, verificando che i falsi usassero l’accento, il lessico e lo stile istituzionale corretti per i diversi Paesi”.
Operazione ‘Bogus Bylines’
OpenAi racconta poi di aver bloccato un gruppo di account ChatGPT di origine iraniana, che. “scrivevano i prompt in persiano e generavano contenuti in persiano e inglese”. Anche in questo caso “gli attori nascondevano la propria posizione usando VPN per accedere” all’intelligenza artificiale. “L’operazione – si legge ancora nel rapporto – usava i nostri modelli per perfezionare lunghi articoli e proposte editoriali” sul conflitto tra Washington e Teheran, “generare commenti per i social media e migliorare i rapporti interni. Gli operatori usavano sette firme diverse per proporre gli articoli, perciò abbiamo chiamato la campagna ‘Bogus Bylines’ (Sottotitoli fasulli, ndr)”. Quasi 100 gli articoli pubblicati o ripubblicati con le suddette firme su circa una dozzina di testate online (piccole e medie dimensioni) in tutto il mondo.

Sette finti giornalisti con tanto di bio e profili social
I sette finti giornalisti – Ervin B. Hoskins, Noah Lamington, Sophia Gonzalez, Michael Harrison, Ericka Feusier, Jenny Williams e Alice Johnson – avevano tanto di biografie pubblicate online insieme a diversi profili su varie piattaforme social, che servivano a renderli più credibili. L’identikit del fantomatico reporter era quasi sempre la stessa: occidentale (di solito statunitense, anche se la biografia di Noah Lamington lo collocava in Nuova Zelanda), spesso specializzato in politica internazionale, Medio Oriente, diritti umani o conflitti. “Per una delle identità, Michael Harrison, gli operatori hanno chiesto al modello di scrivere anche la biografia”, sottolinea ancora OpenAi ricordando che a marzo Meta ha smantellato un’operazione di influenza iraniana che utilizzava anch’essa un’identità giornalistica fittizia chiamata Michael Harrison.
"Oltre agli articoli, gli attori malevoli chiedevano a ChatGPT di generare gruppi di commenti in inglese o persiano su temi geopolitici o politici – chiarisce il rapporto sull’indagine dell’azienda tech –. Il loro approccio tipico consisteva nell’inserire il testo o uno screenshot di un post sui social media e chiedere al modello una serie di risposte in linea con il loro orientamento generale. Queste venivano poi pubblicate online, spesso a pochi minuti di distanza l’una dall’altra”. OpenAi sottolinea, tuttavia, che in questo caso l’impatto sugli utenti era più basso rispetto alla pubblicazione dei pezzi creati dai giornalisti fittizi. Ad esempio, “ad agosto 2026 una delle testate online che ospitavano gli articoli aveva quasi 2 milioni di follower su Facebook, quasi 355.000 su X e oltre 544.000 su Instagram”.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 9 ottobre 2026, 15:54








