Windows raccoglie più dati di quanto pensiamo: cosa sapere per proteggere la privacy
Dalle informazioni sul computer alle attività online, il sistema operativo Microsoft trasmette dati diagnostici per migliorare sicurezza e prestazioni. Ma gli utenti possono limitarne la raccolta. Ecco come

Roma, 12 ottobre 2026 – Ogni giorno milioni di persone accendono il computer per lavorare, studiare, navigare su Internet o gestire documenti personali. Pochi, però, si chiedono quali informazioni vengano trasmesse dal proprio dispositivo a Microsoft. A sollevare la questione è un approfondimento pubblicato dal sito tecnologico americano MakeUseOf, secondo cui Windows condivide con l'azienda più dati di quanto molti utenti probabilmente immaginino. Scopriamo di più.
Quali informazioni raccoglie Windows
Iniziamo col dire che il fenomeno riguarda soprattutto la cosiddetta telemetria, un sistema di raccolta automatica delle informazioni utilizzato per individuare problemi tecnici, verificare il funzionamento degli aggiornamenti e migliorare le prestazioni del software. Una pratica diffusa nel settore tecnologico, che solleva tuttavia interrogativi sulla tutela della riservatezza. Microsoft distingue tra dati diagnostici obbligatori e facoltativi. I primi comprendono informazioni sulle caratteristiche del computer, sulla versione del sistema operativo, sulle configurazioni e sugli eventuali problemi di funzionamento. I dati facoltativi possono invece includere informazioni più dettagliate sull'utilizzo delle applicazioni, sulle attività del dispositivo e, in determinate circostanze, sulla navigazione effettuata attraverso i servizi Microsoft.
Un aspetto particolarmente delicato riguarda i rapporti sugli errori: quando un programma si blocca, alcune informazioni tecniche trasmesse per individuare il problema potrebbero contenere accidentalmente frammenti di documenti o dati presenti nella memoria del computer. Questo non significa che Microsoft legga sistematicamente i file personali degli utenti. Significa, però, che la raccolta delle informazioni può essere più articolata di quanto si immagini.
Come limitare la raccolta dei dati
La buona notizia è che gli utenti possono intervenire direttamente sulle impostazioni di Windows 11, riducendo la quantità di informazioni condivise. Il primo passo consiste nell'aprire Impostazioni > Privacy e sicurezza > Diagnostica e feedback e disattivare l'opzione relativa all'invio dei dati diagnostici facoltativi. In questo modo il sistema continuerà a trasmettere le informazioni considerate indispensabili, ma non quelle aggiuntive. Nella stessa schermata è possibile disattivare la funzione che contribuisce a migliorare il riconoscimento della digitazione e della scrittura a mano. Si può inoltre utilizzare il ‘Visualizzatore dati di diagnostica’ per verificare quali informazioni vengono raccolte e richiedere la cancellazione dei dati diagnostici del dispositivo già conservati da Microsoft. Quest'ultima operazione non interrompe però le trasmissioni successive.
Occhio anche alla pubblicità personalizzata
Un altro intervento riguarda la pubblicità. Windows assegna agli utenti un identificativo che può essere utilizzato dalle applicazioni per proporre annunci basati sui loro interessi.
Per disattivarlo bisogna accedere a Impostazioni > Privacy e sicurezza > Consigli e offerte, oppure alla sezione Generale nelle versioni che utilizzano ancora questa denominazione.
Qui si può disabilitare l'ID pubblicità e limitare le offerte personalizzate basate sull'attività del dispositivo. Questo non elimina gli annunci pubblicitari, ma riduce una delle modalità con cui vengono personalizzati. È consigliabile controllare anche le autorizzazioni concesse alle applicazioni per accedere a posizione, microfono e fotocamera.
La privacy resta un diritto
C'è però un limite importante: nelle normali installazioni di Windows non è possibile disattivare completamente la raccolta dei dati diagnostici obbligatori. Microsoft giustifica questa scelta con la necessità di garantire sicurezza, aggiornamenti e affidabilità del sistema. Una motivazione comprensibile, che non elimina tuttavia il problema della trasparenza. La questione non è rinunciare alla tecnologia, ma sapere quali informazioni vengono raccolte, per quali finalità e con quali possibilità di controllo. Perché un computer può essere sempre più intelligente e connesso, ma la privacy di chi lo utilizza deve restare un diritto, non una funzione opzionale nascosta tra le impostazioni.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 ottobre 2026, 14:27





