“Il Papa non ha più segreti. In Prevost conta il suo essere statunitense: vuole fugare qualsiasi bufala”
Giovanni Maria Vian, ex direttore dell’Osservatore romano, e l’annuncio di Papa Leone XIV sul nodulo polmonare: “Gli americani sono abituati ad un rapporto molto serio con il reale e la verità. C’è una propensione alla trasparenza nelle comunicazioni alla quale noi europei non siamo ancora abituati”

Città del Vaticano, 12 ottobre 2026 – Un vero e proprio “fulmine a ciel sereno” che proietta “la comunicazione vaticana Oltreoceano”, giusto il tempo di un Angelus. A detta dello storico del cristianesimo , Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore romano dal 2007 al 2018, sotto i pontificati di Benedetto XVI e Francesco, l’annuncio, da parte dello stesso Prevost, della sua malattia e di un prossimo intervento chirurgico a cui dovrà sottoporsi “acquista una portata unica e innovativa”. Fa cadere “qualsiasi superfluo segreto sulle condizioni di salute del Papa”.
Qualcosa d’inimmaginabile ai tempi di Ratzinger, professore...
“Di sicuro, ma anche solo durante il papato di Bergoglio. I fedeli sapevano all’ultimo minuto che il Papa veniva ricoverato e nulla si diceva di troppo chiaro sulle cause. Bergoglio ha dovuto affrontare problemi di salute particolarmente complessi, ma, a differenza di Prevost che si affida al sapere dei medici, lui voleva curarsi e si curava da solo, purtroppo. Questo gli ha procurato tutta una serie di gravi difficoltà”.

Quanto conta nella comunicazione il fatto che Leone XIV sia statunitense?
“Gli americani sono abituati ad un rapporto molto serio con il reale e la verità. C’è una propensione alla trasparenza nelle comunicazioni alla quale noi europei non siamo ancora abituati”.
Non pensa che dietro questa franchezza ci sia dietro anche una volontà di fugare qualsiasi speculazione?
“Non è da escludere. Direi che possa fare parte di una strategia comunicativa tesa a scongiurare bufale”.
Comunque sembra passata un’eternità dal 1967, quando Paolo VI fu operato in gran segreto alla prostata direttamente nel Palazzo apostolico.
“Si voleva evitare che lasciasse le mura vaticane. Allora non era ammissibile che un Papa fosse ricoverato in ospedale come tutti quanti. Per questo a Montini fu praticata l’anestesia generale in una sala operatoria allestita direttamente in Vaticano”.
Che cosa l’ha colpita dell’annuncio di Leone XIV?
“La serenità con cui ha reso noto la presenza di un nodulo polmonare e la necessità di sottoporsi ad un intervento. È entrato nel dettaglio, specificando anche che si tratta di una lesione individuata in una fase molto iniziale e ben localizzata”.
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Invita ad essere ottimista?
“Sì, possiamo e dobbiamo esserlo ad ascoltare le parole di papa Prevost”.
Ne uscirà depotenziato il papato di Leone XIV?
“No, direi proprio di no, anche per questa sua assoluta trasparenza. Al momento non cambia proprio nulla, poi è chiaro che bisognerà vedere quale sarà il decorso”.

E dire che a tutti appariva in salute...
“Mi pare che porti molto bene i suoi 71 anni. Pratica sport regolarmente e questo fa ben sperare in un regolare andamento dell’intervento. Come tempra è molto simile a Giovanni Paolo II che, anche attentato a parte, ha conosciuto guai ben peggiori”.
L’annuncio giunge in un momento di grande popolarità del Papa dopo il successo della sua visita in Francia e la chiarezza con cui seguita a rispondere all’intemperanze del governo Trump, da ultima la decisione di trasformare un’esecuzione capitale in uno show tv.
“Vero, e in fondo, se ci pensiamo, Leone XIV non sta facendo altro che il Pontefice. Ma sta interpretando il suo ruolo in maniera molto normale e tranquilla, mirando a preservare l’unità e la comunione nella Chiesa”.
Niente corvi attorno al Cupolone?
“No e comunque questo Papa saprebbe come tenerli lontani”.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 ottobre 2026, 06:00









