La ricina non è la risposta ma l’ultimo anello: quel veleno non è arrivato da fuori e l’acqua non cancella le tracce
Omicidio a Pietracatella, le indagini sulle morti di Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara. L’analisi di Anna Vagli

Sette mesi, una casa sotto sigilli e un veleno che non lascia scampo. A Pietracatella, Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara sono morte a poche ore di distanza durante le feste di Natale. Ora quella casa è stata riaperta per cercare non solo la ricina, ma chi l’ha maneggiata. Ci siamo innamorati del veleno e abbiamo smesso di guardare la scena. Da settimane si discute di dosi, di semi, di tossicità, come se il problema fosse capire quanto basta per uccidere.

La ricina, in questa storia, non è la risposta ma solo l’ultimo anello. Perché quel veleno non è arrivato da fuori. È stato fatto da qualche parte, con calma, su un piano d’appoggio. Ecco perché, quando si arriva a smontare i sifoni di un’abitazione, non siamo davanti a un atto di disperazione investigativa. Al contrario, prevale ormai la consapevolezza che l’acqua resta l’unico testimone che non ha una versione da offrire. Le persone si difendono, ricostruiscono, ricordano male con precisione millimetrica. Uno scarico no. Uno scarico trattiene, stupidamente e onestamente, ciò che qualcuno ha voluto far sparire. Dal punto di vista del profiling, però, ciò che qualcuno vuole far sparire dice sempre più di ciò che qualcuno racconta.

A mio parere è esattamente lì che si rompe la lucidità di chiunque abbia fatto una cosa del genere: la freddezza che serve a preparare non è la stessa che serve a ripulire. La prima è progetto. La seconda è paura. Dunque, se preparazione e pulizia sono avvenute dentro quelle mura, non serve inventarsi l’estraneo che entra, lavora, somministra e ripulisce senza che nessuno lo veda.
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Occam non dice che le persone più vicine siano quelle colpevoli. Dice di non moltiplicare le ipotesi senza necessità. Se, a maggior ragione, la somministrazione fosse avvenuta in più fasi, non parleremmo di un metodo più efficace, perché ne esistono di molto più rapidi. Parleremmo di potere amministrato a rate. Restare accanto a chi si sta spegnendo, guardarlo peggiorare, rassicurarlo, magari accompagnarlo dal medico. Reggere quello sguardo e tornare il giorno dopo. Chi agisce così non scappa dalla scena, ci vive dentro.
I laboratori diranno la loro, ed è giusto aspettarli. Ma una cosa è già evidente. Nessuno a Pietracatella ha cercato di uccidere in fretta. Qualcuno, semmai, ha creduto che un getto d’acqua bastasse a cancellare il tempo che c’era voluto.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 30 luglio 2026, 21:48









