Uccise dalla ricina, chi poteva sedersi a tavola? Il veleno restringe il cerchio: in tre sotto la lente
Non è un’arma come un’altra. Serve la fiducia della vittima per avvicinarla. Per questo chi indaga sull’omicidio di mamma e figlia cerca fra parenti e amici

Roma, 5 luglio 2026 – Il giallo di Pietracatella si arricchisce di nuovi tasselli. Mentre gli investigatori continuano a seguire la pista della presunta ricina nella morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, l’inchiesta si concentra sempre di più sulle relazioni, sulle frequentazioni e su quella rete di rapporti che, nei delitti da avvelenamento, spesso vale più di qualsiasi reperto. Perché, in casi come questi, la prima domanda non è chi potesse nutrire un odio tanto profondo da trasformarlo in un movente. La prima domanda è un’altra: chi poteva sedersi alla loro tavola? Ed è proprio qui che il veleno si distingue da qualsiasi altra arma.
C’è infatti un dettaglio ancora più inquietante. Il veleno è l’unica arma che continua a uccidere quando chi l’ha usata è già lontano. Mentre il corpo comincia lentamente a cedere, chi ha somministrato quella sostanza può già essere altrove. Può parlare con qualcuno, fare la spesa, andare al lavoro, persino sedersi accanto alla vittima e chiederle come si senta. È questa la sua ferocia: uccide senza fretta e, soprattutto, senza la necessità che il carnefice resti sulla scena. Per questo l’inchiesta sul delitto di Pietracatella presenta un livello di inquietudine che ha pochi precedenti.
L’ipotesi investigativa della ricina, le analisi affidate ai laboratori tedeschi, le oltre cento persone ascoltate, i rapporti personali passati al setaccio, fino ai dettagli di un viaggio all’estero e di una festa organizzata dopo i funerali, raccontano una sola verità: quando compare il sospetto del veleno, l’indagine smette di cercare soltanto un colpevole e comincia a cercare un rapporto di fiducia. Perché il veleno possiede una caratteristica che nessun’altra arma ha. Ha bisogno che qualcuno gli apra la porta.
Una pistola può essere impugnata anche da uno sconosciuto. Un coltello può colpire nel buio di una strada. Il veleno, invece, deve attraversare la soglia di casa. Deve arrivare fino alla tavola. Deve entrare nel corpo della vittima senza incontrare resistenza. E, per riuscirci, ha bisogno di qualcosa che vale più dell’odio: la fiducia. È proprio questa caratteristica a restringere inevitabilmente il campo.
Nei delitti più complessi bisogna sempre partire dalla regola fondamentale di ogni indagine: il rasoio di Occam. A parità di elementi, dunque, la spiegazione più semplice è quella da privilegiare. Ed è esattamente la direzione che sembrano aver imboccato gli investigatori, i quali avrebbero ristretto il cerchio a tre persone vicine alla famiglia: due donne e un uomo.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 6 luglio 2026, 05:01







