Mps, lo scontro finale. Lovaglio sotto assedio contesta il prezzo di Intesa
Seduta straordinaria del consiglio di amministrazione. Un altro caso Creval. “Il prezzo offerto da Intesa è inferiore a quello mediamente osservato”. Conferma la bontà del piano industriale e della fusione con Mediobanca

Siena, 13 ottobre 2026 – Tenta l’ultima carta, LuigiLovaglio, il banchiere sotto assedio. Al termine di un cda straordinario, Banca Mps ha ribadito l’inadeguatezza del prezzo offerto da Intesa Sanpaolo, “inferiore – recita una nota – a quello mediamente osservato nelle offerte pubbliche volontarie comparabili del settore bancario italiano richiamate dalla banca nel comunicato del 16 luglio 2026, pari a circa il 30% rispetto al prezzo ufficiale precedente l’annuncio”. Non solo, il cda ha confermato anche la validità del suo piano industriale e della fusione con Mediobanca. “Il nostro progetto valorizza l’integrità di Siena e garantisce l’indipendenza di Generali”, ha asserito il consiglio. Nessun rinvio dell’assemblea del 29 ottobre, come da previsioni.
Lovaglio non passa al contrattacco, ma prova a modo suo a tenere in piedi l’argine all’avanzata di Intesa Sanpaolo, che ha già convinto ad aderire alla sua offerta soci che rappresentano più di un terzo del capitale di Siena: Delfin, Benetton, Caltagirone, Enasarco e alcuni investitori minori. Forse spera che succeda come nella battaglia del Fosso di Helm nel Signore degli Anelli, dove gli accerchiati restano in pochi ma resistono fino all’ultimo all’attacco delle truppe di Saruman al Regno di Rohan. E il nemico viene poi colto di sorpresa alle spalle costringendolo ad arrendersi. Solo che Intesa Sanpaolo non è Saruman e le possibilità che l’ad di Siena veda capitolare la banca guidata da Carlo Messina sono davvero esigue, per non dire nulle.
Ma attenzione, nel mondo dei fondi di investimento, c’è chi paragona l’attuale strategia di Lovaglio con quella che mise in atto quando, alla guida del Credito Valtellinese, resistette talmente ostinatamente alla scalata del Crédit Agricole da costringere la banca francese a un cospicuo rilancio sul prezzo dell’offerta (da 10 a 12,5 euro per azione). Gli azionisti dell’istituto valtellinese gli furono grati a lungo. Non è un caso che gli analisti di Kbw, società che svolge anche il ruolo di advisor di Mps, abbiano fatto sapere, mentre il cda era in corso, che Intesa Sanpaolo dovrebbe aumentare la componentecash fino a 2 euro per azione rispetto alla proposta originaria di 1 euro (e già aumentata di 0,25 per azione da Messina).
Insomma, assodata ormai la difficoltà di coinvolgere nel suo piano Banco Bpm (oggi è previsto un cda) e di rendere più allettante il dividendo straordinario mettendo sul piatto l’intera partecipazione di Mps-Mediobanca in Generali, Lovaglio vuol vendere cara la pelle. Proprio com’è successo con Creval. Era il 2020, e Lovaglio quell’operazione se l’appuntò al petto come una medaglia che gli è valsa il reclutamento, nel 2022, come nuovo ad della disastrata banca senese, quella che non voleva nessuno e che Unicredit aveva rifiutato di comprare. La chiamata arrivò direttamente da Daniele Franco, il ministro dell’Economia con Draghi, che ha gettato le basi per il risanamento del Monte con un aumento di capitale in gran parte a spese dello stato. Poco tempo prima, Lovaglio aveva lasciato il Creval, conquistato da francesi, citando Nelson Mandela nella lettera ai dipendenti: “Non c’è passione nel vivere in piccolo, nel progettare una vita che è inferiore alla vita che potresti vivere”. Una massima che deve avere preso alla lettera perché neanche un anno dopo – dopo essere riuscito a rimettere in sesto i conti della banca, complice l’aumento dei tassi di interesse della Bce – Mps ha sferrato l’attacco a Piazzetta Cuccia, facendo capitolare uno dei banchieri più in vista: Alberto Nagel. Così, da scalato (Credito Valtellinese), Lovaglio ha vestito i panni di scalatore (Mps-Mediobanca) e ora è di nuovo sotto scalata, d’Intesa. Non si arrenderà facilmente.
Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 ottobre 2026, 23:32


