Mps, da Delfin impegno con Intesa a non acquistare nuove azioni: i contenuti della lettera tra la holding e Ca’ de Sass
Delfin resta “libera di aderire” ad altre offerte di istituti e istituzioni competitor nel caso in cui si palesassero realmente sul mercato. Banca Generali brilla a Piazza Affari. Rumors di mercato continuano a indicare anche Bpm quale possibile target di Unicredit

Milano, 9 ottobre 2026 – L'asse e l'assist a Intesa Sanpaolo, da parte di Delfin, sono assicurati e messe nero su bianco. Anche se, nel caso dovesse palesarsi, anche all'ultimo secondo, un nuovo, ma al momento inesistente, pretendente per Mps (Unicredit?). Questa mattina, infatti, l'istituto di credito guidato da Carlo Messina e in corsa per conquistare Mps ha pubblicato, con il consenso della holding della famiglia Del Vecchio, la lettera d'impegno della stessa finanziaria lussemburghese in merito all'opas promossa da Ca’ de Sass.
In particolare, Delfin, azionista al 17,6% del Monte si è impegnata nei confronti dell'istituto guidato da Carlo Messina a portare in adesione all'offerta pubblica di acquisto e scambio su Mps, "entro l'ultimo giorno di borsa aperta anteriore alla chiusura del periodo di adesione tutte le azioni di Mps, purché l'offerta non sia dichiarata decaduta o divenga per qualsiasi ragione inefficace. O che, entro la data di adesione da parte di Delfin, non si verifichino circostanze o eventi rilevanti che comportino o possano comportare, anche in prospettiva, effetti sostanzialmente pregiudizievoli sull'offerta o sulla attività o sulla situazione finanziaria, patrimoniale, economica o reddituale o sui corsi azionari dell'emittente o dell'offerente”.
Contestualmente la stessa holding si è impegnata a non effettuare ulteriori acquisti di titoli (o di relativi diritti) di Rocca Salimbeni né di posizioni “lunghe” tra la data di sottoscrizione della lettera di impegno con Intesa Sanpaolo e i sei mesi successivi all'ultima data di pagamento.
Ma c'è un ma. Delfin, come viene messo nero su bianco nel documento pubblicato in mattinata, potrebbe in caso valutare l'adesione ad altre offerte di istituti e istituzioni competitor nel caso in cui si palesassero realmente sul mercato. “Nella lettera di impegno è precisato altresì che, nel caso in cui un terzo” dovesse promuovere “un’offerta concorrente” a quella di Intesa, “Delfin sarà libera di aderire”. Ma “in caso di mancato perfezionamento per qualsiasi motivo dell’offerta concorrente, le azioni Delfin si considereranno automaticamente portate in adesione all’offerta” di Intesa e “Delfin dovrà compiere ogni attività necessaria e opportuna a tal fine”.
Uno scenario davvero futuribile e, soprattutto, puramente ipotetico e che, comunque, porterebbe di fatto a una sola altra opzione di mercato: Unicredit. Ma, come detto, appare davvero una opzione non percorribile tanto più che una banca straniera, nel caso, verrebbe stoppata dall'esercizio del golden power.
Resta il fatto che, ancora una volta, l'istituto guidato da Andrea Orcel richiama l'attenzione dei mercati. Perché come anticipato oggi dal Sole24Ore, in giornata è stato convocato un cda straordinario. Notizia che ha subito acceso il mercato, in particolare Banca Generali, scattata in apertura con un rialzo vicino al 6%. Ma che in giornata possano arrivare altre novità di rilievo e capaci di stravolgere il sistema creditizio non pare sia realmente una possibilità. Perché, come è trapelato nel corso della mattina anche sulle agenzie di stampa e come riferito da fonti finanziarie, al cda odierno in Gae Aulenti si farà il punto della situazione relativa alle operazioni di M&A in corso, in particolare la scalata a Commerzbank e non sono attesi decisioni formali né comunicazioni price sensitive.

Nonostante questo però la stessa Banca Generali brilla a Piazza Affari essendo un dossier di potenziale interesse per il comparto finanziario nonostante un azionista di controllo, le Generali, che ha ben salda la presa sulla società di asset management. Del resto la stessa società è oggetto d'offerta diretta di Mps. E, come si sostiene nelle sale operative, nel caso in cui Intesa dovesse dovesse conquistare Rocca Salimbeni e, quindi, Mediobanca che conserva la quota (13%) strategica nel Leone di Trieste si aprirebbe, nel settore del wealth management e dell'asset management, una nuova stagione di valutazione strategiche. Perché Ca’ de Sass controlla già i big del comparto Eurizon e Fideuram e forse la presenza nel “pacchetto” di Banca Generali potrebbe risultare eccessiva.
In questo scenario, però, rumors di mercato continuano a indicare anche Bpm quale possibile target di Unicredit. Anche l'istituto di credito milanese è al centro dell'offerta di MPS ma il primo azionista Crédit Agricole ha già comunicato la volontà di non procedere ad alcuna adesione (Bpm è azionista del Monte) in quanto semmai interessata a fondere la propria unit bancaria italiana con l'istituto di Piazza Meda. Ma come già emerso in questi ultimi mesi la banca guidata da Orcel – che già in passato è stata bloccata dall'esercizio della golden power da parte del governo nel suo tentativo di conquista di Bpm - potrebbe affiancarsi all'istituto francese.
E quali potrebbero essere altri target di Unicredit? Se si guarda al mercato nazionale – Revolut ha raggiunto i 6 milioni di clienti e sta diventando un player da non trascurare – una opzione potrebbe essere Fineco. La banca digitale, tra i migliori operatori del segmento in assoluto – è di fatto una public company ma è pur sempre vero che è tra il 2016 e il 2019, la banca di Gae Aulenti ha ceduto la sua partecipazione nella digital bank guidata da Alessandro Foti. E tornare oggi a re-investire, a prezzi notevolmente superiori (Fineco capitalizza 13 miliardi) potrebbe essere un azzardo che il mercato non comprenderebbe alla luce del fatto, poi, che il deal tedesco (Commerz) riguarda una banca tradizionale e commerciale.
Infine, c'è chi fa notare che una alternativa per Orcel che non ha più fabbriche prodotto dopo che la gestione bancaria dell'ex ceo Jean Pierre Mustier è stata venduta anche Pioneer oltre alla dismissione della quota in Fineco. E per questa ragione, vista invece la strategicità del settore, Unicredit potrebbe muoversi, in futuro, sulla potenziale preda Anima Sgr a sua volta controllata da Bpm. Un continuo risiko come si vede che coinvolge di fatto gli stessi protagonisti.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 9 ottobre 2026, 13:24


